[La storia] Per i giovani in cerca di occupazione arriva l’aperimeeting: si paga per incontrare le aziende

Il servizio è stato lanciato da una startup torinese. Gli altri operatori del settore del recruiting storcono il naso: devono pagare le aziende non i lavoratori

[La storia] Per i giovani in cerca di occupazione arriva l’aperimeeting: si paga per incontrare le aziende
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Tempi sempre più duri per i giovani italiani che non solo trovano lavoro con sempre maggiore difficoltà ma ora devono perfino pagare per poter fare i colloqui con le aziende. La novità l'ha lanciata una startup torinese attiva nel recruiting online ovvero nei servizi che aiutano diplomati e laureati a trovare una occupazione.

Possibilità di chattare con i datori di lavoro 

Per usufruire dei servizi della startup i giovani devono iscriversi al sito web. Gratuitamente possono inserire il curriculum corredato di un video di presentazione ed eventualmente chattare con i datori di lavoro che hanno mostrato interesse per il cv. 

Aperimeeting a pagamento

Ma la grande novità sono gli aperimeeting che consentono agli aspiranti lavoratori di incontrare dal vivo le aziende. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la partecipazione a questi eventi non è però gratuita ma a pagamento. Possono andarci solo gli iscritti al sito che pagano un abbonamento. Per le aziende il servizio è invece gratuito.

Agenzie per il lavoro fanno pagare le aziende 

Il modello vigente fino ad ora viene totalmente ribaltato e questo fa storcere il naso agli altri operatori del settore. Le agenzie per il lavoro per poter operare devono rispettare le direttive ministeriali che vietano forme di pagamento da parte di chi è in cerca di occupazione. In caso di incontro tra domanda e offerta il servizio deve essere a carico delle aziende. 

La startup si difende: è un modello fremium 

La startup difende però la formula degli aperimeeting: il nostro è un modello fremium ovvero in parte gratuito e in parte a pagamento. Difesa che appare poco convincente perché in questo momento tra le fasce sociali più deboli del nostro Paese ci sono proprio i giovani inoccupati. Far pagare loro un abbonamento per poter incontrare fisicamente le aziende solleva questioni etiche che meriterebbero quantomeno una riflessione.