[L’analisi] La tragica commedia della guerra di Trump, alla faccia della verità. E gli indizi di un attacco concordato con Putin

Gli americani hanno schierato oltre duemila soldati nella parte nord-occidentale della Siria e lungo l’asse che collega i territori curdo-siriani a Raqqa, l’ex capitale del Califfato. Se volessero siriani, russi e iraniani potrebbero rendere loro la vita difficile. Ma anche su questo punto ci sono più interrogativi che certezze. Mosca e Teheran hanno vinto da un pezzo la partita siriana tenendo in piedi Assad e quindi calibreranno le loro mosse in base all’obiettivo principale, ovvero mantenere al potere il regime alauita di Damasco.

[L’analisi] La tragica commedia della guerra di Trump, alla faccia della verità. E gli indizi di un attacco concordato con Putin

Che cosa sappiamo dell’attacco occidentale in Siria?
1) Non serve ad abbattere Assad, lo dicono gli stessi inglesi. Quindi non porteranno da alcun cambiamento nei rapporti di forza e nel quadro geopolitico.
2) I russi sono stati avvertiti, lo hanno dichiarato i francesi smentendo gli americani. Se fosse accaduto il contrario i russi avrebbero reagito.
3) La Turchia si è allineata con gli attacchi occidentali ma non si sa se ha concesso le basi, aspetto fondamentale visto che Erdogan ha raggiunto accordi con Mosca e con Teheran per la sua azione militare contro i curdi siriani nel Nord del Paese.
4) L’attacco è scattato sulla base di prove, agitate dal presidente francese Macron, di un presunto uso di Assad di armi chimiche a Douma di cui non è stata mostrata alcuna evidenza indipendente. L’attacco tra l’altro cade nel giorno in cui a Damasco erano attesi gli ispettori internazionali sulle armi chimiche.

Siamo di fronte all’ennesima tragica commedia mediorientale che non porterà benefici ai siriani e ai popoli mediorientali. Vedremo adesso se ci saranno altri raid con missili o aerei ma è chiaro che Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia eviteranno di colpire basi dove sono di stanza le truppe russe. Non si tratta di un’operazione difficile, visto che la basi di Mosca sono concentrate soprattutto, da Nord a Sud, lungo le coste della Siria, quindi è sufficiente tenersi a distanza dalle coste mediterranee per evitare incidenti fatali che nessuno vuole. Evitare l’”escalation incontrollata” dei questa azioni militari è il primo mantra di Washington, come aveva già affermato davanti al Congresso nelle scorse ore lo stesso capo del Pentagono, il ministro della Difesa Usa James Mattis.

Ben diverso è capire quali saranno nel prossimo futuro le reazioni sul campo di Mosca, dell’Iran e dello stesso Assad. Gli americani hanno schierato oltre duemila soldati nella parte nord-occidentale della Siria e lungo l’asse che collega i territori curdo-siriani a Raqqa, l’ex capitale del Califfato. Se volessero siriani, russi e iraniani potrebbero rendere loro la vita difficile. Ma anche su questo punto ci sono più interrogativi che certezze. Mosca e Teheran hanno vinto da un pezzo la partita siriana tenendo in piedi Assad e quindi calibreranno le loro mosse in base all’obiettivo principale, ovvero mantenere al potere il regime alauita di Damasco.

Sarà comunque interessante capire cosa farà Israele nelle prossime ore: lo stato ebraico occupa dal 1967 le alture siriane del Golan e nei giorni scorsi aveva bombardato una postazione militare dove c’erano ufficiali iraniani. Lo scopo di Israele è contenere l’influenza regionale dell’Iran e degli Hezbollah libanesi. Mosca aveva già avvertito Israele di tenersi fuori da questi raid decisi dal presidente americano Donald Trump.

L’altro punto fondamentale è il rapporto tra Russia, Iran e Turchia: in queste settimane i russi si sono astenuti dal commentare le operazioni militari turche contro i curdi siriani perché fanno parte degli accordi con Ankara. Con ogni probabilità ci saranno delle frizioni ma nella sostanza le intese di Mosca con la Turchia, membro storico della Nato, non dovrebbero cambiare.

E veniamo agli attori minori e non protagonisti, l’Europa e l’Italia. La Germania solidarizza con i raid ma si astiene da ogni azione militare, la stessa posizione dell’Italia che però ha già in parte concesso la base di Sigonella. Non sappiamo se da Sigonella sono partiti dei raid _ il presidente del Consiglio Gentiloni nega _ ma sicuramente già decollati nei giorni scorsi degli aerei da ricognizione e forse per il rifornimento in volo dei caccia. Le autorità italiane si mantengono sul vago, del resto abbiamo avuto contatti con le autorità siriane ospitando in gennaio una visita del capo dei servizi segreti siriani Mamlouk. L’Italia agisce con la consueta ambiguità dettata dal fatto che non ha piena sovranità sul territorio nazionale.
Aspettiamo dunque la seconda punta dei raid siriani, ben sapendo che il finale non sarà diverso da quello che abbiamo visto in passato con azioni militari simili: tutto cambia perché nulla cambi.