Acea e gli emolumenti d'oro: ecco quanto hanno intascato Caltagirone jr e il marito della Severino

A riportare le cifre nel suo blog "Poteri deboli" è Gianni Dragoni del Sole 24 Ore. "Fino al 2016, Francesco Caltagirone riceve dall’Acea 307.363 euro lordi, Di Benedetto ne guadagna 349.939 in 4 anni"

Francesco Caltagirone jr con il padre
Francesco Caltagirone jr con il padre
di I. D.

C’è un mondo in Italia che consente di incamerare remunerazioni dorate: è quello delle poltrone nei consigli d’amministrazione delle municipalizzate. Ne fornisce un esempio Gianni Dragoni nel suo blog-rubrica “Poteri deboli”. I guadagni – fa notare il capo redattore del Sole 24 Ore - sono garantiti, e si può arrivare fino a 100mila euro all’anno. Forse di più. Basti pensare all’Acea, dove – a dirne una – Francesco Caltagirone, figlio del costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, importante azionista dell’azienda e propietario di alcuni giornali tra cui il Messaggero, siede nel Cda.

I compensi

Nel 2010, riporta Dragoni, “il compenso di Clatagirone figlio è di 24mila euro lordi. Nel 2011 incassa 36.152 euro come consigliere, più altri 45.000 euro come componente di due comitati (tra cui il Comitato etico), in totale 81.152 euro”. Un bell’argent de poche per uno che  “fa un altro mestiere che lo impegna a tempo pieno”, essendo “presidente e amministratore delegato della Cementir, società controllata dalla sua famiglia, dalla quale nel 2010 riceve uno stipendio di 2,5 milioni di euro lordi”.
 
Nel 2012 la situazione per Francesco junior migliora: “Guadagna 70.152 euro”. E via di questo passo in progressione. “Nel 2013, 52.527; nel 2014, 32.865; nel 2015, 26.667 e nel 2016 26.000”, precisa il giornalista. Un bel gruzzolo alla fine, se è vero che “in totale, fino al 2016, Francesco Caltagirone riceve dall’Acea 307.363 euro lordi”.
 
Quando poi, nel 2017, ad aprile, lascia il Consiglio di amministrazione di Acea, gli subentra il fratello, Alessandro Caltagirone. Per gli ultimi 4 mesi di “servizio” comunque gli arriva un “compenso stimabile in circa 8600 euro”. Per cui “in sette anni all’Acea, Francesco Caltagirone jr. ha intascato circa 316.000 euro lordi di compensi, in media poco più di 45.000 euro all’anno”. Una bella sommetta, anche se potrebbero risultare spiccioli per un “dirigente che alla guida della Cementir, ha uno stipendio di svariati milioni di euro all’anno (3,7 milioni lordi nel 2016)”, spiega Dragoni.
 
Da precisare che dal 2010 e fino al 2016, “Caltagirone è stato il secondo socio dopo il Comune di Roma. Poi ha ceduto parte delle azioni al gruppo francese Suez che è diventato il secondo azionista di Acea e Caltagirone, retrocesso in terza posizione nella municipalizzata, ha preso posizione nell’azionariato di Suez, è il terzo azionista”.

I Caltagirone non sono gli unici

Ma i Caltagirone non sono gli unici a figurare nel cda di Acea. Vi si trovano anche altri nomi illustri e interessanti. Un esempio? Il marito dell’ex ministra Paola Severino, l’avvocato Paolo Di Benedetto.  L'illustre coniuge conquista la poltrona il 29 aprile 2010, un mese dopo essersi dimesso da commissario della Consob. “Quell’anno, in otto mesi il suo compenso nella municipalizzata romana è di 57.000 euro -  riporta Dragoni - Nel 2011 guadagna 88.652 euro: oltre ai 36.152 euro come consigliere, ci sono 52.500 euro come presidente dell’Organismo di Vigilanza e 6.000 euro come coordinatore del Comitato per le remunerazioni. Nel 2012 Di Benedetto guadagna 82.652 euro, nel 2013 80.965, nel 2014 percepisce 40.670 euro per i cinque mesi e 4 giorni in cui è in carica, fino al 5 giugno. In totale in quattro anni Di Benedetto guadagna all’Acea 349.939 euro lordi, pari in media a 87.485 euro all’anno”. Insomma, nulla di cui lamentarsi.

L'ex ministra Paola Severino con il marito Paolo Di Benedetto

Il marito dell’ex ministra del governo Monti (fine 2011), 70enne di ferro, è avvocato penalista di una marea di Vip, “tra cui il banchiere Cesare Geronzi ed ha rapporti consolidati con Francesco Gaetano Caltagirone che ha anche difeso. L’ingresso di Di Benedetto nel Cda di Acea avviene quando sindaco della Capitale è Gianni Alemanno (An). Ad indicarlo per il cda tuttavia è – a voler essere precisi – “il costruttore-editore Caltagirone, che proprio nei primi mesi del 2010 supera il 10% del capitale e scavalca Suez nel capitale Acea al secondo posto tra gli azionisti, dietro il Comune di Roma”.

Un vero periodo glorioso per l’avvocato che, nel 2012 “viene chiamato da Caltagirone anche a far parte del cda della sua Cementir”. Proprio (ma sicuramente è solo una coincidenza) “nel periodo in cui la moglie è diventata ministro”. E non è finita. Nel 2013, nota sempre Dragoni, “Di Benedetto entra anche nel consiglio di amministrazione della Edison, un’altra società di energia, controllata dal gruppo francese Edf. Nessuno eccepisce che ci sia il rischio di un conflitto d’interessi per la doppia nomina in Edison e Acea, che si occupa anche di vendita di energia elettrica”. Ma tantè, questi “ulteriori compensi si aggiungono a quelli in Acea e all’attività professionale di Di Benedetto”.

Guadagni benedetti. La nomina in cda come quello di Acea è una vera manna – spiega il giornalista del Sole – perché “non c’è alcuna responsabilità di gestione dell’azienda, basta partecipare alle riunioni, in genere non più di un paio al mese. E se si fa qualche assenza viene tollerata”.

La generosità non si ferma ai vertici

La generosità della municipalizzata romana tuttavia non si ferma ai vertici. Nel suo cda “ci sono nove componenti. Oltre al presidente e all’amministratore delegato sette consiglieri senza deleghe, quindi senza compiti di gestione che incassano un compenso fisso annuale. Per molto tempo è stato di 36.000 euro lordi all’anno - afferma Dragoni - e il guadagno è garantito anche in caso di assenza. Durante il suo passaggio al Campidoglio, è Ignazio Marino che “riduce il compenso dei consiglieri a (soli) 26.000 euro annui, con una delibera del consiglio comunale, approvata dall’assemblea dei soci il 5 giugno 2014”. Ma va calcolato inoltre che “ci sono i gettoni o i compensi aggiuntivi per la partecipazione ai comitati interni al consiglio. I comitati sono cinque. Ogni consigliere può far parte di più comitati. Così i guadagni dei consiglieri lievitano”.

Resta il fatto che l’Acea, municipalizzata di Roma che gestisce gli acquedotti, ha ancora molto da lavorare. Per esempio per limitare le “perdite elevatissime della rete: più del 44% dell’acqua immessa, secondo dati ufficiali”.