I conti dei divi Rai non tornano: nuovo esposto di Anzaldi (Pd) a Corte dei Conti

Il segretario Commissione di vigilanza Rai chiede trasparenza sui contratti di 38 "star" che sforerebbero il tetto massimo dei 240 mila euro all'anno. Aperta la discussione in Commissione sull'atto di indirizzo che disciplina il confitto d'interessi

I conti dei divi Rai non tornano: nuovo esposto di Anzaldi (Pd) a Corte dei Conti
Redazione Tiscali

Tempi duri per le grandi "star" in Rai e per il business che si muove dietro il mondo dorato dell'intrattenimento televisivo. Nel giorno in cui la Plenaria della Commissione di Vigilanza avvia la discussione sull'atto di indirizzo relativo al conflitto d'interessi di agenti, artisti e conduttori, Michele Anzaldi, relatore del testo, annuncia di aver inoltrato un nuovo esposto alla Corte dei Conti. Dopo il taglio del 30% del contratto di Bruno Vespa e il "ritocco" ai costi di produzione del programma Che tempo che Fa di Fabio Fazio, il castigamatti della Tv pubblica chiede conto degli altri 39 artisti sfuggiti al tetto dei 240 mila euro all'anno di stipendio: il piano Rai relativo alle deroghe varato dal Cda a giugno parlava infatti di un taglio minimo del 10% per tutti, con sforbiciate più ampie per gli stipendi più alti. Anzaldi spiega che vuole verificare "che la Rai abbia rispettato la legge e che Vespa non sia l'unico a vedersi ridurre il compenso".  Allo stesso tempo, mentre si apprende che anche il titolare dell'Anticorruzione Cantone ha aperto un'istruttoria sull'accordo con Fazio per l'affidamento della produzione di Che tempo che Fa ad una società costituita ad hoc (L'Officina, di cui lo stesso conduttore è socio), l'Ufficio di Presidenza della Commissione di Vigilanza fa un gesto di distensione verso il dg Orfeo: se ha delle valutazioni integrative da apporre all'atto di indirizzo Anzaldi sul conflitto d'interessi le formuli, nella prospettiva della miglior armonizzazione del testo finale.

 

L'esposto

"In riferimento al tetto da 240 mila euro sugli stipendi Rai, introdotto dalla legge sull'Editoria approvata il 5 ottobre 2016, a giugno 2017 il Cda Rai ha approvato un piano di parametri per l'individuazione e la remunerazione in deroga di contratti di natura artistica", si legge nell'esposto inviato una settimana fa da Anzaldi al procuratore della Corte dei conti del Lazio Andrea Lupi e alla procura generale della Corte dei Conti presieduta da Claudio Galtieri. "Secondo un parere dell'Avvocatura dello Stato-prosegue l'esposto- le deroghe sono possibili solo per quelle prestazioni che abbiano effettiva natura artistica. Il piano deroghe della Rai parla di un taglio minimo del 10% su tutti i contratti, aggiungendo inoltre che "le prime serate potrebbero al massimo essere valorizzate al 70% degli attuali compensi e le attrazioni utilizzate in prime time scenderebbero al 50%, indipendentemente dal compenso annuo". 

"Quindi per le prime serate si parla di un taglio dal 30% al 50% sugli attuali compensi. Secondo notizie di stampa, attualmente per la Rai lavorerebbero 40 collaboratori i cui compensi sono superiori a 240 mila euro: 29 tra 240 mila e 500 mila, 5 tra 500 mila e un milione, 6 superiori a un milione. Finora si è avuta conoscenza pubblica solo delle condizioni di rinnovo di 2 contratti su 40 , quelli dei conduttori Fabio Fazio e Bruno Vespa. Degli altri 38 la rai non ha ancora dato alcuna informazione sul rispetto del tetto, ormai diventato legge quasi un anno fa. Peraltro il conduttore Vespa ha dichiarato che probabilmente nessuno degli altri che superano il tetto seguirà il suo caso di riduzione del compenso. Di fronte alla reticenza e alla mancata trasparenza del servizio pubblico radiotelevisivo- conclude il documento- la Corte dei Conti valuti se non sia opportuno acquisire la documentazione di tutti i rinnovi contrattuali riguardanti le deroghe al tetto agli stipendi, per avere certezza che la Rai abbia rispettato la legge e il parere dell’Avvocatura dello Stato, senza causare danni erariali e sprechi di denaro pubblico". 

 Ampia convergenza di tutti gli schieramenti sull'atto di indirizzo per il conflitto d'interessi

Un "gesto di cortesia istituzionale" nei confronti di viale Mazzini: è questo in sostanza, il senso della richiesta, da parte dell'Ufficio di presidenza della Commissione di Vigilanza, di un parere scritto al Dg Rai Orfeo sul testo dell'atto di indirizzo la cui discussione è stata avviata oggi in plenaria. I vertici dell'azienda televisiva pubblica potranno apportare così un utile contributo al testo messo a punto da Michele Anzaldi, relatore in commissione. Sarà lo stesso relatore a valutare ed eventualmente inserire le osservazioni della Rai, inviando il testo finale alla commissione di Palazzo San Macuto entro sabato 16. A quel punto i componenti la Vigilanza potranno presentare, entro martedì 19 settembre, gli eventuali emendamenti all'atto di indirizzo la cui votazione è calendarizzata per mercoledì 20.

Al momento sembrerebbe esserci una convergenza di tutte le forze politiche sul testo di Anzaldi, che ha raccolto anche il plauso del M5S. "Il lavoro della commissione di Vigilanza Rai sui conflitti d'interesse degli agenti finora è stato ottimo, di questo va dato merito anche al relatore Anzaldi, per il Movimento 5 Stelle bisogna continuare a tenere la barra dritta e conservare un testo puntuale come quello esaminato ieri in commissione. Se così sará il nostro voto mercoledì prossimo sará certamente positivo". Così i parlamentari del MoVimento 5 Stelle in commissione di Vigilanza Rai."Sono state recepite- proseguono- diverse nostre richieste, la direzione è quella giusta. Questo è il giusto esito di un percorso che abbiamo intrapreso in questi anni dopo tante denunce. L'auspicio è un rapido via libera alla risoluzione, e soprattutto un immediato recepimento da parte di Viale Mazzini".