La guerra delle patatine San Carlo: i figli maschi contro il padre che lascia l’azienda alla sorella

Fratelli Vitaloni contro la sorella Susanna, accusata di avere influenzato la decisione del patron dell’azienda Alberto

Susanna Vitaloni
Susanna Vitaloni
TiscaliNews

Alla San Carlo è scoppiata la «guerra delle patatine», ma non è questione di olio, sale o cottura. C’è di mezzo il controllo di un gruppo alimentare da 315 milioni di fatturato l’anno e una sorta di faida familiare. Come racconta Il Corriere della Sera, i due figli maschi del patron del marchio San Carlo, Alberto Vitaloni, si oppongono alla sua decisione di dare l’azienda alla sorella Susanna, accusata in ipotesi persino di circonvenzione di incapace o di violenza privata. Dopo la malattia di Vitaloni si è infatti scatenata una diatriba per il controllo del gruppo da 2.200 dipendenti e alla fine la Procura della Repubblica e il Tribunale civile di Milano hanno dato ragione all’anziano capofamiglia e alla figlia alla quale lui ha conferito la guida dell’azienda.

La lite

Erano deteriorati da tempo, fino all’interruzione, i rapporti tra i due figli Francesco e Michele Vitaloni con il padre Alberto, 83enne figlio del fondatore Francesco nel 1936, e presidente del colosso che detiene il 60% del mercato italiano degli snack salati, sponsor della nazionale di calcio. Il tutto è nato dall’idea che le mutate scelte paterne circa gli assetti azionari in famiglia fossero state causate proprio dalla sorella e da sue manipolazioni ai danni del padre.

Dopo l’ictus del padre

Ciò che i figli lamentavano era che il padre, dopo aver donato il 18 marzo 2016 a ciascuno dei tre figli tre identiche quote del 15%, e dopo un patto di sindacato con vincoli bilancianti l’equilibrio per 5 anni, il 21 ottobre 2016 (un mese dopo la morte della moglie Laura) avesse invece donato alla figlia Susanna la nuda proprietà di un ulteriore 35,04%, così dandole la maggioranza (50,04%) del controllo di «Unichips Finanziaria spa», holding a sua volta controllante il 100% di «San Carlo Gruppo Alimentare spa» e gli altri marchi «Pai, Flodor, Crecs, Highlander, Autentica Trattoria, Wacko’s». Secondo loro questa decisione era viziata da una ridotta capacità di autodeterminazione del padre, compromessa proprio dall’influenza della sorella e del suo entourage dopo l’ictus dell’ottobre 2015.

Finalmente pace tra padre e figli?

Dopo una lunga istruttoria e dopo avere sentito le testimonianze, oltre che dei diretti interessati, anche di chi si occupa della cura di Vitaloni come infermieri, fisioterapisti, domestici, autisti, comandanti di barche, i giudici hanno dedotto che la richiesta di nominare un «amministratore di sostegno» per il padre fosse da archiviare. Non sono infatti stati rilevati elementi tali da far ritenere le scelte del patron come frutto di circonvenzione operata dalla figlia. Alla fine i figli hanno ritirato la propria richiesta di nominare per il padre un «amministratore di sostegno» ma resterebbe ancora aperto un terzo fronte giudiziario, quello in cui il padre dal giugno 2017 chiede ai figli maschi di pagargli una penale di 16,5 milioni per essersi resi inadempienti rispetto al patto di sindacato con la propria condotta nell’assemblea del 23 maggio 2017. I più ottimisti ipotizzano però sia stavolta il padre a deporre le armi contro i figli e che i rapporti familiari siano ricomposti.