[Il punto] Boeri: "Non solo vitalizi, per i parlamentari anche i contributi figurativi". Lacrime e sangue solo per gli altri

Il presidente lo dice a In 1/2 Ora su Rai3. I risparmi derivanti dal ricalcolo contributivo dei vitalizi sarebbero di 150 milioni l'anno. Ma il numero uno dell'Inps esprime il suo punto di vista anche sulla quota 100 e il reddito di cittadinanza

Tito Boeri
Tito Boeri
di I. Dessì   -   Facebook: I. D.

La via della pensione è sempre più irta e impegnativa, e per andarci un po’ prima bisogna addirittura chiedere un prestito in banca con una copertura assicurativa. In linea generale nei prossimi anni la poco rosea prospettiva è lasciare il lavoro da anziani, verso i 70 anni. Ma le generazioni più giovani, quelle dei nati dopo gli anni '80, rischiano addirittura di andarci a 75 anni. Il giro di vite e i sacrifici sembrano tuttavia interessare i cittadini normali, mentre la “casta”, parlamentari e politici davanti a tutti, continuano a godere di certi privilegi, come fa notare Tito Boeri durante la partecipazione alla trasmissione In ½ Ora di Lucia Annunziata.

Centocinquanta milioni l'anno

Per l’ex professore della Bocconi, al vertice dell’Inps dal 2014, "un ricalcolo contributivo puntuale dei vitalizi che i parlamentari italiani si sono attribuiti avrebbe consentito risparmi importanti, non solo simbolici (come siamo abituati a sentir dire in certe occasioni, ndr) nell’ordine dei 150 milioni all’anno”. Inutile sottolineare come in un periodo di lacrime e sangue, di restrizioni e tassazioni impietose, di tagli e risparmi dolorosi, quelle cifre lascino l’amaro in bocca. Nel corso dell’intervista Boeri sostiene inoltre di trovare “scandaloso che la Camera (quella ovviamente della vecchia legislatura, ndr) non abbia fornito all’Inps i dati sui contributi versati dai singoli parlamentari” in modo da avere una situazione più chiara ed effettuare calcoli trasparenti.

Il presidente dell’ente previdenziale auspica di conseguenza che a farlo, fornendo un primo segnale di cambiamento, sia la nuova legislatura.

I contributi figurativi

Ma chi ha seguito la trasmissione su Rai 3 ha potuto apprendere anche di un’altra particolarità, probabilmente meno conosciuta: i privilegi pensionistici goduti nel tempo dai condomini di Montecitorio e Palazzo Madama non si fermano all’oneroso istituto del “sacro” vitalizio, “insostenibile fin dall'inizio”- fa notare Boeri – perché esiste anche il problema del versamento degli oneri figurativi a deputati e senatori che prima di entrare in parlamento lavoravano da dipendenti. In pratica l’Inps ha continuato a versare i contributi figurativi, pari al 24 per cento della retribuzione. E in certi casi l’Istituto di previdenza “ha versato per 20 o 30 anni”, spiega ancora il presidente.

Parlamento

"Nessuna risposta"

Considerando tale stato di cose dunque, la completa equiparazione dei nostri rappresentanti politico-istituzionali a tutti gli altri cittadini, comporterebbe risparmi di un certo livello. Nel giro di una legislatura si parlerebbe, ad avviso di Boeri, di “qualche decina di milioni di euro”. Soldi destinati altrimenti a perpetuare un trattamento che non trova eguali in altre categorie di cittadini, insiste il numero uno dell’Inps, lamentandosi al contempo del nulla di fatto partorito dalla scorsa legislatura, nonostante la segnalazione inoltrata. “Ho scritto una lettera all’ufficio di Presidenza della Camera – precisa a In ½ Ora – ma non ho avuto risposta al riguardo”. La speranza è che quella risposta arrivi dalla nuova legislatura e dal nuovo governo, se finalmente riuscirà a nascere. Sembra che una lettera simile sia già stata inviata al nuovo presidente della Camera dei deputati Roberto Fico.

Legge Fornero

Inutile negare quanto sia opportuno rivedere questi “privilegi” nell’ambito di una riforma del sistema previdenziale che da più parti viene auspicata.  Boeri però frena e cerca di arginare la spinta di chi vorrebbe l’abolizione tout court della Legge Fornero, in particolare M5S e Lega,  evidenziando come tale decisione costerebbe nell’immediato qualcosa come 11 miliardi, e forse 15 alla lunga. Ma  le conseguenze sul debito pensionistico – stando alle sue dichiarazioni – ammonterebbero a circa 85 miliardi. Inoltre “si darebbe vita a un sistema doppiamente iniquo per i giovani e per chi ha pagato il costo della Fornero, oltre ai problemi di sostenibilità per il bilancio del Paese”. Anche se a dirla tutta, a voler parlare di iniquità, bisognerebbe spingere il discorso anche a quella intercorrente tra il trattamento riservato a chi va in pensione in questi anni e quello riservato a chi in pensione ci è andato negli anni scorsi, quando per lasciare il lavoro bastava avere 55 anni di età o 35 anni di contribuzione, nella migliore delle ipotesi. Forse sarebbe il caso di studiare anche altre soluzioni capaci di far valere una maggiore equità sociale, senza caricare tutto il sacrificio sulle spalle degli ultimi arrivati, gli sfortunati che devono sostenere oggi i costi del tenere in piedi la baracca. 

Il presidente dell'Inps Boeri

Quota 100

Ci sono poi – ad avviso di Boeri – dei problemi rilevanti anche per l’applicazione della cosiddetta “quota 100”, ovvero il criterio per cui si può andare in pensione quando, sommando l’età anagrafica al numero di anni di anzianità contributiva, si raggiunge appunto la somma 100. Per esempio 65 anni di età e 35 anni di contributi. Tale soluzione, secondo il presidente dell’Inps, sarebbe infatti “ancora  più costosa” perché equivarrebbe a “105 miliardi di debito pensionistico” e dunque “non è sostenibile”. Sarà proprio così? O si dovrebbe tener conto di alcune storture del sistema come i costi dell'assistenza caricata sull'Inps e ascrivibile, invece, alla fiscalità generale? Quante cose del genere condizionano il bilancio dell'ente previdenziale?

Reddito di cittadinanza

Grossi problemi porrebbe secondo Boeri anche l’introduzione del reddito di cittadinanza che, con i criteri proposti dai cinquestelle (che ovviamente contestano le sue stime), richiederebbe un esborso per le casse pubbliche di “35-38 miliardi”. Davanti a Lucia Annunziata tuttavia il presidente Inps ammette la necessità di una adeguata assistenza di base per i bisognosi, anche perché il nostro Paese è l’unico in Europa, insieme alla Grecia, che non ha uno strumento adeguato di questo tipo (nonostante l’introduzione recente di uno strumento dall'efficacia parziale come il reddito di inclusione). E in quest’ultimo periodo “la povertà assoluta in Italia è aumentata di un terzo”. Di conseguenza risulta “imperativo” fornire risposta ai circa 4,7 milioni di italiani in difficoltà portando le risorse a ciò destinate da tre miliardi a sette miliardi, in maniera da far arrivare gli aiuti a tutti coloro che ne hanno bisogno e non solo a metà di essi. E’ necessario farlo tuttavia, stando al suo punto di vista, “guardando alle condizioni patrimoniali e di reddito” dei beneficiari. La discussione è avviata, e il tema sarà sicuramente uno dei capisaldi dell'impegno del prossimo governo. Qualunque esso sia.