[L’analisi] L’Italia fuori dall’Europa che conta. Il piano di Macron contro i governi populisti

Il progetto a cui punta il presidente francese è una Ue a due velocità, incarnato dalla teoria della “Kernel Europa,” ovvero di un’Europa a cerchi concentrici, comprendente un “nucleo duro” di paesi allineati sul fronte economico e su quello dell’integrazione –Francia, Germania, paesi del Benelux-, ed un secondo cerchio di paesi a rischio di ritardo- fra cui anche l’Italia- per i quali dovrebbe valutarsi l’uscita dall’Unione Economica e Monetaria al fine di non rallentare il processo di coesione

Emmanuel Macron
Emmanuel Macron

Quale futuro attende l’Europa nell’approssimarsi delle scadenze che dovranno ridisegnare l’architrave della casa comune a partire dal mese di giugno? In che modo il vento populista che ha iniziato a soffiare prepotente dall’Inghilterra all’Ungheria fino ad arrivare alle recenti elezioni italiane, potrà influire sul rafforzamento della coesione europea? Il nostro paese riuscirà a ritagliarsi un ruolo nel tavolo delle riforme sempre più dominato dalla dialettica franco-tedesca? Sono gli interrogativi che, ancor prima del discorso di Aquisgrana del Presidente Macron, si  è posto il dominus della  Bce Mario Draghi in occasione dell’incontro sullo State of the Union a Firenze,  quando ha ricordato che “l’Eurozona ha bisogno di una maggiore capacità di bilancio, in modo da avere meccanismi di condivisione dei rischi che ne rafforzino la stabilità economica”.

Braccio di ferro Parigi-Berlino

Un messaggio che Draghi ha lanciato a breve distanza dal Consiglio Europeo di giugno in cui i leader dei 27 paesi discuteranno la road map delle riforme europee, fra cui il progetto di Unione bancaria in vista del rafforzamento dell’eurozona che vede da un lato la Francia schierata a favore di un bilancio e di un ministro delle finanze comuni, dall’altro lato la Germania, che non intende abdicare alla sovranità finanziaria che garantisce il surplus annuale tedesco, preferendo  spingere verso la trasformazione del fondo Salva-Stati in una sorta di Fmi europeo . Sullo sfondo, il vecchio progetto dell’Unione a due velocità, incarnato dalla teoria della “Kernel Europa,” ovvero di un’Europa a cerchi concentrici, comprendente un “nucleo duro” di paesi allineati sul fronte economico e su quello dell’integrazione –Francia, Germania, paesi del Benelux-, ed un secondo cerchio di paesi a rischio di ritardo- fra cui anche l’Italia- per i quali dovrebbe valutarsi l’uscita dall’Unione Economica e Monetaria al fine di non rallentare il processo di coesione.

L'idea del "falco" Schauble

Questo progetto- teorizzato nel 1994 dall’allora presidente del gruppo parlamentare della CDU/CSU Wolfgang Schäuble che insieme a Karl Lamers lo mise nero su bianco in un documento dal titolo “Riflessioni sulla politica europea”, è stato ripreso quasi specularmente dal presidente francese Macron durante il suo discorso alla Sorbona nel settembre dell’anno scorso. Un percorso di “avanguardia” di “differenziazione” verso il rafforzamento di un nucleo europeo che esclude, appunto, l’Italia  dal gruppo di testa delle nazioni dell’eurozona. Ancor più adesso che il progetto della casa comune europea è minacciato dagli “egoismi” e dai nazionalismi che risalgono dalle periferie dell’Unione, dove più forte è la sperequazione ed il disagio sociale. “L’Europa”, ha sottolineato Macron pochi giorni fa ad Aquisgrana “è la più geniale invenzione politico-istituzionale del secolo”. Che ora è messa in discussione dal “populismo”, che rischia di andare al governo anche in Italia.

L'Europa dei popoli, questa scomparsa

Non un tentativo di analisi, da parte del presidente francese, sulle cause  di un fenomeno fino a pochi anni fa inimmaginabile nel nostro paese,  fra i fondatori dell’Unione e fra i più europeisti del continente. L’ordoliberismo della Kernel Europa, infatti, mal si attaglia a quell’aspirazione solidale che è alla base dell’idea di Europa propugnata dai padri fondatori come Altiero Spinelli. Ma tant’è. L’Europa dei popoli non sarà in agenda al prossimo vertice europeo di giugno, né probabilmente sarà il tema portante delle prossime elezioni europee nel 2019.