La Consulta: sì ai sindacati militari. La sentenza che rivoluziona la vita dei soldati

La vittoria del Partito Radicale che nel 2010 aveva presentato una proposta di legge per consentire ai militari il diritto a costituirsi in sindacato così come già accade per la Polizia di Stato. Il commento di Luca Marco Comellini

Paracadutisti
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“Per anni ci siamo scontrati con servi e servitori dei generali, satrapi di ogni specie e petitori di proroghe, professionisti della forfettaria”, ha detto Luca Comellini, segretario Partito per la tutela dei Diritti dei militari e delle forze di polizia (PdM) quando è venuto a conoscenza del contenuto della sentenza della Consulta che ha cancellato il divieto di costituire associazioni sindacali per i militari. La Corte ha infatti dichiarato parzialmente fondata “la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1475, comma 2, del Codice dell’ordinamento militare nella parte in cui vieta ai militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale. Resta fermo il divieto di “aderire ad altre associazioni sindacali”.  Il vecchio diritto di fronte a queste affermazioni segna il passo, ma il futuro deve essere ancora costruito.

La specialità di status e di funzioni del personale militare, ha comunque puntualizzato la Corte, impone il rispetto di “restrizioni”, secondo quanto prevedono l’articolo 11 della Convenzione Europea per i diritti dell’uomo (CEDU) e l’articolo 5 della Carta sociale europea. Restrizioni che, in attesa del necessario intervento del legislatore allo stato dell’arte sono le stesse previste dalla normativa dettata per gli organismi di rappresentanza disciplinati dal Codice dell’ordinamento militare. In buona sostanza, è stato finalmente accolto il principio della Convenzione nella parte in cui si dice che chiunque “ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà d’associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire a essi per la difesa dei propri interessi”. Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà d’associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire a essi per la difesa dei propri interessi”.

Spiega ancora l’articolo 11 della Carta: “L’esercizio di questi diritti non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale e alla protezione dei diritti e delle libertà altrui. Il presente articolo non osta a che restrizioni legittime siano imposte all’esercizio di tali diritti da parte dei membri delle forze armate, della polizia o dell’amministrazione dello Stato”. Insomma, per chi indossa le stellette si apre un’era nuova. La sentenza è stata colta con grande enfasi da tutti i sindacati. In particolare dal PdM che dal 2009, con il rilevante apporto del partito Radicale, ha portato avanti una lunga battaglia per il riconoscimento di questi diritti.  “Finalmente i militari – ha scritto nel suo blog Comellini, che con l’avvocato Giorgio Carta e all’ex parlamentare radicale Maurizio Turco hanno portato avanti questa battaglia di democrazia - potranno esercitare i diritti sindacali e costituire le proprie associazioni di categoria al pari del personale delle forze di polizia”.

Dopo anni di delusioni il Pdm ha visto premiata la sua costante opera a difesa dei militari. Un giorno importante per l’ex deputato dei radicali Maurizio Turco che nel 2010 aveva presentato una proposta di legge per consentire ai militari il diritto a costituirsi in sindacato così come già accade per la Polizia di Stato. La modifica normativa era volta ad estendere anche al personale delle Forze Armate, Carabinieri e Guardia di Finanza i diritti e i doveri previsti per gli appartenenti alle Forze di polizia, nella parte in cui disciplina le rappresentanze e i diritti sindacali in materia di associazione a carattere sindacale. Una proposta che sarebbe potuta essere approvata, senza provocare chissà quali danni, nel giro di dieci minuti. “Finalmente giustizia è fatta – ha detto tiscali.it Turco – la Consulta ci ha dato ragione”.

Eppure, all’ex deputato un po’ di amaro in bocca e restato: “La sentenza della Corte ha dimostrato l’insipienza del nostro Parlamento che ha di fatto, negando per quasi un decennio i diritti sindacali alle donne e agli uomini con le stellette non ha fatto certo una bella figura: ha sempre preferito appiattire le rappresentanze militari al mero fatto economico (senza peraltro avere grossi risultati) a discapito dei diritti”.  Comellini lancia un avviso ai naviganti: “Ora i cittadini in divisa facciano un saggio usi di questo loro nuovo diritto a cominciare dal diffidare di tutti quei delegati della Rappresentanza militare che in questo ultimo decennio li hanno più volte calpestati svendendone i diritti, le carriere e la dignità economica per compiacere i vertici militari e la Ministra della difesa Roberta Pinotti che come esponente di un sedicente partito democratico ha fatto del suo meglio per negare e sopprimere ogni forma di dissenso  o aspirazione sindacale”.

La Corte costituzionale ha fatto la sua parte, ora spetta al legislatore fare la sua: “Perché anche per i militari valgano le regole che fin dal 1981 disciplinano le attività sindacali per il personale della Polizia di Stato”.  Il segretario del Pdm è già pronto a dare battaglia, per dare risposte anche a tanti ex Forestali e all'Associazione Unforced che nell'Arma, costretti da una scellerata riforma a rinunciare ai diritti sindacali che avevano acquisito con anni di lotte e cancellati con un semplice colpo di spugna dal ministro della Difesa Pinotti. E che ora, grazie della sentenza delle Consulta, “avranno il compito e il privilegio di insegnare i diritti e garantire ogni possibile forma di tutela sindacale ai loro colleghi dell'Arma che fino ad oggi sono stati alla merce del Cocer”.

E i militari come hanno interpretato questa sentenza? Fra di loro circola “una certa diffidenza su quello che potrebbe rappresentare un passaggio professionale epocale”, ha spiegato un militare all’avvocato Carta su Facebook. “Dai profili Facebook di molti militari ricavo l’impressione netta che un evento storico come la sentenza della Corte costituzionale che ha (o avrebbe) abolito il divieto di costituzione di sindacati sia stato pressoché ignorato. Va bene che i giornali e le tv hanno messo la sordina su questo evento storico, ma come pensano i militari di abbandonare o quanto meno mitigare il proprio ordinamento ottocentesco? Credono che la Polizia di Stato abbia raggiunto l’attuale livello dei diritti infischiandosene e lasciando fare agli altri?”. Detto in altri termini, la Corte ha fatto la sua parte, ma le redini del loro futuro in mano ora le devono prendere i soldati. E’ tempo di democrazia anche per loro, ma dovranno meritarsela.