[L’analisi] Non c’era nessun complotto ebraico ma un complotto dell’ignoranza che fa danni ancora oggi

Le assurde parole di Abu Mazen che offendono anche l’Italia. Le sue dichiarazioni sull’Olocausto, se sono quelle rese note dai media, sono anti-storiche

Abu Mazen
Abu Mazen

E’ forse arrivato per Abu Mazen il momento di ritirarsi, un evento che potrebbe essere prossimo, sperando che dopo venga qualcuno migliore di lui. Le sue dichiarazioni sull’Olocausto, se sono quelle rese note dai media, sono anti-storiche e molto offensive anche per noi italiani, ebrei e non ebrei, in particolare pochi giorni dopo le celebrazioni del 25 aprile e della Resistenza.

Non si aiuta così la causa palestinese, anzi la si svilisce, ripete vecchi cliché dell’antisemitismo e una versione della storia completamente distorta. Vale la pena ricordare in questo momento la figura di Eugenio Colorni. Eugenio Colorni, ebreo, socialista, fu autore con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, confinati Ventotene, del Manifesto per un’Europa libera e unita. 

L'8 settembre del 1938, all’inizio della campagna razziale promossa dal regime, Colorni fu arrestato dall'Ovra a Trieste, in quanto ebreo ed anti-fascista militante, venendo rinchiuso nel carcere di Varese. I giornali allora pubblicarono la notizia con gran risalto, sottolineando che Colorni “di razza ebraica, manteneva rapporti di natura politica con altri ebrei residenti in Italia e all'estero”.

In questa campagna giornalistica contro di lui si distinsero, con articoli di particolare livore anti-semita, Il Piccolo di Trieste ed il Corriere della Sera. La sottolineatura sul “complotto ebraico” serviva a giustificare la legislazione anti-semita appena varata in Italia dal regime fascista, per potersi così allineare alla linea politica seguita dagli alleati nazisti. 

Non c’era nessun complotto ebraico ma un complotto dell’ignoranza che fa danni ancora oggi. Colorni fu ucciso a 35 anni dai fascisti della banda Koch il 28 maggio 1944. Mi dicono che in via Livorno a Roma, luogo dove Colorni venne ferito a morte, vennero poste tre lapidi in suo ricordo, che furono distrutte da atti vandalici.

Delle tre lapidi esistenti, una del 1982 messa dal Comune di Roma è semilleggibile perché scurita dal tempo, un'altra, del 1978 del partito socialista, è spaccata in due e un'ultima, del 2004, contiene persino un errore. Ecco come viene trattata la memoria nel nostro Paese, giusto per non sentirsi tanto migliori di altri.