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##Mafia,Trattativa Stato-Cosa nostra, indagato ex ministro Conso

TMNews
Palermo, 13 giu. (TMNews) - La strada che porta all'eccertamento della verità intorno alla presunta "trattativa" tra Stato e mafia, a cavallo del biennio 1992-93, oggi segna una nuova tappa: l'iscrizione nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo, dell'ex ministro della Giustizia Giovanni Conso.
Per i magistrati del capoluogo siciliano l'ex Guardasigilli avrebbe fornito false informazioni ai pm, riguardo quanto riferito sulla sua decisione, nel novembre del 1993, di revocare il regime di carcere duro del 41-bis nei confronti di oltre trecento detenuti per mafia.
Interrogato l'11 novembre del 2010 dalla Commissione parlamentare antimafia, Conso aveva riferito di aver preso quella decisione "in totale autonomia per fermare la minaccia di altre stragi e non ci fu nessuna trattativa". Una tesi che non convince però gli inquirenti, che dietro quella sua decisione vedrebbero piuttosto uno dei segnali principali della presunta trattativa con Cosa nostra.
Ma quell'episodio non è il solo a destare la perplessità dei pm di Palermo, i quali intendono far luce anche sulla nomina affidata da Conso al giudice Francesco Di Maggio come vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. L'ex ministro, infatti, rispondendo ai pm sulle motivazioni di quella scelta, aveva apportato come unica tesi quella di aver scelto Di Maggio perché "era una persona che andava un po' in televisione".
Insieme a quello dell'ex ministro della Giustizia, nel registro degli indagati è finito anche il nome dell'ex boss Giovanni Brusca, oggi pentito, accusato di attentato o minaccia a corpo politico.
L'iscrizione di Giovanni Conso nel registro degli indagati, che segue di pochi giorni quella dell'ex presidente del Senato Nicola Mancino, con l'accusa di falsa testimonianza, costituisce uno degli atti finali prima dell'avviso di conclusione delle indagini ai principali indagati dell’inchiesta, che potrebbe arrivare già nelle prossime ore.
L'avviso di conclusione indagini, come l'avviso di garanzia, non arriverà comunque proprio a Conso, dal momento che per il reato di false informazioni ai pm, il codice prevede che la posizione dell’indagato rimanga sospesa fino a che il procedimento principale non arrivi alla sentenza di primo grado.
13 giugno 2012
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