"L'altra parte di me", una storia d'amore che vince i pregiudizi

Cristina Obber, giornalista e scrittrice, racconta nel suo ultimo libro il percorso di due adolescenti omosessuali, dalla scoperta di sé alla battaglia per l'accettazione in famiglia

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di Alice Cavicchioli

Padova 14.4.2015 (Alice Cavicchioli) - È ambientata in Veneto, a Bassano del Grappa, la storia d’amore fra due ragazze adolescenti, Francesca e Giulia, raccontata ne “L’altra parte di me” , l’ultimo libro (edito da Piemme) di Cristina Obber, giornalista e scrittrice che nel suo romanzo affronta il tema dell’amore omosessuale, dalla scoperta di sé alla tenerezza del primo incontro fino alla battaglia per l’accettazione da parte della famiglia e del mondo circostante. Tappe che si rifanno alla realtà di tante ragazze lesbiche costrette a lottare contro i pregiudizi di una società impreparata ad accettarle. Abbiamo chiesto all’autrice, che il 12 aprile ha presentato il libro alla libreria Feltrinelli di Padova, cosa ha ispirato il suo racconto.

“Sicuramente – spiega Cristina Obber, già autrice di Non lo faccio più e di Siria mon amour - la consapevolezza che ci fosse bisogno di parlarne e di raccontare una storia positiva è cresciuta lentamente dentro di me lungo tutto il percorso che ho fatto negli ultimi tre anni nelle scuole superiori di tutta Italia parlando di violenza e di relazioni, però la scintilla vera e propria che mi ha fatto iniziare a scrivere è stato un abbraccio fra due ragazze all’università. Avevo due compagne di corso di 22 e 23 anni, negli intervalli erano sempre molto affiatate, si tenevano per mano…insomma sembrava un amore appena sbocciato e un giorno davanti alla macchina del caffè ho chiesto loro da quanto stessero insieme. Mi aspettavo un mese, due mesi, invece loro mi risposero che la storia durava da sette anni. Mi colpì questo amore ancora così fresco, bello e appassionato alle porte di una convivenza che le avrebbe portate a iniziare un percorso di vita insieme”.

Scritto in modo semplice ma coinvolgente, L’altra parte di me è un libro ponte, adatto a parlare alla generazione degli adolescenti quanto a quella dei genitori e degli insegnanti. Il libro, infatti, sta già circolando in molte scuole superiori. “La scuola è sicuramente uno dei luoghi dove si costruisce il futuro, dove si costruiscono le persone di domani, i genitori di domani, gli amici di domani. Purtroppo, oggi c’è qualcuno che crede che nelle scuole di amore omosessuale non si debba parlare e si è inventato addirittura l’espressione "ideologia di gender" che non esiste, mentre nelle scuole parlare di omofobia significa soprattutto parlare d’amore, di rispetto, di libertà, di tutte quelle belle parole che in fondo sono la base della nostra Costituzione ma che abbiamo semplicemente dimenticato”.

Molte le ragazze e le donne che stanno scrivendo all’autrice dopo aver letto il suo libro. Testimonianze di percorsi difficili e dolorosi come quello che l’autrice ha riportato sulla propria bacheca Facebook in forma anonima: “Nella mia vita personale le cose sono andate in maniera molto simile alla tua storia. Ho avuto, però una madre che non ha mai accettato il mio modo di essere diversa dalle altre bambine/ragazze/donne e non ho avuto mai il calore che deriva dal sentirsi dire quel "va tutto bene, è tutto a posto" che tu scrivi nel tuo libro. Quante volte l'avrei voluto sentire, e ancora oggi quella frase manca in tutti i giorni della mia vita ". “Se voi mi accettate, mi accetterà il mondo" non è una sensazione che fa parte di me...e quanta tristezza comporta. L'importanza del tuo libro è forse più grande di quella che tu stessa credi perché ogni frase è parte di noi che ogni giorno viviamo tra gli affetti più cari che non ci accettano cercando di diventare degne di quell'amore incondizionato che a me non è arrivato mai. Le tue parole e la tua storia dovrebbero arrivare a tutti i ragazzi di oggi che saranno i genitori di domani perché un figlio ha il diritto di sentirsi protetto dai propri genitori per poter essere padrone della propria vita".

Abbiamo parlato di:

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