Banche fuori dalla tempesta? Niente affatto, ecco la nuova minaccia che incombe su di loro

Nei prossimi 5 anni un quarto dei ricavi potrebbe essere eroso da nuovi concorrenti digitali analoghi a quelli che hanno già distrutto interi settori

Banche fuori dalla tempesta? Niente affatto, ecco la nuova minaccia che incombe su di loro
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

A chi pensa che la crisi delle banche sia ormai alle spalle con il salvataggio da parte del governo degli istituti veneti il futuro potrebbe riservare una amara sorpresa. All’orizzonte compaiono altre nuvole scure che annunciano turbolenze. La minaccia questa volta non risponde al nome di derivati e sofferenze ma a quello di fintech. Di cosa si tratta? Semplificando al massimo il termine viene utilizzato per indicare le startup che stanno utilizzando le nuove tecnologie digitali per offrire servizi finanziari alternativi a quelli degli istituti tradizionali. In poche parole lo stesso tipo di aziende innovative che con l’avvento del web hanno già distrutto interi settori delll'economia. 

Oltre oil 90% delle banche preoccupata per gli effetti del fintech 

Esagerazioni? Niente affatto e una conferma arriva da un rapporto pubblicato dalla autorevole società di consulenza internazionale PwC da cui emerge che a livello globale il 93% delle banche è preoccupata per l’impatto che il fintech avrà sul settore. Le cose non vanno diversamente in Italia dove timori sono stati espressi dall’82% degli istituti. Sempre dal report emerge che secondo le banche il fintech potrebbe portare ad una riduzione del 24% dei ricavi degli istituti nel prossimi cinque anni. Un vero e proprio terremoto dunque che potrebbe avere ricadute pesanti sulle quotazioni borsistiche ed innescare quindi nuove turbolenze sui mercati.

Tre le aree di business maggiormente a rischio 

Ma concretamente quali sono le aree di business in cui le startup innovative possono mettere in seria difficoltà i vecchi giganti bancari? Le aree maggiormente a rischio sono tre: sistemi di pagamento, consulenza finanziaria  e sistemi di finanziamento alternativi. Per quanto riguarda i sistemi di pagamento la preferenze degli utenti per piattaforme digitali alternative potrebbe far calare l’ammontare delle commissioni bancarie del 30%. E in questo campo la minaccia non arriva solamente da piccole startup ma anche dai giganti del social networking con in prima fila la stessa Facebook che non ha mai nascosto la sua intenzione di entrare nel business del digital payment.

Crescita inarrestabile dei robo-advisor 

Sul fronte della consulenza finanziaria la minaccia è rappresentata dall’intelligenza artificiale dei robo-advisor.  Secondo la società di consulenza Kpmg, nel 2020, le masse gestite dai robot a livello globale raggiungeranno quota 2300 miliardi di dollari. Una crescita inarrestabile giustificata dalle minori commissioni di gestione che i risparmiatori devono pagare. Per quanto riguarda infine le piattaforme di finanziamento alternative negli Stati Uniti è già evidente che fenomeni come il crowdfunding non sono destinati ad essere una moda passeggera. 

Unica via per evitare la digital disruption è l'innovazione 

Destino segnato dunque quello della banche? No. Ma come sempre l’unico modo per contrastare la digital disruption è quello di riuscire a non rimanere indietro nel processo di innovazione, eventualmente collaborando con le stesse aziende fintech. Ed è proprio quello che molti istituti tradizionali hanno già iniziato a fare. Secondo PwC forme di partnership sono state attivate già dal 45% delle banche mondiali. Dato più o meno analogo a quello italiano che si attesta al 41%. E le percentuali sono destinate a crescere notevolmente nei prossimi mesi. Anche in piena rivoluzione tecnologica vale dunque il vecchio detto: se non puoi battere il nemico, fattelo amico. 

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