[L'analisi] La svolta storica: dopo tre milioni di morti e un mare di sangue le due Coree faranno nascere un nuovo Oriente

Il passo compiuto sul 38° parallelo tra i due leader ha un significato denso di interrogativi tra i quali quello più sconvolgente nei rapporti di forza a Est è la possibilità di una futura riunificazione tra le due Coree che darebbe vita a una superpotenza regionale, militare ed economica. Tra le due Coree non esiste un trattato di pace. E se Kim accetterà di discutere con Moon la prospettiva di sostituire l’armistizio con un trattato di pace avremo la svolta

[L'analisi] La svolta storica: dopo tre milioni di morti e un mare di sangue le due Coree faranno nascere un nuovo Oriente

Come può nascere un nuovo Oriente? Per comprendere la svolta epocale tra i leader della Corea del Nord Kim Jong-un e il presidente del Sud, Moon Jae-in, bisogna a fare un passo indietro, oltre 65 anni fa nel pieno della guerra fredda: è da lì che può ripartire una nuova storia destinata a cambiare gli equilibri in Oriente e nel Pacifico, in vista del preannunciato incontro di Trump con Kim. Perché le due Coree non possono discutere davvero il loro destino e anche il loro futuro senza gli Stati Uniti. E neppure senza l’approvazione Cina che in questa vicenda è coinvolta fino al collo. Il passo compiuto sul 38° parallelo tra i due leader ha un significato denso di interrogativi tra i quali quello più sconvolgente nei rapporti di forza a Est è la possibilità di una futura riunificazione tra le due Coree che darebbe vita a una superpotenza regionale, militare ed economica.

Tra le due Coree non esiste un trattato di pace. E se Kim accetterà di discutere con Moon la prospettiva di sostituire l’armistizio con un trattato di pace avremo la svolta. Le due parti, finora, non si sono mai neppure riconosciute. La Corea del Nord si riferisce a se stessa come Repubblica Democratica di Corea ma chiama la Repubblica di Corea semplicemente Corea del Sud. Pyongyang in passato ha mostrato di non volere il Sud come interlocutore per un eventuale trattato di pace. La scusa formale è che l’armistizio fu firmato tra il Comando delle Nazioni Unite a guida americana, la Corea del Nord e il Corpo dei (cosiddetti) volontari cinesi. L’uomo-forte del Sud di allora, Syngman Rhee, rifiutò di far firmare l’armistizio al suo generale comandante, in quanto voleva che la guerra contro comunisti continuasse a oltranza per non accettare la divisione del Paese.


La posizione americana è che ovviamente Seul deve avere un ruolo fondamentale nella definizione della pace. Moon ha anticipato di volere introdurre l’argomento del  trattato. Vedremo - ma questo è probabile - se Kim accetterà di andare avanti sulla strada della pace perché la guerra fu devastante, una sorta di prova generale di terza guerra mondiale con il pericolo di un conflitto nucleare. Ma come andò davvero? La guerra scoppiò nel 1950 a causa dell'invasione della Corea del Sud, strettamente alleata degli Stati Uniti, da parte dell'esercito della Corea del Nord comunista. L'invasione determinò una rapida risposta dell'Onu: su mandato del Consiglio di sicurezza, gli Stati Uniti, affiancati da altri 17 Paesi, intervennero militarmente nella penisola per impedire una rapida vittoria delle forze comuniste. Dopo grandi difficoltà iniziali, le forze statunitensi, comandate dal generale Douglas MacArthur, respinsero l'invasione e proseguirono l'avanzata fino ad invadere gran parte della Corea del Nord.

A questo punto però intervenne nel conflitto anche la Cina comunista, mentre l'Unione Sovietica inviò segretamente moderni reparti di aerei che contribuirono a contrastare l'aviazione nemica. Le truppe statunitensi, colte di sorpresa, vennero costrette a ripiegare in Corea del Sud, perdendo tutto il territorio conquistato. La guerra quindi si arrestò sulla linea del 38º parallelo dove continuò con battaglie di posizione e sanguinose perdite per altri due anni fino al precario Armistizio di Panmunjeom che stabilizzò la situazione e confermò la divisione della Corea.

Durante il conflitto coreano, la Guerra fredda raggiunse uno dei suoi momenti più critici e sorsero anche gravi contrasti politici all'interno della dirigenza americana che culminarono nella destituzione da parte del presidente Harry Truman, del generale MacArthur a causa delle idee eccessivamente bellicose del militare e dei suoi propositi di utilizzare bombe atomiche contro il territorio cinese. Ma anche il fronte comunista fu gravemente scosso dagli eventi coreani. Guidate da un’avanguardia camuffata in divisa coreana, a luci spente e in silenzio radio, le truppe cinesi varcarono il confine per sostenere l’attacco di Pyongyang contro la Corea del Sud nella notte del 19 ottobre 1950. Con il comandante, il generale Peng Dehuai, c’era anche il figlio di Mao Ze Dong, Mao Anying, 28 anni, un ufficiale che aveva combattuto nell’Armata Rossa. Era il maggiore dei tre figli avuti dalla moglie Yang Kaihui, giustiziata nel 1930 dai nazionalisti.

Contro il parere di Peng, Anying aveva voluto arruolarsi tra i “volontari”, in realtà un esercito di leva di 2,4 milioni di reclute che nei tre anni successivi avrebbe contato 170mila morti. Anche Mao non approvava la scelta del figlio: aveva bisogno a Pechino di uomini fidati per tenere in pugno la neonata repubblica popolare. Forse Mao non si sarebbe lanciato neppure nell’avventura coreana se Stalin non lo avesse preso in giro. Il dittatore sovietico aveva pianificato con il Kim il Sung l’invasione del Sud lasciando Mao all’oscuro, nonostante avesse promesso di consultarlo. Il Grande Timoniere intervenne quando capì le manovre di Stalin e lanciò la campagna “Resistere agli Stati Uniti aiutare la Corea”, efficace strumento di propaganda e mobilitazione: fu data la caccia ai “controrivoluzionari impiccando alcune migliaia di persone.

Mao pensava di sbaragliare gli americani e non temeva neppure la minaccia nucleare Usa. Ripetè la frase già pronunciata qualche settimana dopo Hiroshima: “L’atomica è una tigre di carta, più temibile all’apparenza che nella realtà”. Ma non sapeva cosa stava per accadere. Entrato in Corea il generale Peng si acquartierò nelle cave di una miniera d’oro. Il 25 novembre i caccia americani sbucarono dalle nubi. Il cielo fu rischiarato da mille fiammelle: quello che bruciava era il rivestimento in alluminio e gelatina delle bombe americane al napalm (a proposito di armi chimiche…). Un ordigno colpì in pieno il comando e il figlio di Mao morì insieme ad altri ufficiali. Il suo volto, devastato dalle fiamme, era irriconoscibile.
Nessuno osò chiamare Mao: la morte del figlio gli fu comunicata soltanto due mesi dopo, nel gennaio 1951. Il numero delle vittime causate dal conflitto coreano è stimato in tre milioni tra morti, feriti e dispersi, metà dei quali civili, con centinaia, migliaia di famiglie divise. Queste sono le ferite che i due leader cominciano a curare oggi sulla linea del 38° parallelo.