Il fidanzato di Valeria: "E' morta dissanguata fra le mie braccia"

Andrea Ravagnani è rimasto al fianco della fidanzata sino all'irruzione delle teste di cuio nel teatro Bataclan di Parigi. Aperta la camera ardente

TiscaliNews

Tutto si era già compiuto dentro al 'Bataclan', nelle prime raffiche di kalashnikov dei terroristi. Per Valeria Solesin non si poteva fare più niente quando le teste di cuoio francesi, con il blitz, hanno liberato gli ostaggi. Andrea Ravagnani, il fidanzato della studentessa veneziana, non aveva mai lasciato la sua Valeria: è spirata tra le sue braccia, senza che lui se ne rendesse conto, mentre con la sorella e il fidanzato di questa si fingeva morto sul pavimento del teatro parigino, per evitare i colpi di grazia degli jihadisti. Mentre si attendono i funerali laici di martedì, in Piazza San Marco, e centinaia di veneziani sono sfilati oggi nella camera ardente allestita in Comune, la vera 'fotografia' della strage di Parigi, degli ultimi istanti dell'unica vittima italiana, è uscita a dieci giorni di distanza dalla notte di terrore di venerdì 13 novembre. L'hanno ricostruita, con pazienza e rispetto, i Carabinieri di Venezia, che sabato hanno ascoltato per la prima volta il racconto di Andrea Ravagnani, della sorella Chiara, e del suo fidanzato, Stefano Peretti. Non era vero, come era stato ricostruito nell'immediatezza, che Valeria e i tre amici si fossero persi di vista all'inizio, che nessuno sapesse cosa le era successo.

Valeria è rimasta vittima di una delle prima raffiche - Per sopravvivere al dolore Andrea aveva forse rimosso, nell'inconscio sperava davvero che ci fosse una possibilità di trovare la compagna in vita. Non era così. Valeria è rimasta vittima di una delle prima raffiche sparate dagli attentatori, esplose da un ballatoio del 'Bataclan'. Esce di scena, quindi, anche l'ipotesi che la studentessa della Sorbona potesse essere stata vittima del 'fuoco amico' francese. Come emerso dalla ricognizione cadaverica svolta all'ospedale di Mestre, su disposizione della Procura, dall'anatomopatologo Massimo Montisci, insieme al responsabile del servizio di medicina legale mestrina, Silvano Zancaner, Valeria è stata raggiunta da due colpi, sparati dall'alto: uno all'emifaccia sinistra, l'altro alla spalla sinistra, fatale perché ha leso un polmone.

La ragazza è spirata per dissanguamento - L'esatta dinamica della morte è comunque racchiusa nei risultati dell'autopsia fatta dalle autorità parigine, che verrà trasmessa alle Procure di Roma e Venezia. Ad entrambi i passaggi dell'inchiesta veneziana - l'esame esterno sul corpo e la raccolta della testimonianza dei tre amici di Valeria - ha assistito il Procuratore aggiunto Adelchi D'Ippolito. Intanto a Venezia una folla di cittadini ha salutato la salma della studentessa 28enne, sfilando davanti alla bara di legno chiaro posta nell'androne di Ca' Farsetti, sede del municipio. Un 'pellegrinaggio' che proseguirà anche domani, fino alle 19.

Martedì i funerali laici - Martedì vi saranno i funerali laici, in piazza San Marco, ai quali sarà presente il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il primo ad arrivare alla camera ardente è stato il sindaco Luigi Brugnaro, poi il patriarca, Francesco Moraglia, e via via una fila ininterrotta di semplici cittadini, venuti a ricordare questa 'figlia speciale' di Venezia. "La Chiesa, che è in Venezia, ti porta nella sua preghiera con grande affetto e tenerezza. Rimarrai nel nostro ricordo come una ragazza semplice volitiva, intelligente, generosa", è il messaggio lasciato da Moraglia nel libro delle presenze. Accanto alla bara, con un cenno del capo, una stretta di mano per tutti, i genitori di Valeria, Luciana Milani e Alberto Solesin.

Il papà: "Se un Imam vuole esprimersi per me va bene" - "Non sono una persona capace di odiare. È inutile ragionare su come sono andate le cose. Io non ho voluto sapere" ha detto Alberto Solesin, sottolineando che la figlia "aveva ben presente e molto alto il senso della giustizia". Poi il gesto di apertura: "il funerale - ha concluso - sarà una cerimonia civile, una benedizione a me va benissimo, ma se un Imam vuole esprimersi per me va bene lo stesso, perché parlare di gente di ogni credo significa credere in valori che non sono divisi".