
BEIRUT - Esattamente cinque mesi dopo le elezioni legislative libanesi, sembra ormai raggiunto l'accordo per la formazione del ''governo di unita' nazionale'', dopo che nella notte l'opposizione, guidata dal movimento sciita filo iraniano Hezbollah, ha confermato l'intesa raggiunta con la maggioranza, capeggiata dal premier incaricato Saad Hariri vicino all'Arabia Saudita. L'annuncio dell'opposizione e' arrivato al termine di una riunione tra i principali leader del fronte guidato da Hezbollah e nel quale figurano, tra gli altri, l'inamovibile presidente sciita del Parlamento Nabih Berri vicino alla Siria, e l'ex generale maronita Michel Aoun, leader cristiano alleato del movimento armato anti-israeliano. Secondo il comunicato diffuso al termine della riunione, i leader dell'opposizione ''si sono detti favorevoli alla formazione del governo di unita' nazionale secondo gli accordi raggiunti durante i negoziati'', condotti dal trentanovenne Hariri, figlio ed erede politico dell'ex premier Rafik, ucciso a Beirut nel 2005, in un attentato da piu' parti attribuito alla Siria. Damasco ha pero' sempre respinto ogni accusa. Ora si attende soltanto che l'accordo sia reso ufficiale e che Hariri salga al palazzo presidenziale di Baabda per presentare la lista dei ministri, sulla cui nomina e ripartizione si sono concentrati, nei mesi scorsi, i principali nodi del contendere tra i due schieramenti rivali. Dopo le elezioni del 7 giugno scorso, vinte dalla maggioranza con un margine di undici seggi (su 128 totali), l'unico accordo raggiunto da settimane era quello sul numero di dicasteri del nuovo esecutivo. Trenta poltrone da dividere secondo la condivisa formula 'calcistica' del ''15-10-5'': quindici ministeri alla maggioranza, dieci all'opposizione e cinque ''imparziali'' nominati dal presidente Michel Suleiman. I giornali di Beirut riportano stamani che due degli 'uomini del presidente' saranno presumibilmente responsabili della difesa e degli interni: posti chiave che ''non devono cadere in mano di nessuno dei due fronti'', almeno secondo il principio rinnovato negli accordi interlibanesi di Doha nel 2008, quando si era messo formalmente fine allo scontro iniziato quattro anni prima e che aveva portato il Libano sull'orlo di una nuova guerra civile. Dopo un estenuante braccio di ferro durato per settimane, l'opposizione sarebbe quindi riuscita a ottenere gli strategici dicasteri delle telecomunicazioni (Aoun), dell'energia (Aoun), degli esteri (Berri), della sanita' (Berri), ma anche dell'industria (Aoun), del turismo (Aoun), della gioventu' e sport (Berri). In particolare, Hezbollah si sarebbe assicurato l'agricoltura e e le riforme amministrative. Alla maggioranza rimarrebbero, tra gli altri, gli affari sociali, il lavoro, le finanze, l'educazione, l'economia, l'informazione, la cultura, la giustizia.(ANSA)
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