[L’analisi] Prima gli italiani, ma non Giulio Regeni. L’ora del dilettante Salvini

Il caso Regeni non è un affare privato come lui va dicendo e ci vuol poco a dimostrarlo. C’è da chiedersi se in questo governo di coalizione Salvini non ritenga di essere allo stesso tempo anche il primo ministro e quello degli Esteri, oltre che degli Interni

giulio regeni
Giulio Regeni

L’Italia non è proprietà privata di un ministro: avere vinto le elezioni non vuole dire che Salvini ha vinto alla ruota della fortuna in tv prendendosi un intero Paese: non ha ottenuto neppure il primo premio ma rappresenta il terzo partito, inoltre per andare al governo si è messo d’accordo con una formazione concorrente, i Cinquestelle, abbandonando la coalizione di centrodestra con la quale si era presentato alle urne. Può decidere ma nel suo ambito, per le cariche che gli competono, in una democrazia parlamentare e in accordo con il governo. Altrimenti esce fuori dal dettato costituzionale. Il caso Regeni non è un affare privato come lui va dicendo e ci vuol poco a dimostrarlo.

1) Esiste, in primo luogo, una questione di metodo e di sostanza. C’è da chiedersi se in questo governo di coalizione Salvini non ritenga di essere allo stesso tempo anche il primo ministro e quello degli Esteri, oltre che degli Interni: il governo italiano rischia di diventare una sorta di burletta dove un esponente esprime la sua opinione che poi diventa quella di tutti. E’ un fatto assai grave perché c’è un presidente del Consiglio che deve intervenire e far sentire la sua voce se non vuole essere ridotto a un ectoplasma. E’ già accaduto con il caso Aquarius ma se continua così questo esecutivo e il suo presunto capo non avranno nessuna credibilità. Salvini è un ministro, non può esprimere opinioni personali ma la linea di un governo.

2) Seguendo il ragionamento di Salvini sul caso Regeni si può arrivare a conclusioni assurde e che nessun cittadino di questo Paese vorrebbe. In pratica chi ha un passaporto italiano e si trova nei guai all’estero non trova più nessuna protezione nello stato italiano. In poche parole dobbiamo sapere, sempre seguendo il ragionamento di Salvini, che un italiano  all’estero _ un lavoratore, un turista, un viaggiatore, uno studente _ non può contare sulla rete diplomatica e consolare italiana nel caso che i suoi diritti venissero negati. Si tratta di una presa di posizione molto pericolosa. Se lo stato italiano è intervenuto nel caso Regeni è proprio per difendere la nostra presenza italiana all’estero, la nostra collocazione in una democrazia e in uno stato di diritto. Salvini è un ministro dello Stato non il conduttore di una drogheria. Suvvia queste sono posizioni da bar sport non da uomo di Stato.

3) Sul caso Regeni in passato Salvini si era espresso in maniera diametralmente opposta, ma questo non è grave: siamo abituati alle giravolte dei politici italiani. Il problema è che quando tu governi un Paese non puoi assumere posizioni completamente diverse dagli esecutivi precedenti e se lo fai devi valutarne attentamente le conseguenze: cancellare del tutto quello che è stato fatto prima significa ridicolizzare l’attività degli esecutivi precedenti, delle istituzioni e della magistratura italiana. Non accrescere il tuo prestigio. Questo non vuol dire essere un politico “nuovo” e assumere maggiore rilevanza ma essere nuovi del mestiere.

4) Relegando il caso Regeni a un fatto privato non significa avere automaticamente migliori rapporti con l’Egitto. Significa invece privarsi di un’arma di negoziazione per riavviare relazioni vantaggiose con Il Cairo. Nei rapporti bilaterali di uno Stato non si rinuncia a un contenzioso di qualunque tipo, anche vecchissimo, se non con qualche contropartita. In sintesi Salvini regala un asso da giocare al generale Al Sisi. Questa è una regola elementare nel condurre le trattative di politica estera: gli Stati negoziano, non svendono. Quindi se Salvini fosse anche convinto che il caso Regeni è un fatto privato, proprio per il pregresso che c’è stato nelle relazioni bilaterali in questi anni, commette un errore tattico, da dilettante.