[L’analisi] Trump, il grande bluff che ha conquistato l’America. Lo sconcerto e il terrore dietro la vittoria

Tanto diffusa era la convinzione di non vincere, racconta Wolff nel suo libro, che alcuni membri dello staff, come il generale Mike Flinn, futuro consigliere per la Sicurezza Nazionale feroce critico della Cia, non si fece scrupolo di accettare 45 mila dollari dai russi per tenere uno speech in piena campagna elettorale. A chi gli poneva un dubbio di opportunità, il generale rispondeva: "Beh, sarebbe un problema solo in caso di vittoria"

[L’analisi] Trump, il grande bluff che ha conquistato l’America. Lo sconcerto e il terrore dietro la vittoria

Fire and Fury, il best-seller campione di vendite scritto dal giornalista insider della Casa Bianca Michael Wolff che descrive senza sconti retroscena e protagonisti della campagna presidenziale americana del 2016 sarà presentato in questi giorni in Italia col titolo Fuoco e Furia. Dentro la Casa Bianca di Trump. Feroce, crudo, destabilizzante, il libro che è costato a Steve Bannon l’allontanamento dal board della testata ultraconservatrice Breitbart News dopo il licenziamento dallo staff presidenziale, ha avuto negli Stati Uniti una potenza deflagrante simile, se non superiore a quella del “Pig Gate” della controversa serie Black Mirror, in cui nella fantasia degli autori veniva messo in scena uno scabroso “rapporto improprio” del primo ministro inglese costretto per la ragion di stato a conoscere biblicamente un maiale. Fuor di metafora, Wolff descrive nel suo libro non soltanto il gigantesco “rapporto improprio” fra rappresentanti russi e membri dello staff del Presidente durante la campagna elettorale, ma tratteggia, con dovizia di particolari il clima, i ruoli e i caratteri di tutti i protagonisti della vicenda, restituendo al lettore una straordinaria testimonianza storica di quello che per tutti, dopo la definizione che ne ha dato Wolff, è diventato un “presidente per caso”.

Trump e i suoi in realtà non pensavano di vincere

Si perché stando alle indiscrezioni raccolte dal saggista e reporter americano, Trump e i suoi in realtà non pensavano minimamente di vincere la competizione elettorale nel novembre 2016. Insomma, per Trump si sarebbe trattato niente più che di un bluff da cui tirarsi fuori senza tanti problemi all’indomani del voto. Ma come è stata possibile tanta superficialità? “Lui avrebbe vinto perdendo. Il suo obiettivo era quello di diventare l’uomo più famoso al mondo, il martire della corrotta Hillary Clinton”. L’adorata figlia Ivanka ed il genero Jared Kushner sarebbero divenuti “ambasciatori del marchio Trump”, Bannon si sarebbe stabilmente insediato alla testa del Tea Party, Melania Trump avrebbe potuto tornare al suo shopping e ai suoi set di allenamento in palestra. Tanto diffusa era la convinzione di non vincere, racconta Wolff nel suo libro, che alcuni membri dello staff, come il generale Mike Flinn, futuro consigliere per la Sicurezza Nazionale feroce critico della Cia, non si fece scrupolo di accettare 45 mila dollari dai russi per tenere uno speech in piena campagna elettorale. A chi gli poneva un dubbio di opportunità, il generale rispondeva: “Beh, sarebbe un problema solo in caso di vittoria”. Tanta era la certezza di partecipare ad una competizione “a ribasso” che il futuro presidente non si preoccupò nemmeno per tempo di prevedere il tradizionale avvicendamento della squadra di governo. La totale refrattarietà al ruolo presidenziale viene confermata da uno dei consiglieri di Trump, Sam Numberg, che racconta di come, mentre tentava di spiegare i rudimenti della Costituzione americana al futuro inquilino della Casa Bianca, questi mostrasse evidenti segni di disinteresse.

"Trump passò dallo sconcerto al terrore"

Salvo poi veder avverato l’imprevisto più bizzarro: la vittoria netta contro i democratici nel novembre del 2016. “Nel giro di un’ora, sotto gli occhi divertiti di Bannon, Trump passò dallo sconcerto al terrore”, ma si riprese presto fino a convincersi infine di aver meritato la vittoria. Convinzione sempre meno condivisa, con l’andare del tempo, dal suo stesso staff: il libro di Wolff infatti mette in luce con incredibile vivacità le contraddizioni del Presidente, i comportamenti confusionari e caotici tra gli alti funzionari della Casa Bianca e i commenti sprezzanti sulla famiglia Trump dello stesso ex stratega e consigliere Steve Bannon, il quale ritiene che la presidenza Trump abbia davanti a te 3 possibili scenari, suddivisi in parti uguali nel campo delle propabilità: impeachment, ricorso al 25mo emendamento (quello che prevede i casi di incapacità di intendere e di volere), o galleggiamento fino a fine mandato. Trump inoltre è raffigurato e dipinto nel libro come tenuto in bassa considerazione dai membri del suo staff della Casa Bianca, che porta Wolff a dichiarare che “il 100% delle persone intorno a lui» crede che Trump non sia adatto per il ruolo da presidente”.

Record di vendite per Fire and Fury 

Alla sua prima uscita, Fire and Fury ha totalizzato da subito il record di vendite. È diventato il libro numero uno come cartaceo, e-book e audiolibro su Amazon.com e su Apple iBooks Store dopo che alcuni estratti sono stati pubblicati il 3 gennaio. Il 4 gennaio un avvocato di Trump ha inviato lettere di diffida all'autore e l'editore avvertendoli della possibilità di azioni legali qualora avessero proceduto con la pubblicazione del libro. Invece l'editore Henry Holt and Company, che ha edito il libro, ha anticipato la data di pubblicazione dal 9 gennaio al 5 gennaio.