L'astice e l'aragosta soffrono e chi li tiene sul giaccio commette il reato di maltrattamento

"Non è una consuetudine socialmente apprezzata" scrive la Suprema Corte, far soffrire così animali, anche se destinati agli stomaci umani e magari bolliti vivi

L'astice e l'aragosta soffrono e chi li tiene sul giaccio commette il reato di maltrattamento

Astici e aragoste in attesa si essere portati in tavola provano dolore e non possono essere tenuti vivi nel ghiaccio, perché si commette un reato. Un conto è cucinarli quando sono ancora vivi (una "consuetudine sociale"), altro è conservarli in modo da arrecare loro "sofferenze causate dalla detenzione" in attesa di essere cucinati. Ragion per cui commette reato di maltrattamenti di animali, reato previsto dall'articolo 727 del codice penale, chi li conserva in modalità improprio, come ha fatto un ristoratore di Campi Bisenzio, che conservava i crostacei sotto ghiaccio e con le chele legate. 

Conservarli in altro modo, ma costa di più

La Cassazione ha così confermato la sanzione per 5mila euro, nonché il risarcimento danni alla Lav (la Lega Anti Vivisezione) stabilita dal tribunale di Firenze. "Non può essere considerata come una consuetudine socialmente apprezzata", scrive la Cassazione, il detenere questa specie di animali "a temperature così rigide, tali da provocare sicure sofferenze" se ci sono "sistemi più costosi" per conservarli in maniera più rispettosa. Lo si faceva perchè "così si è sempre fatto". Eppure d'ora in poi non si potrá più fare. Astici, aragoste, granchi, i crostacei non potranno più essere "conservati", posti in vendita se messi su ghiaccio. 

Il ghiaccio li brucia

Il ristoratore di Campi Bisenzio che è voluto arrivare fino al massimo grado di giudizio, seppure fosse stato condannato a solo 5000 euro di multa, su denuncia della LAV, è... servito. Ciò che anche lui riteneva di poter fare, perchè era normale, non lo è più, grazie proprio a lui, ribaltando un pronunciamento di assoluzione per la sciagurata "tenuità del fatto" per i fatti compiuti "senza necessità" su un caso analogo nel 2015 ad opera di un Giudice onorario in Piemonte. Così viene sancito giuridicamente un principio che ormai ha anche letteratura scientifica dalla propria parte: questi animali soffrono come gli altri, il ghiaccio li brucia. Ciò che è stato e chissà per quanto sarà ancora sotto gli occhi di tutti, in attesa di una Legge che lo dica esplicitamente, è un reato e tutte le Forze di Polizia sono chiamate a interroperlo.

E il menu deluxe cambia

"Non è una consuetudine socialmente apprezzata" scrive la Suprema Corte, far soffrire così animali, anche se destinati agli stomaci umani e magari bolliti vivi. Ecco quindi che questa sentenza non solo è da citare per intervenire su supermercati e pescherie (Coop, Esselunga, Carrefour, Pam eccetera adeguatevi subito e dato che gli acquari costano tanto, non vendeteli proprio...) ma ci fornisce così, non volendo, un incentivo a fare ancora di più per fare cambiare menu agli italiani. Così quando la "consuetudine socialmente apprezzata" avrà ancora spostato più in su la sua asticella, raccoglieremo altre scelte alimentari e sentenze a favore del rispetto, parziale ma comunque importante, degli animali.