[Il punto] L’avanzata dei robot preoccupa anche Papa Francesco ma c’è una speranza per gli uomini

Il Pontefice ha scritto ai grandi della terra che a Davos parlano degli effetti di automi e intelligenza artificiale sull’occupazione

L’avanzata dei robot preoccupa anche Papa Francesco ma c’è una speranza per gli uomini
A sinistra il robot Sofia, il primo androide al mondo a cui uno stato, l'Arabia Saudita, ha riconosciuto il diritto di cittadinanza. A destra Papa Francesco
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Se anche Papa Francesco si occupa dei robot allora vuol dire che il problema è davvero serio e non va preso sottogamba. “L’uomo sia al centro dell’economia e l’intelligenza artificiale protegga la vita. Bisogna creare occupazione e promuovere la giustizia sociale” ha scritto il Pontefice in un messaggio rivolto ai grandi della terra riuniti a Davos. Messaggio non casuale dato che gli effetti della rivoluzione tecnologica saranno al centro del World Economic Forum che si svolge in Svizzera. Anche perché continuano ad arrivare studi che mettono in guardia sulle conseguenze che intelligenza artificiale e robotica produrranno sul mercato del lavoro.

Quasi un terzo dei bancari a rischio nei prossimi 5 anni 

L’ultimo in ordine di tempo presentato a Davos è quello della Boston Consulting da cui emerge che un milione e mezzo di posti di lavoro saranno distrutti nei soli Stati Uniti nei prossimi 10 anni. A differenza del passato ad essere colpiti non saranno solo i lavori manuali. Sempre secondo il report della società di consulenza il 30% degli occupati del settore bancario rischiano di essere sostituiti dalle macchine nei prossimi 5 anni.

Esiste soluzione per gestire impatto sui livelli occupazionali  

Siamo di fronte all’arrivo dell’apocalisse? L’opinione più diffusa è no ma a patto che politica e aziende sappiano gestire una fase di transizione che si annuncia molto delicata e difficile. La tesi prevalente tra gli economisti e gli esperti è che saranno cancellati i lavori meno qualificati come quelli di routine. Contemporaneamente però potrebbero nascere nuove opportunità di lavoro migliori di quelle precedenti. La chiave di tutto per evitare drammi sociali si chiama riqualificazione professionale. Stati e aziende sono cioè chiamati ad investire ingenti risorse per garantire ai lavoratori sostituiti dalle macchine l’acquisizione di nuove e migliori competenze.

Il robot iCub creato dai ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova

L'allarme delle aziende italiane della robotica

Secondo uno studio di Accenture, anch’esso presentato a Davos, entro il 2020 l’intelligenza artificiale potrà incrementare i ricavi delle imprese del 38% e addirittura far crescere l’occupazione del 10% se i manager sapranno aggiornare i modelli di business e soprattutto formare i dipendenti all’uso delle tecnologie intelligenti. La dimostrazione che la formazione è la partita che deciderà il futuro dei lavoratori si è avuta in Italia proprio in questi giorni. Le 400 aziende italiane attive nella filiera della robotica e dell’automazione hanno denunciato l’impossibilità di trovare tecnici con le giuste competenze. Le figure professionali cercate devono saper disegnare e programmare i robot, devono curare la loro manutenzione e devono essere in grado di descriverli in inglese ai clienti dato che oltre la metà del fatturato viene prodotto all'estero. Si tratta di un comparto che vale oltre 6 miliardi di euro e che offre occupazione a oltre 30 mila lavoratori. Nel solo 2018 dovrebbe registrare un aumento delle posizioni aperte tra il 10 e il 15%.

Il 70% dei lavoratori destinato a cambiare attività 

Potrebbe dunque davvero avverarsi lo scenario di quanti profetizzano che più che essere sostituiti gli uomini cambieranno lavoro. Nei prossimi anni questo dovrebbe accadere a sette lavoratori su dieci. Tra chi sostiene questa tesi c’è anche l’economista tedesco Klaus Schwab, padre fondatore del Forum di Davos, secondo cui “le macchine intelligenti funzioneranno meglio se lavoreranno insieme agli uomini”.

Licenziato il primo robot della storia 

Nel frattempo una notizia curiosa è arrivata dalla Scozia dove è stato licenziato il primo robot della storia. E’ accaduto a Fabio, un automa impiegato in un supermercato di Edimburgo per accogliere i clienti. Almeno per il momento gli umani restano più bravi a fare questo lavoro ma, purtroppo per noi, non durerà ancora per molto.