Salvini poteva chiudere i porti all'Aquarius? I dubbi dell'esperta di Diritto Internazionale

Il parere di Angela Del Vecchio, docente di Diritto Internazionale alla Luiss, in una intervista su La Stampa. C'è il rischio di violazione di norme precise

Migranti sulla nave Aquarius
Migranti sulla nave Aquarius
TiscaliNews

La vicenda della nave Aquarius ha lasciato aperte molte questioni sul comportamento del nuovo governo italiano. Si è comportato in linea con la normativa internazionale, oppure ne ha varcato i confini? Per cercare dei parametri d’orientamento può essere interessante soffermarsi sui criteri del Diritto Internazionale che regolano la materia. Ne dà un sunto molto utile per farsene un’idea Angela Del Vecchio, docente di Diritto Internazionale alla Luiss, in una intervista di Marco Bresolin su La Stampa.

Il rischio violazione

A suo avviso c’è il rischio di una violazione del diritto internazionale nell’impedimento alla Aquarius di entrare nei porti italiani. Questo perché il Imrcc (Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo) ha preso il comando delle operazioni, dopo aver risposto alla richiesta di soccorso.

In quel caso, per la normativa internazionale, scatta la responsabilità giuridica. Da considerare inoltre – secondo l’esperta – che i 400 migranti presi a bordo della nave non erano stati salvati dalle Organizzazioni non governative, ma erano stati presi a bordo da nostre motovedette della Guardia costiera.

L'Aquarius

Le norme internazionali

In proposito esistono una serie di norme di diritto internazionale, non della Ue dunque, stabilite a regolamentazione dell’assistenza e delle responsabilità. La professoressa Del Vecchio cita la Convenzione di Amburgo e quella delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, in base alle quali avendo risposto al SOS l’Italia ha assunto la responsabilità dell’operazione.

Italia e Malta

L’intervistatore chiede poi se poteva essere disposto, nel caso, l’attracco a Malta. A questo proposito i maltesi sostengono che gli interventi di salvataggio sono avvenuti nella zona Sar (Ricerca e Soccorso) libica, di fatto gestita dal nostro Paese. L’Italia parla invece di operazioni avvenute nella Sar di Malta. Una disputa resa più complessa dal fatto che le zone di Ricerca e soccorso di Malta e Italia spesso si sovrappongono.

In teoria dunque la responsabilità maltese a ricevere i migranti dovrebbe scattare se l’evento si verifica nella zona dell’Isola. Ma – precisa la docente della Luiss – esiste una prassi frutto di accordi bilaterali per cui talvolta il nostro Paese, nonostante si tratti della Sar di quel paese,  interviene in aiuto di Malta, trattandosi di una realtà piccola con mezzi limitati. Per altro si può anche ipotizzare il venir meno di questa prassi, ma qualora Malta comunicasse di non avere le capacità per assicurare soccorsi validi la responsabilità ricadrebbe su chi sta coordinando l’operazione, in pratica, nel caso in questione, l’Italia.