La semplificazione la paga il contribuente. La notifica di una cartella esattoriale tramite email costa 5 euro

Ogni anno il Fisco risparmia 50 milioni di euro. Il contribuente paga ed è anche tenuto a dotarsi di una casella di posta elettronica certificata che ha un costo compreso tra i 5 e i 50 euro l’anno

La semplificazione la paga il contribuente. La notifica di una cartella esattoriale tramite email costa 5 euro
TiscaliNews

Il passaggio dal cartaceo al digitale ha consentito ai privati, ma ancor più al settore della pubblica amministrazione, di contenere migliaia di documenti in pochissimo spazio, abbattendo contestualmente i costi necessari all’invio dei documenti e quelli relativi al personale che grazie a email e archivi digitali non devono più occuparsi della conservazione e della gestione degli obsoleti documenti cartacei. Tutti i benefici della “semplificazione”, preannunciati come vantaggiosi per il cittadino, sono stati però assorbiti dall’idrovora del Fisco. In Italia, chi negli ultimi anni ha scelto di ricevere sulla propria casella di posta elettronica bollette, estratti conto e fatture, avrebbe dovuto risparmiare (in media per ogni emittente) tra i 5 e i 20 euro l’anno. La regola, e la cosa non stupisce il contribuente, sempre più simile ad un limone da spremere fino all’ultima goccia, non vale per l’agenzia delle Entrate che, ogni qualvolta inoltri al cittadino una cartella esattoriale tramite Pec, pretende dallo stesso un contributo fisso pari a 5 euro e 88 centesimi.

Il ministero: "Costi dovuti a processo di gestione"

Poco importa al Fisco se i costi per l’invio cartaceo attraverso mezzo raccomandata, sono stati azzerati. La procedura, sia chiaro, è legale. A fissare la tariffa è infatti il Decreto legislativo 112 del 1999. Un balzello, per il quale non è previsto alcuno sconto, che permette allo Stato di incamerare ingenti somme. “La riduzione del contributo in relazione alle cartelle inviate via Pec - ha precisato sulle pagine di Libero Pier Carlo Padoan, ministro dell'economia e delle finanze - non è praticabile in quanto i costi sostenuti non si riferiscono solo alla notifica materiale della cartella, bensì all’itero processo di gestione della notifica stessa”. Padoan, che non ha spiegato quale sia questo processo di gestione, dato che la stessa smaterializzazione della consegna azzera di fatto la gestione fisica del documento, non ha chiarito neppure a quanto ammonti l’introito derivato da questo misterioso balzello, ma la somma può esser dedotta da documenti ufficiali pubblicati da Equitalia che, nel bilancio 2016, ha sottolineato che “il risparmio di 14 milioni e 500 mila euro, ottenuto grazie a una diminuzione del 15 per cento delle spedizioni postali, è stato possibile anche grazie al maggior ricorso alla Pec”.

Ma il tesoretto potrebbe esser ben più cospicuo

Sempre su Libero, che riportai dati pubblicati su Il Sole 24 ore. Nel 2016, “il recapito elettronico ha fatto boom, salendo addirittura del 58 per cento”. Gli effetti vengono definiti semplicemente “impressionanti”. “Se nel 2015 i costi sostenuti da Equitalia ammontavano a 90 milioni e 800 mila euro, in crescita del 4,8 per cento sull’anno precedente, nel 2016 sono calati a 76,3 milioni di euro e lo scorso anno dovrebbero essere scesi ulteriormente intorno ai 50 milioni”. I 50 milioni di euro risparmiati da Equitalia prima e Agenzia delle Entrate poi, non si sono trasformati come promesso in un risparmio reale per i contribuenti, che hanno continuato a pagare. La cosiddetta “rivoluzione digitale”, e l’Italia in questo è stato l’unico caso al mondo, non ha portato alcun beneficio ai veri destinatari del servizio. E come ciliegina sulla torta c’è pure la beffa: cittadini e professionisti sono stati costretti a dotarsi di una casella di posta elettronica certificata che in media ha un costo compreso tra i 5 e i 50 euro l’anno.