[Il retroscena] L'apocalisse di Medici Senza Frontiere e quei 90 milioni spesi dall'Italia in Libia per non far partire i migranti

Msf chiede alla Unione Europea e all'Italia di "smettere di attuare strategie letali di contenimento che intrappolano le persone in un paese in guerra"

[Il retroscena] L'apocalisse di Medici Senza Frontiere e quei 90 milioni spesi dall'Italia in Libia per non far partire i migranti

Medici senza frontiere, la Ong che non ha sottoscritto il Codice di comportamento al Viminale, fa un annuncio clamoroso: "Sospendiamo temporaneamente le attività di ricerca e soccorso della nostra nave, la Prudence". Non ci sono più le condizioni di sicurezza per potere operare. Msf disegna scenari cupi. L'Apocalisse si avvicina. Il mare all'improvviso è presidiato solo da sagome di navi militari. Come se parlasse attraverso un immenso megafono, la Guardia costiera libica avvisa che le navi civili delle Ong non possono navigare entro le 100 miglia dalla costa. Il Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma ha allertato Msf di "rischio sicurezza legato alle minacce pubbliche della Guardia costiera libica contro le navi di ricerca e soccorso umanitarie". E anche Save the Children, sta valutando l'ipotesi di sospendere le operazioni di soccorso dei migranti al largo delle coste libiche.

La Libia è un immenso campo di detenzione di migranti 

Intanto i grandi giornali scoprono che la Libia non è un paradiso, non è la Svizzera africana. Ma un immenso campo di detenzione dove i migranti vengono detenuti, seviziati, torturati. Cambia il clima, sotto Ferragosto. È sempre stato così. Sui social ribolle il popolo solidale. La presidente della Camera, Laura Boldrini, scrive una lettera pubblica di elogio delle Ong, riconoscendo che se i singoli hanno violato la legge è giusto che paghino. Siamo davvero alla vigilia del giorno del giudizio universale? Loris De Filippi, numero uno di Medici senza frontiere (Msf), è profetico: "Ci saranno più morti in mare e più persone intrappolate in Libia, luogo di assenza di legalità, di detenzione arbitraria e violenze estreme. È un ambiente sempre più ostile per le operazioni salvavita di soccorso". Msf chiede alla Unione Europea e all'Italia di "smettere di attuare strategie letali di contenimento che intrappolano le persone in un paese in guerra".

Il calo dei migranti sbarcati in Italia

È come se all'improvviso il tempo si fosse fermato. Dalla Libia non partono più migranti. Le statistiche del Viminale confermano che fino all'11 agosto i migranti sbarcati in Italia erano il 3.86% in meno rispetto all'anno scorso. Perché? Solo per i quattro mezzi, sì quattro imbarcazioni della Guardia costiera libica che hanno deciso di stroncare il traffico di migranti? Forse perché le milizie che sostengono il Presidente Serraj stanno convincendo i trafficanti a prendersi un lungo riposo? In ogni caso, questo fermo rappresenta un dato anomalo, una convergenza di "fatalità" e di scelte politiche, tecniche e operative insieme. Fino a quando durerà questo incantesimo? L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), Filippo Grandi, ha scritto al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni manifestando la preoccupazione per i centri di detenzione libici.

I Centri di accoglienza dell'Unhcr e dell'Oim

Come sempre succede, i tempi non coincidono mai. Se i libici bloccano le partenze verso l'Italia, i migranti dovrebbero essere ospitati in Centri di accoglienza dell'Unhcr e dell'Oim e non finire nei Centri di detenzione che violano i diritti sanciti dalla Convenzione di Ginevra. E fino a quando questi Centri non partono, i migranti trattenuti in Libia che fine fanno? Sono reclusi nei Centri di detenzione? L'Italia segue in prima persona la creazione di questi Centri di accoglienza (gestiti dall'Unhcr e dall'Oim) per i quali sono stati stanziati dall'Europa 90 milioni di euro. Si sono tenute già tre riunioni con i libici e la prossima è fissata per la prima settimana di settembre. È una corsa contro il tempo e le difficoltà sono enormi. Intanto va conquistata giorno dopo giorno la fiducia dei libici. Non bisogna mai dare per acquisito quello che il giorno dopo potrebbe non valere più nulla. Insomma anche la legittimità degli interlocutori libici è molto ballerina.

Il problema decisivo è il rispetto della Convenzione di Ginevra

Ci sono ostacoli logistici che potrebbero finire per essere insormontabili. Dove potranno essere allestiti questi Centri di accoglienza? Sulla fascia costiera della Tripolitania? Visto che ormai da tempo i flussi migratori in entrata bypassano la Cirenaica, entrando ai confini sud del Niger. E nel sud del Fezzan, l'Unhcr e l'Oim potranno gestire Centri di accoglienza? Ma più di tutti, il vero problema è rappresentato dai tempi, dai tempi di apertura dei Centri di accoglienza. Bisogna far presto eppure il tempo non gioca a favore, in Libia. Bisogna armarsi di pazienza quando il problema davvero decisivo è il rispetto della Convenzione di Ginevra.

Cinque su otto le Ong che hanno sottoscritto il Codice di comportamento

Se Msf continua a non sottoscrivere il Codice di comportamento, sono oramai cinque su otto le Ong che lo hanno fatto. L'ultima SOS Mediterranee che ha preteso un «addendum», una postilla che precisasse che il trasbordo di migranti soccorsi da una nave a un'altra non è vietato e che anche la presenza di agenti di polizia giudiziaria armati a bordo non è scontata. L'addendum è stato accolto come una vittoria dalle Ong. Anche Amnesty International ha salutato la modifica che nei fatti "ha svuotato" il Codice. Sostiene Gianni Rufini, direttore di Amnesty Italia: "È una vittoria della ragionevolezza che dobbiamo a tutte le organizzszioni della società civile". Ma le due precisazioni, secondo fonti del Viminale, non cambiano il Codice. Infatti le procedure di presenza a bordo di una nave di poliziotti armati sono stabilite dalle leggi internazionali. Se la nave si trova in acque territoriali italiane, la stessa diventa territorio italiano e quindi non c'è la necessità di chiedere una autorizzazione. Cosa che invece è obbligatoria se la nave si trova nelle acque internazionali e dunque diventa territorio dello Stato della bandiera. Insomma, se la nave della Ong è tedesca, va da sé che nelle acque internazionali per salire a bordo armati, i poliziotti dovranno attivare le procedure di accredito internazionale. Per quanto riguarda il trasbordo di migranti salvati, un punto decisivo per chi, Ong, non è mai entrata (e mai vorrà entrare) in un porto italiano per evitare qualsiasi attività di controllo, la decisione ė rimessa al Centro nazionale di soccorso.