[L’inchiesta] Il poliziotto infiltrato nella Ong che ha scoperto il patto segreto con i trafficanti

La storia dell’agente sotto copertura che ha realizzato foto, video e intercettazioni per incastrare la Ong tedesca finita nell’inchiesta della procura di Trapani

È un agente di polizia del servizio centrale operativo del Viminale. Un corpo investigativo d'eccellenza. È lui che è stato fatto imbarcare come membro di equipaggio sulla “Ves Hestia”, la motonave che per conto della Ong “Save the Children” partecipa alle operazioni di soccorso e salvataggio dei migranti, al largo delle coste libiche.

È l'agente sotto copertura - di cui non facciamo il nome per motivi di riservatezza - che si è imbarcato il 19 maggio scorso e ha documentato le “anomalie” della motonave “Iuventa”.

«Lo scorso 18 giugno - scrive in una sua informativa - si sono verificati due eventi che hanno visto il coinvolgimento di Iuventa (alle ore 6.15 e alle 11.00). Alle 6.15 del 18 giugno tra le 12 e le 20 miglia dalle acque territoriali libiche, di fronte a Zwarah si trovavano: 3 barconi in legno con migranti; 1 motovedetta della Guardia Costiera libica; 1 barchino con trafficanti e la motonave Iuventa battente bandiera olandese e operante per conto della Ong tedesca Jugend Rettet con due gommoni di supporto».

«A un certo punto il barchino e la motovedetta si sono allontanati e hanno avuto inizio le operazioni di trasbordo. Tra i tre barconi ve n'era uno contrassegnato con due lettere KK sul fianco».

«Ho notato alcune anomalie. Al termine delle operazioni di soccorso, le 7.53, il gommone color verde della Iuventa si è avvicinato a due dei tre barconi in legno ormai vuoti e li hanno portati verso la Iuventa. A seguire, anche il terzo barcone è stato recuperato. Successivamente due barconi sono stati legati tra loro con una cima e gli operatori che si trovavano sul gommone li hanno trascinati verso la Libia, lasciandoli poi andare alla deriva».

«Il gommone ha poi recuperato il terzo barcone contrassegnato con le due lettere KK trascinandolo verso la Libia. Alcuni soggetti che si trovavano già a ridosso delle acque territoriali libiche hanno provveduto al recupero delle tre barche in legno». Di tutto il racconto dell'agente infiltrato colpiscono alcuni particolari. Quello più importante è la presenza sulla scena del contatto tra i trafficanti con i migranti e la nave della angelo di una motonave della Guardia costiera libica. 

Non è l'unico episodio citato nel provvedimento di sequestro del gip di Trapani. Già altre volte, episodi di cronaca ci hanno raccontato di presenze “anomale” accanto ai trafficanti e sparatorie partite dalla barche della Guardia costiera libica. Ora, secondo i massimi esperti di Libia, la Guardia costiera libica conti su una flotta di imbarcazioni pari a zero, o quasi. Hanno a disposizione una barca d'altura e cinque o sei barche piccole. Diciamo che quelle che fanno riferimento alla Marina militare libica sono affidabili, le altre meno. 

E l'Europa ha finanziato l'invio di altre 10 imbarcazioni per la Guardia costiera libica.  Ricordo che quando Gheddafi e l'Italia andavano d'amore e d'accordo, si fa per dire, vi furono diverse operazioni in Libia di polizia anti-trafficanti. Una volta su 500 arresti, ben 350 venivano dalla Guardia costiera libica. Per dire della loro “permeabilità”. I magistrati di Trapani sono arrivati alla conclusione che la Iuventa oggettivamente ha favorito il traffico illegale di migranti, intervenendo spesso in condizioni di assoluta tranquillità, in assenza cioè del pericolo di vita dei migranti stessi.

«La Iuventa staziona stabilmente nelle acque antistanti il mare territoriale della Libia, svolgendo operazioni di soccorso dei barconi di migranti, la Iuventa si limita a recuperare i migranti dai barconi per poi attendere che gli stessi vengano imbarcati a bordo di altre imbarcazioni della marina militare o di altre Ong».

Colpisce anche un'altra stranezza della nave della Ong tedesca. E cioè che non è mai entrata nei porti italiani, facendo rifornimento a Malta. è solo una volta è stata costretta a ormeggiare a Lampedusa. Entrando in quel porto, il comandante fece issare ben visibile a prua un cartello:«Fuck IMRCC» (vai a quel Paese Centro nazionale di coordinamento del soccorso marino, che si trova a Roma, ndr).

E l'altro elemento che colpisce dalla lettura delle carte, è la consapevolezza in molte Ong che le imbarcazioni come la Iuventa fungevano da «taxi». Viene da riflettere sul silenzio poco collaborativo delle Ong con le autorità, se non per iniziativa di singoli volontari che hanno avuto un ruolo determinante nella inchiesta giudiziaria in corso a Trapani.