Piketty: "L'inerzia di Macron e Merkel rischia di far esplodere l'Unione. Ecco cosa fare per cambiare l'Europa"

"In Spagna e Italia la crisi si aggrava, mentre Francia e Germania si rivelano incapaci di avviare politiche di miglioramento della Ue. Eppure - secondo il noto economista - basterebbe che questi quattro Paesi, detentori dei tre quarti del Pil europeo, si mettessero d’accordo per fare un salto decisivo"

Thomas Piketty
Thomas Piketty

Interessante e di particolare importanza l’intervento dell’economista francese Thomas Piketty su Repubblica a proposito dell’Europa attuale. Il concetto è pressappoco questo: l’inerzia di Macron e Merkel rischia di far esplodere la Ue. L’autore del Capitale nel XXI secolo (Bompiani editore, 2014) e Capitale e diseguaglianza, denuncia la mancanza di volontà tesa al cambiamento dell’entità europea. Una mancanza grave, pregna di conseguenze. In Spagna e Italia la crisi si aggrava, mentre Francia e Germania si rivelano incapaci di avviare politiche di miglioramento della Ue. Eppure, come nota Piketty, basterebbe che questi quattro Paesi, detentori dei tre quarti del Pil europeo, si mettessero d’accordo per fare un salto decisivo sulla strada del miglioramento della realtà dell'Unione.

La posizione francese

In Francia, terra d'origine dell'economista, si tende a mettere tutta la colpa sulle spalle altrui. “Per Macron – incalza Piketty – sono gli altri a non rendersi conto di quanto siano apprezzabili e importanti le proposte francesi”. Il fatto è che, per lo studioso delle diseguaglianze sociali e della distribuzione della ricchezza, "le proposte francesi non esistono". Non si dice per esempio “attraverso quali imposte comuni sarà alimentato il bilancio europeo, quale sarà la composizione dell’Assemblea della zona euro e chi eserciterà la sovranità fiscale”. Un po’ come se i rivoluzionari del 1789 “invece di formare un’Assemblea nazionale per votare immediatamente l’abolizione dei privilegi e l’istituzione di un nuovo sistema fiscale, si fossero accontentati di annunciare che sarebbe stata cosa buona prendersi il tempo per riflettere all’istituzione di una commissione di riflessione finalizzata in prospettiva a salvare l’Ancien Régime”, ironizza l'autore. In sostanza la stessa “differenza tra il fare qualcosa e parlare a vanvera”.

Angela Merkel ed Emmanuel Macron

La verità è che stando a Piketty le proposte francesi “sono vaghe e dentro ci può stare di tutto”, discorsi nazionalisti e antieuropeisti compresi.

La posizione della Merkel

Com’è facile “denunciare la pavidità della signora Merkel”, anche se la sua risposta alle proposte francesi è “in effetti più che timorosa”. Direbbe per esempio sì a un budget della zona euro per gli investimenti “ma a condizione sia minuscolo”.

Difficoltà enormi esistono allo stesso modo quando si parla di "imposte comuni che dovrebbero provvedere al suo finanziamento, o della indispensabile democratizzazione dell’Eurozona". Si vorrebbe riportare tutto al “ribattezzare il Meccanismo di Stabilità in Fondo monetario europeo, applicando in sostanza - dice Piketty - il modello del Fmi (Fondo Monetario Internazionale), criterio ultraconservatore che vede decidere alla fine i ministri dell’Economia e i tecnocrati”. Una prospettiva poco entusiasmante in un quadro dove la sfida è rendere l'Europa una entità più democratica e sensibile alle esigenze dei suoi cittadini.

Infatti – insiste lo studioso – servirebbe un “modello opposto, di deliberazione parlamentare, pubblica, democratica e basata sul contradditorio. Molto triste per altro la situazione cui Merkel e la Germania sono giunti rispetto all’Europa, 30 anni dopo l’uscita dal comunismo”.

La bandiera della Ue

Tuttavia bisogna ammettere - secondo il noto economista - che “la pavidità della Merkel è solo una risposta alla pavidità di Macron” che alla fine “condivide lo stesso conservatorismo". In verità, "ambedue non vogliono cambiare nulla dell’Europa attuale in quanto pensano che che i loro due Paesi non se la stiano cavando poi troppo male e non abbiano responsabilità negli errori ascrivibili all’Europa meridionale”. Non considerano però che in tal maniera “rischiano di far esplodere tutto”.

Le difficoltà

“Dopo aver umiliato la Grecia il cui governo di sinistra non era perfetto ma aveva il merito di cercare di promuovere valori di solidarietà nei confronti dei più poveri e dei migranti, si ritrovano adesso con la Lega al potere in Italia” e le destre che avanzano in buona parte del Vecchio Continente. Come uscirne? “Il problema – osserva Piketty - è che molti dei governanti tedeschi e nord europei hanno spiegato ai loro cittadini che tutti i problemi dell’Europa sono creati da quei fannulloni del Sud. I quali volevano prendersi impunemente i loro soldi. Che bastava cominciassero a lavorare per esportare come i tedeschi o gli olandesi e mettere ogni cosa a posto”.

La soluzione

Ma si tratta – conclude Piketty nel suo intervento su Repubblica – di “affermazioni deliranti quanto le promesse del Front National o del Carroccio”. Sta di fatto che il “fantasma dell’unione dei trasferimenti blocca al momento qualsiasi riflessione”. La soluzione?  Per l’economista è indispensabile lavorare a un “futuro budget della zona euro, alimentato da imposte comuni sugli utili delle società e i redditi e i patrimoni più alti, votato da un’autentica assemblea democratica”. I benefici per i Paesi poi dovranno essere commisurati “alla contribuzione fiscale. Una visione strettamente nazionale della solidarietà, forse non sufficiente, ma "non è questa la cosa essenziale". L’obiettivo è innanzitutto permettere a un potere pubblico europeo di imporre la propria volontà agli operatori economici più importanti almeno tanto quanto a quelli più modesti, per investire nel futuro e ridurre le disuguaglianze all’interno dei Paesi”. Può essere una soluzione iniziale, ma fondamentale. In definitiva “discutiamo finalmente di Europa e avanziamo”. Come dire, sforziamoci di progredire democraticamente, cambiamo quest’Europa che così com’è evidenzia limiti e ingiustizie, e costruiamone una migliore, governata dal volere dei popoli e non esclusivamente dalla finanza.