Violenze di gruppo nella palestra di Karate: oltre al maestro coinvolti i genitori di altri ragazzi

Nella palestra, in orario di chiusura, si tenevano veri e propri festini hard. Almeno sei casi conclamatati, la più piccola delle allieve all'epoca dei fatti aveva solo 12 anni

Carmelo Cipriano
Il maestro di Karate, Carmelo Cipriano
Redazione Tiscali

Da allieve del corso di karate a baby fidanzate dell'allenatore adulto. E' una storia che gli inquirenti definiscono allarmante quella che arriva da Lonato del Garda, nel Bresciano. Dove abita il maestro di karate Carmelo Cipriano, 43 anni, arrestato dai carabinieri e finito in carcere con le accuse di prostituzione minorile, violenza sessuale di gruppo, atti sessuali con minori e detenzione di materiale pedopornografico.

Violenze di gruppo

Più l'indagine va avanti, più si scoprono particolari inquietanti e terribili. Secondo gli inquirenti nella palestra, in orario di chiusura, si tenevano veri e propri festini hard con le ragazzine. Lui che invitava gli amici a guardare, in alcuni casi a partecipare mentre le piccole allieve, per la vergogna e per un gioco seduttivo maledetto, venivano abusate. Almeno sei casi conclamatati, la più piccola delle allieve del maestro all'epoca dei fatti aveva solo 12 anni.

“C’erano più uomini”

 "Tra il 2011 e il 2012 mi costringeva a partecipare a video chat su badoo, voleva che assumessi pose hard. Dalle chat, poi, si è passati ai messaggi sul cellulare: scambiati con altri uomini maggiorenni che frequentavano la palestra. Due, in particolare, erano genitori di altrettanti ragazzi che venivano a fare karate",  racconta una ragazzina  che fornisce una spiegazione accurata dei fatti e dei luoghi in cui si sono consumati gli abusi. Che ci fossero coinvolti altri adulti è dimostrato anche dalle loro utenze telefoniche: la ragazza, quei numeri, li aveva in memoria. Per il giudice non importa il “ruolo” esatto di uno o dell’altro aggressore: la presenza basta a configurare la violenza di gruppo. Per il codice penale è sufficiente qualunque condotta partecipativa: morale o materiale.

Coinvolti genitori di altre ragazzi

I racconti delle ragazze sono ritenuti credibili dagli investigatori. Ci sono i messaggini, in un caso migliaia di sms, le video chat a luci rosse in cui il maestro di karate costringeva le ragazzine a spogliarsi. Video che giravano tra adulti, alcuni di questi sono essi stessi genitori di altri minori che frequentavano il centro sportivo. A scoperchiare questo mostruoso vaso di Pandora la denuncia di una ragazza, oggi maggiorenne, che è stata vittima delle attenzioni morbose dell'uomo da quando aveva 12 anni.

Rapporti a 13 anni

"Ho avuto il primo rapporto sessuale completo con lui qualche giorno dopo il 31 dicembre 2009. Avevo 13 anni e fino ai 15 ho continuato". A parlare, in una delle testimonianze agli atti, è una ragazzina che aveva 12 anni all'epoca dei primi incontri con l'istruttore definito dagli inquirenti un uomo "dalla totale assenza di freni inibitori e incapace di contenere l'impulso sessuale". "Avevamo iniziato una relazione sentimentale all'età di 16 anni" ha fatto mettere a verbale un'altra giovane iscritta alla palestra Asd Askl di Lonato di proprietà dell'arrestato. "Carmelo Cipriano - ha spiegato la ragazza - inizialmente ti faceva sentire più forte e più bella poi diventava morboso. Mi sono sempre sentita in colpa per quello che è successo, mi sto portando dietro questi pensieri che mi fanno stare male anche ora che sono diventata maggiorenne".

"Io mi sentivo in colpa"

Nel racconto di una ragazza, che è stata aiutata a denunciare grazie anche al sostegno del suo fidanzato, emergono particolari raccapriccianti: "Lui aveva una moglie ed io mi sentivo in colpa perché passavo le serate a casa loro e mi trattava come una figlia e lei mi voleva bene, andavamo in vacanza assieme, ma non riuscivo a fermarmi pur sapendo che stavo facendo una cosa sbagliata. Penso che lei possa esserne venuta a conoscenza solo verso la fine, quando ho smesso di fare karate e lui aveva iniziato a minacciare di suicidarsi, a volte telefonandomi e dicendomi che aveva il coltello in mano e che si sarebbe suicidato. Lui riusciva a farmi sentire in colpa perennemente".

La testimonianza di una madre

Il Corriere della Sera riporta la testimonianza di una delle mamme di queste ragazzine soggiogate. La figlia all'epoca aveva 15 anni. "Fu un'altra ragazza ad aprirmi gli occhi. Mi pregò di allontanare mia figlia da quella palestra, perché non avrebbe dovuto accaderle quello che era stata costretta a subire lei. Con un paio di domande ho capito di cosa e di chi stesse parlando. Mi stava dicendo che mia figlia aveva una relazione con quell’uomo. Per incastralo io e mio marito decidemmo di invitarlo a cena. Per ore ci raccontò quanto fosse innamorato di lei. Quando capimmo che dietro questa storia c'erano abusi e un giro di prostituzione minorile, allontanammo nostra figlia. E lei ci ha accusati di averla tradita, ci disse che i mostri eravamo noi, non lui. Non ho salvato mia figlia e forse non riuscirò a salvarla - conclude la donna nell'intervista al Corriere - ma non mi sarei mai perdonata pensando che con quell’uomo, ogni giorno, c’erano minorenni. Andava fermato”.

“Non pensavo si potesse arrivare a tanto”

Intanto Carmelo Cipriano sarà interrogato lunedì mattina nel carcere di Brescia. Secondo le indagini della Procura, che lo definisce "un soggetto dalla totale assenza di freni inibitori", aveva trasformato l'infermeria della sua palestra nello stanzino del sesso proibito. E al momento dell'arresto Cipriano, che è sposato, avrebbe ammesso alcune contestazioni. A Lonato del Garda il giorno dopo l'arresto la palestra è rimasta chiusa. "Non ci aspettavamo una cosa del genere" commenta un frequentatore. C'erano tante ragazzine, ma non pensavo si potesse arrivare a tanto": per il proprietario di un capannone che confina con la palestra di Carmelo Cipriano, "era molto strano il giro di ragazzine che si vedeva soprattutto nel primo pomeriggio e la sera tardi".  Per il sindaco di Lonato Roberto Tardani "il paese è sotto choc; questa vicenda deve insegnarci a guardare tutto con più attenzione.