[La storia] Leader storico del sindacato su FB: "Voterò i cinquestelle". La Cgil insorge e lo costringe ad andarsene

Il candidato Flc-Cgil per la Rsu dell'Università del Salento posta le sue intenzioni di voto con alcune osservazioni che non piacciono ai vertici. Gli viene chiesto di correggere il post ma lui si rifiuta ed ora con altri suoi compagni guarda ai Cobas. La nota stampa della Flc-Cgil

Una manifestazione della Flc-Cgil e nel riquadro Manfredi De Pascalis
Una manifestazione della Flc-Cgil e nel riquadro Manfredi De Pascalis
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. D.

Il verdetto delle urne con il ridimensionamento storico del Partito Democratico si è lasciato dietro una scia di scorie e veleni. Soprattutto quella creata dal consenso negato al Pd da molti aderenti alla sinistra che hanno riversato i loro voti sul M5S. Così può capitare che un segretario storico della Cgil sia “processato” dai vertici della sua categoria sindacale e messo in discussione riguardo alle candidature per la RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) per aver espresso sui social posizioni troppo vicine a quelle dei cinquestelle. Che sia costretto - portandosi via altri 5 candidati (su 12) - a dimettersi dalla lista dei candidati per le elezioni interne, tanto da guardare adesso ai Cobas.

La vicenda

La storia circola sul Web ed è stata ripresa dai giornali. Si svolge a Lecce dove Manfredi De Pascalis, tradizionale rappresentante della Flc (i lavoratori della conoscenza aderenti alla Cgil) all’interno dell’Università del Salento, decide di dare il suo consenso ai grillini alle politiche e di anticipare pubblicamente la sua scelta su Facebook. “Da sempre uomo di sinistra  coerente e militante ho deciso il 4 marzo prossimo di votare e sostenere il M5S”, fa sapere il leader sindacale.

Mai fosse accaduto. Il sindacalista con un passato da segretario cittadino del Pds e dirigente regionale di Rifondazione -  che a quanto spiegano i media ha reso la Cgil la prima organizzazione dentro l’Ateneo ed è sempre stato il più votato alle elezioni sindacali - è stato duramente ripreso dai vertici di categoria per la posizione espressa, considerata in talune sue parti di “assoluta distanza e inconciliabilità”.

Il sindacalista De Pascalis

Le parole contestate

Ma quali sono queste posizioni? Pare che De Pascalis abbia fatto riferimento, nell’annunciare il suo voto per i pentastellati, alla necessità di “evitare che il Paese sia nuovamente governato dal Renzismo-Berlusconismo”. Poi avrebbe anche condiviso l’esigenza di “un’autoriforma del sindacato (che corre il rischio di fare la stessa fine dei vecchi partiti malati di burocrazia e scarsa democrazia interna)” e di una "riforma della rappresentanza per restituirla ai lavoratori”.

L'intervento dei vertici

Sulla vicenda sono subito intervenute la segreteria regionale Flc e quella confederale che avrebbero scritto all’interessato. “Ti saremmo grati se eliminassi dal tuo post quella parte”, gli avrebbero fatto sapere sia il segretario regionale Claudio Menga che quello confederale Valentina Fragassi. Nella lettera a De Pascalis, dopo aver premesso che “se hai deciso di abdicare al valore della coerenza rispetto alla tua storia di uomo di sinistra aderendo al M5S sappi che rispettiamo la scelta profondamente”, si sarebbe mosso però un appunto circa il passaggio sulla “presunta esigenza” di autoriforma delle organizzazioni dei lavoratori. Esigenze che “sono già state lapidariamente espresse dal leader del M5S Luigi Di Maio".

La diatriba Di Maio-Camusso

Ci si riferirebbe insomma a quelle dichiarazioni del candidato premier dei cinquestelle foriere di più di una polemica: "I sindacati o si autoriformano o, quando saremo al governo, faremo noi la riforma”. Una presa di posizione che a suo tempo scatenò la risposta picata della leader nazionale della Cgil Susanna Camusso che stigmatizzò quelle posizioni come “offensive e antitetiche” chiedendo un passo indietro a chi le sosteneva.

Il punto secondo i vertici Cgil è infatti difendere l’autonomia sindacale dalla politica, anche perché il sindacato ha gli strumenti interni per riformarsi, senza aspettare che intervenga il governo. E proprio nell’alveo di tale concetto si inserirebbe l’intervento nei confronti del sindacalista di Lecce. La dichiarazione contenuta in quell’appello al voto per i cinquestelle, rinvierebbe insomma palesemente alla diatriba tra il massimo vertice Cgil e Di Maio.

Il ritiro di De Pascalis

Ma De Pascalis replica: “Quanto fatto a me non è democratico, non è qualcosa che appartiene alla Cgil. Dopo aver ricevuto lo scritto sono stato convocato dai segretari, poi è stato riunito il comitato degli iscritti. Una sorta di doppio processo. Hanno tentato di porre ai voti la cancellazione della mia candidatura e per questo alcuni compagni si sono opposti. Alla fine – spiega il sindacalista – mi sono ritirato io”. Una decisione fatta col cuore infranto, perché “è stato come dovermene andare da casa mia”.

La nota stampa della Flc-Cgil

"Il quotidiano Il Fatto - scrive a sua volta la Flc in una nota stampa - ha pubblicato la notizia su una presunta censura della CGIL e della FLC nei confronti di un iscritto, De Pascalis, per il proprio orientamento politico. L'idea che esista tra gli iscritti CGIL una sorta di fronte compatto nell'espressione del voto è fuori dalla realtà da molto prima che il 4 marzo segnasse la debacle delle formazioni politiche maggiormente legate alla tradizione novecentesca. Nel mondo dell’istruzione, e al Sud soprattutto, in decine di migliaia hanno espresso la loro preferenza per il Movimento 5 Stelle, tra questi molti iscritti e in alcuni casi militanti della CGIL. Com’è noto che al Nord da vent'anni la Lega raccoglie una parte del disagio operaio rappresentato in fabbrica dalla stessa CGIL. Al di là dell'importanza per la nostra organizzazione di tenere un ferreo meccanismo di ricambio dei propri organismi di rappresentanza, che forse è il fatto vero dietro la presunta "censura" avvenuta nell'università salentina, ciò che per la CGIL davvero conta, specie nella complessità di questa fase di crisi sociale perdurante, è interpretare i segni, il senso e il valore politico di ciò che esprimono i cittadini a partire dai propri iscritti, nelle urne".