"Piedi per terra e testa nel cloud": i radio walk show di Urban Experience attraversano Roma tra memoria e tecnologia

Piedi per terra e testa nel cloud di urban experience, video passeggiate sul territorio tra memoria e tecnologia

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Roma, 02.03.2015 (CRT) – Mappare la città offrendo una visione diversa, una palestra di sguardo veicolata però attraverso l’udito e le passeggiate, vere e proprie esplorazioni urbane tra memoria, documenti sonori e utilizzo del cloud. Sono i radio walk show (una risposta ai talk show televisivi) proposti da Urban Experience, un’occasione per rianimare numerosi luoghi storici della Capitale e condividerne le storie, attraversandoli.

Il pubblico dei radio walk show è inteso come uno “Sciame intelligente” che si distanzia dal gregge turistico, passivo e non direttamente coinvolto. Come ci spiega Carlo Infante, di Urban Experience: “Ci piace l’idea di fare una mappa sonora dove le storie vengono scritte dentro le geografie; dove i frammenti di memoria vengono rilevati nel cloud di internet grazie a dei supporti che portiamo mentre passeggiamo, e ascoltiamo punto per punto dei frammenti di memoria. Questo è un grande gioco, Piedi per terra, perché camminiamo, e testa nel cloud, perché rileviamo da internet i segnali che rilanciano la nostra memoria iscritta nel territorio: scrivere le storie nelle geografie”.

Il programma di Piedi per terra e testa nel cloud comprende anche i percorsi di Roma vista dai ciechi. Tra i tanti appuntamenti proposti, le passeggiate hanno intrecciato luoghi e vicende di vita di Torquato Tasso a cui ha dato voce un grande attore teatrale e cinematografico italiano, Roberto Zibetti. Recuperando l’idea rinascimentale dei musici e dei cantori che giravano per corti e luoghi storici, ha inscenato in solo il poema La Gerusalemme liberata.

Roberto Zibetti: “Pio V, papa militare, quale migliore assonanza con un discorso che Tasso ha sempre patito perché sapeva di dover parlare in termini di ossequi ad una corte, per quanto religiosa il papato era pur sempre una corte, e dall’altro sapeva e viveva tutte le contraddizioni e le ipocrisie della corte. Non solo le vedeva ma le pativa moltissimo”.

“A mio avviso quel che lui riusciva a fare di magico è che riesce ad incastonare dentro un discorso postconciliare – quindi forse il momento più rigido da un punto di vista dogmatico – i germi di quello che è la modernità: cioè non un ragionamento asettico sull’eroicità di qualsiasi assunto si voglia trattare ma piuttosto sulla grande complessità delle relazioni umane e dell’animo umano che è soggetto molto al potere e moltissimo al sesso”.

Abbiamo parlato di:

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