Una strada intitolata a Quattrocchi, la sorella: “Se la decisione del Comune deve alimentare polemiche diciamo no”

La sinistra si scaglia contro la figura del panettiere di San Martino che scelse di diventare bodyguard e che morì in Iraq: “Era un mercenario”. La famiglia: “Sospendete la procedura”

Una strada intitolata a Quattrocchi, la sorella: “Se la decisione del Comune deve alimentare polemiche diciamo no”
Redazione Tiscali

Le polemiche sollevate dalle opposizioni alla decisione di intitolare una strada a Fabrizio Quattrocchi, il panettiere di San Martino ucciso dalle Falangi Verdi di Maometto in Iraq , mentre svolgeva la professione di bodyguard, hanno portato la famiglia del giovane panettiere a scrivere una lettera aperta alla città e all’amministrazione comunale. Le polemiche non fanno altro che “rinnovare il nostro strazio. Siamo giunti alla determinazione di chiedere di soprassedere alla richiesta di intestazione di una via in attesa che si stemperi l’acrimonia di sterili dibattiti”, ha scritto Graziella, sorella di Fabrizio. Lui “non vorrebbe che la sua persona e il suo gesto fossero al centro di polemiche”. Fabrizio, infatti, dopo esser stato rapito, e compreso che il suo momento era ormai giunto, si offrì ai suoi assassini a volto scoperto e pronunciando parole che commossero tutta l’Italia: “Vi faccio vedere come muore un italiano”. Era il 14 aprile del 2004 e tutto il Paese si strinse attorno alla famiglia del giovane.

La sinistra attacca: "Era un mercenario"

La commozione e il senso di patriottismo, che sono valsi a Fabrizio una medaglia d’oro al valore civile consegnata dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, sono evidentemente svaniti nel nulla, trasformando un dramma in una battaglia politica. La sinistra non ritiene e non ha mai voluto riconoscere alcun valore alla figura di Fabrizio e si limita a definire il panettiere bodyguard “un mercenario”, un soldato di ventura al soldo delle compagni di contractor che operavano in Iraq. A difendere l’immagine di Fabrizio è rimasto soltanto il Centrodestra. “Quattrocchi come Oriana Fallaci - commenta Stefano Bernini, che in consiglio comunale si era espresso contrario all’iniziativa avanzata da Fratelli d’Italia - sono diventati simboli del Centrodestra. Io non condivido che si utilizzi la morte di un uomo come battaglia politica. Il gesto della sorella è molto nobile, ma ricordo a tutti che Quattrocchi ha già una piazza intitolata: è quella del mercatino di San Nicola e lì, ogni anno, viene ricordato per la sua attività di volontario”. “L’approccio della destra è troppo politico - sottolinea Cristina Lodi, capogruppo del Pd - intitolare una via a Fabrizio è diventata la loro marchettona. Poi, sinceramente, oltre alle valutazioni sull’uomo esistono altre procedure che devono essere rispettate”.

La sorella di Fabrizio: "Accertato non fosse un mercenario"

Proprio per queste e altre polemiche la famiglia di Fabrizio fa dunque un passo indietro e chiede a chi sostiene questa iniziativa di non persistere. “Siamo sinceramente grati a coloro che hanno formulato e sostenuto la proposta senza nessuna sollecitazione da parte nostra - scrive nella sua missiva Graziella - ma siamo costretti a chiedere il favore di rinunciare alla stessa, se deve alimentare una polemica maramalda sulla figura di mio fratello da parte di soggetti che non rispettano neppure la memoria dei morti. Fabrizio nel momento supremo, ebbe la forza morale di proclamare l’orgoglio di essere italiano, un tributo al di sopra e al di fuori di ogni spirito di fazione, un tributo alla patria visto e apprezzato in tutto il mondo”. Il suo gesto, conclude Graziella, non è stato evidentemente compreso, “non è stato compreso da coloro che cercano di infangarne la memoria definendolo mercenario, nonostante sia stato giudizialmente acclarato non fosse un combattente al servizio delle fazioni in guerra ma un lavoratore assunto per proteggere da aggressioni o rapimenti il privato suo datore di lavoro”.