Caso Yara, Nuzzi: "Dal Dna alle parole della Azzolini, contro Bossetti prove schiaccianti"

Secondo il giornalista e conduttore tv il quadro probatorio è completo, i test genetici sono fondamentali. La vera incognita è la giuria

di Cristiano Sanna   -   Facebook: Il profilo dell'autore

"Sì, era lui. Con Yara". Alma Azzolini, testimone al processo contro Massimo Bossetti per la morte di Yara Gambirasio, racconta agli inquirenti di aver visto il muratore di Mapello in auto con la ragazzina uccisa, riferendosi a fatti risalenti all'estate del 2010. Non ha dubbi, la Azzolini, dice che il particolare degli occhi azzurri chiarissimi di Bossetti, che la fissavano durante il primo incontro con l'uomo nel parcheggio del cimitero di Brembate di Sopra, prima che sulla sua auto risalisse la ragazzina che ne era scesa, è impossibile da dimenticare. Stessi dettagli che tornano nella descrizione di un casuale incontro tra lei e Massimo Bossetti al supermercato. Mentre la difesa dell'unico accusato per la morte di Yara ribatte di poter dimostrare che in nessuna delle circostanze citate dalla Azzolini il proprio assistito si trovava dove descrive la donna, la domanda è: questo elemento può influenzare il verdetto finale della giuria? Ne abbiamo parlato con Gianluigi Nuzzi, giornalista, scrittore, conduttore del programma tv Quarto grado che si è occupato a più riprese del caso.

E' possibile che le parole di Alma Azzolini in aula possano di più dei test del Dna, pure quelli oggetto di discussione?
"Azzolini è l'unica testimone oculare del rapporto tra Yara Gambirasio e Massimo Bossetti. Il problema è che dalla data del presunto avvistamento a quella della deposizione è trascorso parecchio tempo. Ma è notevole che lei dica di averlo incontrato all'interno di un supermercato mentre comprava delle birre, mettendo a verbale il nome di un market che finora non si sapeva fosse frequentato da Bossetti". 

Un nuovo elemento investigativo, dunque. Le telecamere di sicurezza non forniscono prova della presenza di Bossetti in quel market?
"Dopo una settimana quei filmati di solito si cancellano. Sta di fatto che la Azzolini è precisa, i due non si conoscono, dunque non ci sono motivi di astio personale che possano averla spinta ad esporre questi fatti in tribunale. Equiparare la sua testimonianza al valore dei test effettuati sul Dna è però eccessivo. Di questa faccenda sappiamo tutto, manca il movente: perché Bossetti ha ucciso Yara Gambirasio? Per un tentativo di violenza finito male? Se sì, perché nel comportamento di Bossetti non ci sono altri fatti delittuosi? Parliamo di un incensurato".

A proposito delle comparazioni fra Dna nucleare e mitocondriale, la difesa di Bossetti continua ad opporsi al rapporto presentato dai periti.
"Hanno un grande esperto, il professor Capra, che ritiene che una mancata corrispondenza fra i due tipi di Dna sia insuperabile. Se non c'è, non si può condannare una persona. Ma per la Procura la corrispondenza perfetta del Dna nucleare, come vuole la giurisprudenza, è una prova che non si può scalfire".

Questo vuol dire che il caso ha già una soluzione e manca solo la sentenza?
"Bisogna capire come i sei giudici popolari accoglieranno la questione del Dna, così tecnica e complicata. Come la loro emotività verrà influenzata da quanto hanno esposto i periti".

Tornando alla Azzolini?
"Le sue parole sono un sostegno per gli altri elementi: le celle telefoniche, i tessuti trovati sui sedili del furgone di Bossetti compatibili con gli abiti della povera Yara, il Dna, vanno nella stessa direzione. Senza il Dna tutto diventa traballante".

Ma se gli elementi si incastrano tutti nella stessa direzione, cosa manca ancora?
"Immagino che entro due mesi si arrivi alla sentenza, non la voglio anticipare ma la questione è ben nutrita dalle prove".