Turchia verso elezioni, allarme economia per Erdogan

Turchia verso elezioni, allarme economia per Erdogan
di Askanews

Istanbul, 13 giu. (askanews) - Il terremoto dell'economia turca generato nelle scorse settimane dal crollo inarrestabile della lira turca di fronte al dollaro non sembra attutirsi. La settimana scorsa la Banca Centrale ha deciso di aumentare i tassi di interesse al 17,5%, nonostante le forti resistenze del presidente Recep Tayyip Erdogan, creando una momentanea distensione. La banca ha aumentato di 4,25 punti percentuali i tassi nell'arco di un solo mese, sorprendendo molti analisti che lo hanno interpretato come segnale di una minore interferenza politica - sempre più temuta - nelle politiche monetarie del Paese da parte del presidente turco.Ma mentre Ankara si prepara al doppio appuntamento elettorale del 24 giugno - anticipato da Erdogan di 15 mesi - l'economia turca continua a dare segnali di allarme. La lira ha perso nell'inizio dell' anno circa il 16% di valore rispetto al dollaro e non sembra riuscire a riprendersi. L'inflazione è al 12,5%, mentre il deficit delle partite correnti - il "male" dell'economia turca per eccellenza - continua a crescere in maniera esponenziale, passando da 8,4 miliardi di dollari del primo quadrimestre 2017 a 16,4 miliardi di dollari in quello del 2018. Un altro punto debole dell'economia turca è la dipendenza dagli investimenti esteri, la cui riduzione dipende dalla perdita di fiducia degli investitori per il contesto politico turco.Gli esperti sottolineano che le società turche avranno grandi difficoltà a pagare i debiti contratti all'estero a causa della svalutazione della lira. Allo stesso tempo, in seguito alla decisione della Banca centrale, anche i costi dei crediti in lire turche saranno molto più alti, come gli stessi costi di produzione, che risultano essere aumentati del 20-30%. Il professor Hayri Kozanoglu, in un'intervista alla Deutsche Welle turca, sottolinea che i debiti in valuta estera delle compagnie private turche ammontano a circa 223 miliardi di dollari, da rendere per metà a banche nazionali e per l'altra metà a creditori esteri. La Oger Telecom - azionista di maggioranza della Turk Telekom - la Yildiz Holding e la Dogus, tra i principali gruppi societari turchi, hanno già chiesto la ristrutturazione dei propri debiti. Secondo gli esperti questa situazione potrebbe portare - assieme alla riduzione della dimensione delle compagnie - alla perdita di lavoro per numerose persone.Per contro, il governo turco si vanta della crescita del 7,4% registrata nel 2017. "Anche il 2018 è partito alla grande e nonostante gli attacchi economici e gli inganni continueremo a crescere su solide macro-basi", ha scritto lunedì scorso in un tweet Erdogan. Ma diversi economisti sottolineano che una tale crescita non è sostenibile. "Perché va di pari passo con un deficit del 7% delle partite correnti e un'inflazione che supera gli obiettivi prospettati di 7 punti percentuali", commenta l'economista Ugur Gurses su Hurriyet. A ciò va aggiunta la limitata sofisticazione nelle produzioni domestiche, e il fatto che la maggior parte delle esportazioni riguardano prodotti agricoli e manifatturieri a medio e basso contenuto tecnologico, a fronte di un vasto consumo interno che si basa su beni di importazione. "Nel 2017 il tasso delle partite correnti era pari al 4,76% del pil, mentre nel 2018 è salito al 7,87%", aggiunge sempre Gurses. "La Turchia crede che la crescita avuta durante il periodo di liquidità abbondante e a buon costo sia uno stato di benessere prodotto da sé. Ma ora che questa liquidità sta diminuendo arranca pesantemente".Secondo un sondaggio realizzato a maggio dalla società Metropoll il 51,5% della popolazione turca ritiene che il problema più grande del paese sia proprio l'economia. Resta solo da vedere come questa percezione si tradurrà in sede elettorale.