Mafia Capitale, il presidente della Croce Rossa racconta il suo passato: "Io condannato per spaccio di droga"

Radio Radicale

Anche Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana, si è ritrovato nell’aula bunker di Rebibbia lo scorso mese di ottobre per il processo "Mafia Capitale", citato come teste dai legali di Angelo Scozzafava, l’ex capo del dipartimento sociale del comune di Roma che lo stesso Rocca nel 2008 segnalò ad Alemanno.
«L'ex sindaco mi contattò poche settimane dopo la vittoria delle elezioni per chiedermi di occuparmi del dipartimento sociale. Conoscevo Alemanno dal periodo in cui si occupava della cosiddetta destra sociale - ha aggiunto Rocca - e fra noi c’era un rapporto di fiducia diretta. Accettai l’incarico, ma dopo 40 giorni lasciai per andare in CRI. Quando glielo comunicai, non la prese bene, ma mi chiese di indicargli un sostituto. Gli feci il nome di Angelo Scozzafava, che avevo visto all'opera all'Ospedale Sant'Andrea di cui ero direttore. Di lui mi fidavo».
E alla fine della deposizione viene fuori in aula anche il passato del presidente: "Lei ha mai riportato condanne penali?" chiede uno degli avvocati di parte civile. "Sì" risponde lui "una condanna a tre anni per spaccio di droga". Come documenta l'audio diffuso da Radio Radicale.
Si tratta tuttavia di una cronaca giudiziaria datata di quasi 30 anni, risalente al 1987. E infatti oggi Rocca ha 46 anni e non è solo la prestigiosa carriera alle spalle, ma sono stati gli stessi giudici a ravvisarne pentimento e collaborazione, così Rocca incassò non solo uno sconto di pena di due mesi ma anche la riabilitazione, ottenuta dal tribunale della Sorveglianza dieci anni dopo e cioè nel 1997.
Rocca, scrissero i giudici: "ha dimostrato un profondo ravvedimento, ammettendo le proprie responsabilità e dando un contributo decisivo per il contrasto degli illeciti traffici di eroina".