[L'intervista] Il presidente del Cnel: “Il reddito di cittadinanza è un palliativo, occorre modificare il jobs act”

Nell’intervista rilasciata a Tiscali Notizie, Tiziano Treu ha analizzato il contratto di governo stipulato dal M5S e Lega. In particolare si è soffermato su quelli che potrebbero essere i punti di forza e di debolezza del programma che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato chiamato a realizzare

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“Il lavoro non è una merce e neppure solo un mezzo per ottenere un reddito, ma un'espressione centrale della persona umana. L’Unione Europea, Italia compresa, è caratterizzata da un alto standard di protezione sociale e da buone prassi nella regolazione dei rapporti di lavoro, ma questo non ci esime dalle pressioni indotte oggi dalla grande trasformazione dovuta alla globalizzazione e accelerata dalle innovazioni tecnologiche”, ha detto l’ex ministro del Lavoro, oggi presidente del Cnel, Tiziano Treu, in una sua relazione . La sua riflessione ha riguardato tutti i fondamentali aspetti della posizione del lavoratore, dal diritto all'accesso al lavoro, alla giusta retribuzione, alla formazione professionale, alla parità di trattamento, alla protezione e sicurezza sociale, alle libertà sindacali.

Nell’intervista rilasciata a Tiscali Notizie, l’ex ministro del Lavoro e della previdenza sociale nei governi Dini e Prodi ha comparato questi concetti con il contratto di governo stipulato dal M5S e Lega. In particolare si è soffermato su quelli che potrebbero essere i punti di forza e di debolezza del programma che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato chiamato a realizzare. Per il presidente del Cnel, flat tax, salario minimo, voucher, jobs act, uffici di collocamento e pensioni sono gli argomenti aperti che sinora non hanno avuto risposte congrue né dal precedente governo né nell’accordo di programma stipulato dalla nuova maggioranza, ecco perché "prima di giudicare è opportuno aspettare le prime manovre”.

Le proposte dell’ex ministro del lavoro sono strutturate. La flat tax, secondo Treu, può avere una influenza notevole e può aiutare molte fasce di lavoratori medi che sinora hanno pagato tasse troppo alte: “Conosco molti lavoratori con redditi non eccezionali che pagano tributi con trattenute che vanno del 35 al 37% che potrebbero essere indubbiamente ridotte”. Prima di qualunque riforma, per Treu è necessario valutare l’impatto delle imposizioni con i redditi medio bassi, ma anche con i più alti, perché “solo quando avremo una architettura chiara si potrà valutare chi ci guadagna e chi ci perde”. Il presidente del Cnel non dà giudizi preventivi: “Al momento non si capisce che cosa vogliono fare. Per ora si possono solo avere sospetti”.

Il mondo politico e i sindacati si stanno interrogando sulla parte del contratto di governo in cui si afferma che è necessaria “l’introduzione di una legge sul salario minimo per tutte le categorie di lavoratori e settori produttivi in cui la retribuzione minima non sia fissata dalla contrattazione collettiva”. “Se si guarda cosa sta succedendo in Europa, una legge in tal senso mi parrebbe necessaria, soprattutto adesso che abbiamo molti lavoratori ‘atipici’ e molti lavoratori poveri (che prima non esistevano: i poveri erano solo quelli che non lavoravano); quindi, a maggior ragione, la legge sarebbe opportuna per dare una base di sicurezza a chi non è stato raggiunto dalle sicurezze dei contratti collettivi”. Su questo argomento, alcuni sindacati oppongono resistenza, altri sono alla fase del ragionamento. Il Cnel, che su questo tema si è cimentato più volte, è in grado di esibire qualche cifra: “Il 20% dei lavoratori non è protetto dai contratti collettivi, molti sono pagati con contratti pirata. E allora lì ci vuole una base legislativa che stenda una rete di sicurezza per tutti”, dice Treu.

Altro argomento scottante è quello dei voucher. “I voucher – spiega l’ex ministro - non vanno criminalizzati anche se quando sono stati introdotti sono stati abusati (hanno sostituito i normali contributi)”. I tagliandi contributivi devono essere, anche questi, commisurati sul salario minimo. I raggiri e le truffe possono essere ridotte al lumicino se si “ampliano i compiti di controllo dell’Inps”. I tedeschi possono insegnarci qualcosa: “Avevano anche loro un simil voucher che stava rovinando il mercato del lavoro, così hanno deciso che per un’ora di prestazione il datore di lavoro deve sempre applicare il salario minimo e versare 10 euro l’ora. Voucher sì ma con molti controlli”.

Le norme del jobs act sono state la tomba politica di Matteo Renzi. Una volta insediati, Lega e 5 Stelle hanno promesso che le cose cambieranno. “Durante la campagna elettorale ne hanno parlato spesso, ma non ho ancora capito qual è l’obiettivo, per esempio, non ho letto da nessuna parte se vogliono rispristinare l’articolo 18”, rileva Treu: “Hanno spiegato che vogliono combattere, molto giusto, la precarietà, ma non come”. E' stato detto che vorrebbero introdurre nel contratto a termine le causali, “ma io so – dice Treu - che sino al ministro Poletti c’erano ma non hanno impedito i lavori brevi e precari”. L’accorgimento ha rappresentato invece pane facile gli avvocati che hanno messo in cantiere molte decine di migliaia di cause. “Bisogna discuterne: molte cose del jobs act si possono, anzi si devono, migliorare, ma non stravolgere anche perché le stanno applicando in quasi tutta l’Europa”.

Fa discutere anche l’assegno di cittadinanza. Per ora è in stand by, anche perché degli uffici di collocamento non restano che le vestigia. “L’ho detto pubblicamente, anche al ministero: il collocamento pubblico, con qualche aiuto del privato, deve essere potenziato. Devo dire – ha spiegato Treu - che questa è una delle cose che a me dispiacciono di più: non basta fare una norma perché funzioni, è necessario investire in risorse e uomini, altrimenti tutto resta i fieri”. In questi ultimi venti anni nel sistema del collocamento sono state investite risorse molto scarse. “Germania e Francia, per citare le nazioni più organizzate, hanno almeno 100 mila dipendenti che offrono servizi alle persone disoccupate, noi ne abbiamo novemila, spesso non molto qualificati. Persino l’Inghilterra, un paese liberale, liberista, antioperaio, ne ha 50 mila. Purtroppo qui i governi del centro sinistra hanno segnato il passo”. Bisogna andare avanti, il mercato del lavoro è sempre più mobile, così anche gli imprenditori si sono sentiti abbandonati. “Questo è un punto del jobs act che va rinnovato, spero lo facciano”.

Per creare lavoro occorre fare investimenti seri su attività future che portano lavoro. Sono quelle ad alta innovazione e quelle di cura delle persone (ambiente, energie alternative, sanità, assistenza, manutenzione). “Il Nord è ormai tornato ai livelli standard degli anni pre crisi, qualche complicazione c’è per quei giovani che non hanno frequentato le scuole giuste”. Da Roma in giù hanno problemi più gravi “perché in tutti questi anni non sono stati fatti investimenti: il reddito di cittadinanza può agire come un palliativo (non può durare per sempre)". E dopo? "Occorrono politiche attive, lo Stato potrà dare assistenza per sempre”, sostiene l’ex ministro. Il lavoro, dunque, è la chiave di volta. “Gli investimenti sono importanti per la crescita”. E' tempo di prendere decisioni. Bisogna dire come si vogliono investire le risorse scarse. Assistenza o infrastrutture? Pensioni e assegni di cittadinanza o lavoro? “Bisogna scegliere, la coperta è corta, le risorse non possono bastare per tutto”, rileva Treu.

Il problema delle pensioni. “Dissi subito che il sacrificio chiesto dalla Fornero ai lavoratori era eccessivo: quello dei 5 anni è stato un salto troppo forte e da qui il caso dei 150 mila esodati, dove ci siamo bevuto più della metà dei risparmi fatti sino ad allora”. Ora si vuol tornare in dietro. “Spero solo – conclude l’ex ministro - che anche questa volta non si sbaglino i conti. Quota 100 può rivelarsi un boomerang: si vorrebbero calcolare tutte le pensioni con il sistema contributivo, un taglio che ridurrebbe del 25 per cento la spesa pensionistica, ma anche i lavoratori avrebbero a disposizione il 25% in meno di assegno da spendere. Pensiamoci, chi ha assegni alti rischia poco, gli altri sarebbero immessi nelle aree della povertà”.