[Il retroscena] Papa Francesco vuole fare entrare i poveri nel salotto buono e il potere ha paura

La svolta del Pontefice è la prima Giornata Mondiale dei poveri. Si prevede san Pietro piena di 7 mila poveri di varie parti del mondo e un pranzo gigantesco di 1500 poveri con il papa e altri 2500 in Istituti e organismi caritativi della capitale

Papa Francesco
Papa Francesco

La prima Giornata mondiale dei poveri che si celebra domenica 19 novembre è la verifica di uno dei cavalli di battaglia del pontificato di Francesco. Lui ormai ci ha abituati a vedere le cose dalla periferia anziché dal centro del mondo e spinge continuamente per rendere normale e doverosa l’attenzione primaria ai poveri facendoli entrare a pieno diritto nei salotti buoni della società.

E’ la spina nel fianco dell’attuale sistema economico che il Papa continua a rigirare dopo il giudizio durissimo su questo sistema che senza peli sulla lingua ha definito “sistema che uccide”. La Giornata mondiale che ha lanciato alla conclusione del Giubileo della Misericordia scegliendo il tema “non amiamo a parole ma con i fatti” è il primo tagliando che Francesco attende per verificare quale e quanto cammino la Chiesa cattolica, anzitutto, ma l’intero sistema internazionale hanno percorso per risolvere l’urgente necessità di superare la povertà con la giustizia.

La realtà è più importante dell’idea. Questo è uno dei quattro punti che orientano l’azione di papa Francesco. Non è un caso che ha indetto non la Giornata della povertà, ma la Giornata dei poveri. La povertà incarnata nel volto e nella storia di milioni di uomini, donne e bambini che stanno a testimoniare che le cose non vanno bene nel mondo dove sono troppi che muoiono di fame, di abbandono, di mancanza di lavoro, di esclusione dall’istruzione e dalla salute.

La povertà ha il volto di donne, uomini e bambini “sfruttati per vile interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro”. Perciò, afferma il papa “occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società”. In sostanza Francesco ha acceso la miccia di una vera rivoluzione culturale che nel suo pensiero deve portare a un mondo più giusto e umano dove le istituzioni e le risorse siano al servizio di tutte le persone in modo equo e non ci siano accaparramenti di pochi che lasciano morire le masse.

Nel messaggio di Francesco si rileva che la povertà è un atteggiamento del cuore che impedisce di pensare al denaro, alla carriera, al lusso come obiettivo di vita e condizione per la felicità. Senza questo atteggiamento interiore, questa convinzione etica di quanti vivono nel benessere e nell’indigenza non si coglierà il valore di sostenere la rivoluzione culturale per ridare pari dignità a tutte le persone della terra.

Gli appuntamenti celebrativi in Vaticano previsti per la Giornata vogliono dare anche in senso visivo il grande sforzo che si richiede alla Chiesa per restare capofila in favore dei poveri. E saranno cose mai viste come la partecipazione di circa 7 mila poveri di vari Paesi alla messa nella basilica di san Pietro. La basilica ha avuto tante volte il pieno di presenze, mai però che fossero i poveri protagonisti e presenti in massa. Così pure dopo è previsto nell’Aula Paolo VI un pranzo di 1500 poveri con papa Francesco, mentre altri 2.500 saranno distribuiti alle mense allestite dalla Caritas, da enti e organismi caritativi cattolici, Istituti e seminari in varie parti della città. La presenza e la valorizzazione dei poveri prevede anche che tutti i ministranti nella celebrazione della messa siano dei poveri.

 

Alla vigilia di questa Giornata la Caritas Italiana ha presentato un Rapporto sulla povertà concentrato specialmente sulla condizione precaria dei giovani disoccupati. E’ dal 1996 che la Caritas presenta un Rapporto annuale sulla povertà.

“Rispetto al passato, - rileva don Francesco Soddu, direttore nazionale Caritas Italia - i dati del Rapporto ci consegnano alcune specifiche differenze: la povertà, da un anno all’altro, è ancora una volta aumentata  mentre  alla  fine degli anni ’90 appariva sostanzialmente stabile. La seconda differenza è che le persone più penalizzate non sono più gli anziani, i pensionati, come nel passato, ma i giovani. Molti dei nostri giovani hanno  ormai  uno  sguardo  disincantato  verso  un  futuro  che  vedono  costellato  di  incognite  e  di  incertezze  e  quasi uno sguardo nostalgico verso il passato. I  dati  di  questo  rapporto  confermano  una  realtà  che  le giovani generazioni sperimentano sulla loro pelle: i figli stanno peggio dei genitori; i nipoti stanno peggio dei nonni.  

Don Soddu ha richiamato un passo dell’enciclica di Francesco Laudato si’ dove si afferma: “La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una  reazione  che  abbia  portato  a  ripensare  i  criteri  obsoleti che continuano a governare il mondo”.  Il confronto tra i diversi paesi dell’Unione Europea penalizza fortemente l’Italia. Il direttore Caritas Italia ricorda che “siamo il terzo paese dell’Unione ad aver incrementato il numero dei giovani in difficoltà, che dal 2010 al 2015 sono passati da poco più di 700mila a quasi 1 milione.

 La  crisi  economica  ci  lascia  un  piccolo  “esercito”  di  poveri,  superiore  per  entità  a  quello  della  popolazione  di  un’intera regione italiana”. Ultima annotazione: il papa ha affidato la Giornata Mondiale dei poveri al Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione, un segnale per dire che se la Chiesa non si batterà per i poveri, farà perdere di credibilità anche all’annuncio del Vangelo.