Festival della Complessità: alla scoperta di infiniti punti di vista

Organizzata da sei anni in oltre 40 città italiane, arriva anche a Parma la rassegna diffusa e a chilometro zero per parlare di svariati temi in nome dell'inclusione e della scoperta di diversi punti di vista

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di Beppe Facchini

Parma, 17.06.2015 (Beppe Facchini) - Affrontare diversi argomenti, dalla politica all’economia, dalla psicologia alle relazioni umane, attraverso un minimo comune denominatore. Quale? Quello al centro del Festival della Complessità, iniziativa giunta alla sesta edizione in oltre 40 città italiane. Più una, a partire da quest’anno. Grazie alla sinergia tra diverse realtà del territorio, come Cooperativa Gruppo Scuola e Coinetica, coordinate dalla SIPRe, Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione, è infatti finalmente arrivata anche a Parma una rassegna organizzata a livello nazionale dall’associazione Dedalo 97.

Parlare di complessità vuol dire affrontare la quotidianità consapevoli che non esiste mai un punto di vista uguale per tutti, che la diversità significa ricchezza, crescita. Ecco perché durante tre giornate di giugno, il Festival della Complessità di Parma, diffuso e a chilometro zero, come ricordato nella locandina ufficiale, ha visto la partecipazione di diversi esperti e interlocutori in grado di parlare a 360 gradi di svariati argomenti.

La prima giornata, ad esempio, aveva il titolo “La semplicità della complessità” , con Sergio Manghi, sociologo dell’Università di Parma, che ha discusso con lo psicologo Nicola Artico e con i psicoterapeuti Fabio Vanni (tra l’altro direttore della SIPRe) e Antonio Restori, direttore dell’Istituto di Psicoterapia Sistemica Integrata, sul tema dell’inclusione. Perché è necessario pensare complesso? Perché l’inclusione del terzo rende cogente il tema della fraternità? “Viviamo nel tempo dell’incertezza più radicale e questo ci impone di apprendere modi di pensare diversi - ha detto Manghi -. Modi di pensare che sappiano tener conto contemporaneamente di più punti di vista e soprattutto di fare molta attenzione a non escludere nessuno di questi dal nostro sguardo. Farlo vorrebbe dire tornare ad un pensiero della semplicità. Complessità, invece, è tutt’uno col pensiero della fraternità e dell’inclusione”.

Nei giorni successivi alla “prima” del festival, il 4 giugno, si è poi tenuto un laboratorio di coding coi più giovani, mentre l’evento conclusivo, a La Feltrinelli di via Farini, ha visto confrontarsi attorno a una tavola rotonda i cinque direttori delle altrettante scuole di specializzazione di psicoterapia della città. Capire che più punti di vista rappresentano un valore aggiunto al fianco di chi ne ha bisogno è stato il messaggio emerso dal dibattito anche in questo caso. Dibattito preceduto, nella stessa giornata di venerdì 12, da altri due, con annesse presentazioni di volumi.

Nel primo pomeriggio, con Vincenza Pellegrino, ricercatrice dell’Università di Parma, dove insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Politiche sociali, attraverso l’incontro “Sguardi incrociati: contesti postcoloniali e soggettività femminili in transizione”, si è raccontata l’esperienza di un omonimo progetto, dal quale è poi nato un libro, legato col tema dell’emancipazione femminile in diverse culture. Sguardi incrociati, durato un anno e mezzo, è stato “un confronto tra donne di origini diverse che si sono interrogate, guardandosi l’una negli occhi dell’altra, su cosa sia l’emancipazione femminile” ha spiegato la Pellegrino.

Sempre il 12 giugno, c’è stato anche un altro dibattito, “Le ferite della genitorialità”, con ancora Vanni, Fabio Monguzzi, autore di un libro con lo stesso nome del convegno, la psicologa Marina Everri, Simona Montali, specialista in psicoterapia dell'età evolutiva, e Andrea Torsello del Dipartimento di Salute mentale.

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