Se vai in rosso anche di pochi euro, niente prestiti. Adiconsum: “Banche poco trasparenti. Siamo preoccupati”

Carlo Piarulli, responsabile credito dell’associazione dei consumatori, parla dei problemi che la nuova norma sugli interessi debitori dei correntisti rischia di creare e di come la sua associazione si stia preparando a difenderei i cittadini

La nuova regola sugli interessi debitori dei correntisti che scatterà dal prossimo 1 marzo, minaccia di trasformarsi in una bomba per chiunque abbia un conto corrente e periodicamente vada in rosso anche di pochi euro. La regola, nata con la buona intenzione di porre fine all’anatocismo, prevede che le banche chiedano il consenso ai propri clienti di addebitare nel loro conto gli interessi negativi. Per questo nei mesi scorsi ogni istituto di credito ha inviato una richiesta in tal senso. Nel caso in cui questo documento non venga restituito firmato alla propria filiale, il correntista dovrà pagare in altro modo, entro la scadenza del primo marzo, gli interessi negativi diventati esigibili. In caso contrario diventerà insolvente e sarà segnalato automaticamente alla centrale rischi: il registro dei cattivi pagatori. Il che comporta un esito negativo di fronte alla richiesta di prestiti o mutui.

L’alternativa: firmare o no

Con questa nuova norma, o firmiamo il famoso modulo autorizzando la banca a prelevare automaticamente dal nostro conto il tanto necessario a pagare gli interessi negativi, o ci ricordiamo di onorare il debito in altro modo (allo sportello oun bonifico da altro istituto). Il problema però è: quante persone sono consapevoli di queste due alternative e di ciò che esse comportano? Quanti hanno davvero letto quella richiesta di autorizzazione? Quanti l’hanno capita? Quanti non hanno firmato e non si ricorderanno di pagare entro marzo andando incontro a un’iscrizione automatica nel registro dei cattivi pagatori? Ne abbiamo parlato con Carlo Piarulli responsabile credito dell’associazione in difesa dei consumatori Adiconsum.

Le banche hanno inviato a tutti la richiesta di autorizzazione ma cosa accadrà a marzo?

“Siamo moto preoccupati, non solo per il semplice correntista ma anche per le piccole aziende, i professionisti come gli idraulici e chi gode del cosiddetto castelletto, della possibilità di piccoli sconfinamenti nel conto corrente. Proprio le micro imprese rischiano di soffrire di più”.

Anche perché è più facile che un’azienda vada in rosso.
“I movimenti di moneta legati a emissioni di fatture e pagamenti di fornitori lo rendono altamente probabile. Il problema è legato alla scarsa trasparenza sull’argomento da parte della banca e alla poca consapevolezza da parte del cliente. Perché è vero che le famose lettere sono state inviate a tutti ma alcune danno comunicazione piuttosto succintamente e il rischio è di una risposta a macchia di leopardo. Con questa nuova regola si è cercata una soluzione al problema dell’anatocismo ma lo si è fatto con un meccanismo farraginoso”.

Le norme all’italiana che fanno la pezza peggiore del buco?

“Che non ci sia informazione è un dato di fatto e anche noi abbiamo ancora poca richiesta di chiarimenti da parte dei nostri associati, nonostante le lettere siano ormai arrivate da mesi o settimane. Le banche hanno iniziato a inviarle verso novembre ma le comunicazioni sono state fatte nel modo più disparato. Ci sono banche che le hanno inviate in mezzo ad altri documenti, magari l’estratto conto, altre che hanno fatto un’operazione più trasparente inviandola da sola”.

Toccherà proprio alle associazioni dei consumatori correre ai ripari

“Quello che noi stiamo facendo ai nostri sportelli è prima di tutto aiutare il consumatore a prendere consapevolezza di ciò che gli viene chiesto con quella lettera, e poi a fare una scelta consapevole. Stiamo predisponendo delle schede informative per aiutare i consumatori a scegliere: autorizzare la banca o no. Alla fine tutto si riduce a questo”.

Certo, noi non vogliamo farci portatori del suggerimento: firmate e autorizzate l’addebito. Il problema è che chi non firma deve sapere che dovrà pagare quegli interessi in altro modo.
Per di più questo succede in un Paese dove c’è una grande ignoranza finanziaria, ed è un’ignoranza che prescinde dal tasso di scolarizzazione. Perché si parla spesso di risparmio tradito, e noi associazioni di consumatori siamo sempre in prima linea nel difendere i risparmiatori, ma va detto che c’è una grande superficialità. Si firma di tutto. Quando compriamo un paio di scarpe o un’auto, su quell’auto sappiamo tutto prima di acquistarla. Non si capisce perché non si faccia altrettanto coi prodotti finanziari. È vero che le banche agiscono in modo poco trasparente ma non dobbiamo sempre difendere l’ignoranza, c’è un’inconsapevolezza del consumatore che a volte fa arrabbiare. ‘Leggete quello che firmate, state attenti a cosa vi propongono’, dico sempre”.

Questo è vero, soprattutto quando si tratta di sottoscrivere prodotti finanziari, ma qui parliamo di una semplice conto corrente. Siamo obbligati tutti ad averlo se vogliamo l’accredito dello stipendio.
“Infatti noi temiamo che il problema esploda soprattutto a ridosso delle scadenze. Marzo è vicino”.

Le banche applicheranno davvero questa norma in modo cieco?

“Un conto è il buon senso, un conto è quello che sta scritto nella norma. Le banche non hanno interesse ad accanirsi sull’applicazione di questa regola perché la maggior parte dei conti in rosso avrebbero dei problemi. Non che negli istituti di credito siano buoni e abbiano comprensione per noi. È semplicemente una valutazione opportunistica: non conviene neanche a loro bloccare le linee di credito di tutti quelli che non hanno capito cosa significa questa norma e quella famosa lettera. Insomma la mera applicazione della regola, alle banche non porterebbe alcun beneficio, è quindi auspicabile che non la applichino. Detto questo basarsi sull’auspicio che le banche siano razionali, se non comprensive, non va comunque bene. Per questo noi saremo operativi per dare assistenza ai consumatori che dovessero avere dei problemi”.