[L’inchiesta] Soldi e posti di lavoro, così il costruttore Parnasi pagava Cinque Stelle e Lega. “Sono tutti sodali”

Coinvolti anche Forza Italia e Pd. L’avvocato di Grillo diventa “Mr Wolf”, colui che risolve i problemi. L’inchiesta della procura di Roma

Luca Parnasi
Luca Parnasi

Il buongiorno al governo del cambiamento giallo-verde arriva di prima mattina con 288 pagine di ordinanza di custodia cautelare che sono l’apoteosi di patti corruttivi vecchia maniera. “Le indagini – si legge nell’ordinanza del gip Paola Tommaselli – hanno consentito di cogliere un flusso costante di relazioni tra il costruttore Parnasi (considerato dalla procura di Roma dell’accordo corruttivo, ndr) e pubblici ufficiali che, in una sorta di crescendo rossiniano, muove da condotte inopportune, passa per condotte illegittime che fanno a brandelli il principio di imparzialità dell’azione amministrativa e sfocia in gravi fatti corruttivi”. L’indagine, nata dal processo dove sono imputati l’ex segretario generale del Campidoglio Renato Marra e il costruttore Scarpellini, riguarda l’ultimo anno e mezzo dell’amministrazione della Capitale e ha per oggetto soprattutto il complesso iter di approvazione e la realizzazione del nuovo stadio della Roma calcio a Tor di Valle.  

9 arresti e 27 indagati

I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri, elogiati dal gip per “l’elevata professionalità, la riservatezza e la capacità di discernimento”, hanno arrestato 9 persone tra cui il costruttore Luca Parnasi, cinque suoi collaboratori e il vicepresidente del consiglio regionale Adriano Palozzi (Fi),l’ex assessore regionale Michele Civita (Pd), il presidente di Acea Luca Lanzalone, avvocato amico di Beppe Grillo e da lui inviato a Roma dopo il terremoto Marra per mettere ordine alla macchina comunale. Sono 27 gli indagati tra cui alcuni nomi eccellenti come il presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma Mauro Vaglio, politicamente vicino al M5S, e il consigliere capitolino di Forza Italia Davide Bordoni, recordman delle preferenze alle amministrative del 2016 con oltre 3.500 preferenze. Coinvolti anche il capogruppo grillino in Campidoglio Paolo Ferrara, l’assessore anche lui grillino del X Municipio (Ostia) Giampaolo Gola. I pm ipotizzano l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, al finanziamento illecito, alla falsa fatturazione e al traffico di influenze. 

“Spendo soldi per poter poi alzare il telefono…”

Si tratta di un’inchiesta vecchio stile che racconta un modus operandi vecchio stile: secondo l’accusa il gruppo Parnasi avrebbe foraggiato politici e pubblici ufficiali con contanti, fatture per operazioni inesistenti, assunzioni e consulenze. Un metodo così radicato che gli investigatori lo definiscono “asset di impresa”. A sentire Luca Parnasi, 47 anni, rampollo di una dinastia di costruttori, potremmo aggiungere “asset strategico”.  Che ha sempre funzionato.  “Con i collaboratori più stretti devo parlare con franchezza – dice Parnasi intercettato nel suo studio a Roma in un colloquio di lavoro con colleghi – ci sono le elezioni, io spenderò qualche soldo sulle elezioni, che poi vedremo con Gianluca come vanno girati ufficialmente con i partiti politici eccetera…In questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro. Ed è un investimento che io devo fare, molto moderato rispetto al passato quando ho speso cifre che manco ve lo racconto. Però la sostanza è che io alzo  il telefono e ….”. Segue un lungo omisissis perché l’inchiesta è, come si dice, solo all’inizio. Insomma, una corruzione “sistemica” e “pulviscolare” e “insensibile ai mutamenti politici e istituzionali”. Ha sempre funzionato così, rassicura Parnasi, e andrà avanti ancora così. Difficile però, per essere chiari, che dopo aver letto queste pagine i 5 Stelle possano andare in giro rivendicando al Movimento l’esclusiva dell’onestà. “Sto mondo 5 Stelle…” commenta il 18 maggio corso Parnasi con una collaboratrice che chiosa: “E’ tuo, ormai…”. E il costruttore: “Sono tutti sodali”. Commenta il gip: “I 5 Stelle non solo sono disponibili ad aderire alle richieste di Parnasi ma sono anche animati da medesimi interessi di parte”. 

Dal sovrintendente al Pd passando per Fi 

L’ordinanza ripercorre numerosi episodi di ipotizzata corruzione. Il sovrintendete  Prosperetti sarebbe stato avvicinato dall’avvocato Claudio Santini, ex capo della segreteria del Mibact, per far decadere il vincolo architettonico sulle tribune dell’ippodromo di Tor di Valle e lasciare il campo allo stadio, vincolo poi in effetti decaduto. Adriano Palozzi (Fi), attuale vicepresidente del consiglio regionale della regione Lazio sarebbe stato aiutato per la campagna elettorale. “Mi ci gioco il culo, mi costerà 4-500 mila euro” dice a Parnasi in un’intercettazione di febbraio scorso. “Non ti lascio solo, tranquillo”, lo rassicura il costruttore. Michele Civita (Pd), all’epoca assessore in Regione, incontra Parnasi in un bar e gli chiede un posto di lavoro per il figlio, “più è umile e meglio è”. L’inchiesta racconta anche di finanziamenti a partiti (“alla Lega”) e “attività di promozione” per la campagna elettorale, ad esempio, di Roberta Lombardi, candidata governatrice nella Regione Lazio, grazie all’interessamento del presidente del consiglio comunale Marcello De Vito (M5s). E allora, pur essendo tutto molto “vecchio” e “già visto”,  la novità sta proprio nel vedere come i vecchi metodi hanno interagito con il nuovo mondo dei 5 Stelle.

“Attività frenetica con i 5 Stelle”

Il gip scrive che “l’obiettivo di Parnasi di ottenere i  favori del mondo 5 Stelle è chiaramente e ripetutamente manifestato dall'imprenditore ai suoi collaboratori in maniera esplicita”. L’imprenditore si attiva “freneticamente in tal senso”.  E non c’è dubbio che, stando all’ordinanza, l’oggetto di questa intensa attività sia prima di tutto Luca Alfredo Lanzalone, titolare della Lanzolone&partners, genovese, amico di Beppe Grillo, già impiegato a Livorno dalla giunta Nogarin per risolvere i dissesti di bilancio della partecipata per la raccolta dei rifiuti e giunto a Roma all’inizio del 2017 per risolvere lo stallo della giunta Raggi subito travolta dagli scandali sui fratelli Marra e Romeo. Lanzalone, in effetti, è riuscito a fare molto. Soprattutto a sbloccare i permessi che congelavano il progetto dello stadio a Tor di Valle. Subito dopo è diventato presidente di Acea, 240 mila euro di compensi all’anno. Ma questa nomina, ha spiegato l’aggiunto Paolo Ielo, “non può essere considerata merce per lo scambio corruttivo visto che Lanzalone, in quanto consulente del sindaco, aveva già la funzione di pubblico ufficiale”. E giuridicamente non può esistere la corruzione tra due figure con ruoli pubblici. Un ragionamento che di sicuro preserva l’amministrazione Raggi da questo pandemonio.  

“Lanzalone? Mr Wolf..”  

In un’intercettazione del 30 marzo scorso, Parnasi paragona entusiasta Lanzalone a mr. Wolf, il protagonista del film di Quentin Tarantino  “Pulp Fiction” che risolve i problemi. Quel giorno Lanzalone è al telefono con Parnasi e gli comunica di “aver individuato un escamotage idoneo ad accelerare i tempi della procedura”. Il costruttore entusiasta ripete più volte: “Quando c’è Lanzalone, c’è Wolf…”. Ora, questo mr Wolf in Campidoglio – dice Parnasi in una intercettazione captata a cena coi amici -  ce lo ha mandato  “Beppe Grillo per il problema stadio insieme al professore Fraccaro e Bonafede (entrambi sono ministri, ndr). E’ una persona molto dotata” che “ha studiato a Genova”. Il problema è che la procura contesta a Mr Wolf-Lanzalone vari episodi di corruzione a partire dall’inizio del 2017 quando si apre la trattativa sulla riduzione delle cubature del nuovo stadio. L’ordinanza parla di “molteplici utilità” erogate nella forma di “lucrosi incarichi in favore della Lanzalone&partners  per oltre 100mila euro”.  Nel dettaglio: "La promessa del conferimento da parte dei referenti della SGR Dea Capital di un incarico, assolutamente inutile e assegnato per finalità corruttiva, inerente l'assistenza legale stragiudiziale in merito ai rapporti con il Comune di Marino in relazione al Print denominato 'Ecovillage', per il quale veniva formulato un preventivo per l'importo di 50000 euro quale compenso base, di ulteriori 40000 euro oltre ad un importo variabile (per diverse decine di migliaia di euro) in base all'esito della prestazione; il conferimento di un incarico per il tramite di persona di fiducia del Parnasi, avvocato Mariangela Masi, inerente la verifica della sussistenza di una responsabilità di BNL Paribas e di soggetti terzi in relazione alla mala gestio dei fondi di investimento denominati Upside (fondo creato da BNP Paribas Reim SGR) e U TURN (fondo gestito da BNL Paribas con soggetti privati tra i quali evidentemente il gruppo Parnasi) per un compenso di 12.500 euro; un incarico in ordine alla ristrutturazione di fondi legati a un'operazione relativa alla realizzazione presso la vecchia fiera di Roma di un polo di intrattenimento con uffici e un palazzetto da utilizzare per incontri di basket ed eventi musicali”. Lanzalone è da ieri mattina agli arresti domiciliari e avrà modo di spiegare invece come tutti questi incarichi siano stati frutto dell’esperienza del suo studio. 

Attività di promozione per Roberta Lombardi 

Un sistema definito “anni 80” quello che, secondo l’accusa, sarebbe stato messo in atto dal costruttore Parnasi che deve aver studiato la materia visto che è nato nel 1972. Anni Ottanta dovrebbe significare pagare tutti per avere tutti amici una volta che si alza il telefono. Il gip Tommaselli, che ha a disposizione gli atti di un anno e mezzo di indagini, è molto netta nello scrivere che per “ottenere i favori del mondo 5 Stelle” l'imprenditore Luca Parnasi avviò “l'attività di promozione in favore del candidato alla Regione Roberta Lombardi”. L’obiettivo era “rafforzare i suoi legami con Paolo Ferrara (capogruppo M5s in Campidoglio, ndr) e Marcello De Vito (presidente Consiglio comunale, ndr)  che gli hanno avanzato tale richiesta in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell'ambito dell'amministrazione capitolina e hanno un ruolo preciso nell'approvazione nel progetto dello stadio”. Non solo, “l’attività di promozione avrebbe creato i presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali visto che la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, è un personaggio di spicco dei 5 Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in caso di successo alle politiche, a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all'esito del voto”. Lombardi ieri ha spiegato in un video su Facebook di aver incontrato solo una volta Parnasi in Parlamento e di non aver mai ricevuto finanziamenti dal gruppo. La procura ha spiegato di aver rilevato nelle indagini “attività di finanziamento della politica leciti, illeciti e altri ancora da verificare”. Occorre cautela.

Il nuovo lungomare di Ostia  

Tutta l’ordinanza è il racconto del tentativo costante di raggiungere i 5 Stelle e farseli amici. Perché sono il potere. Funziona così da sempre: c’è sempre chi ci prova, la differenza la fa avere o meno gli anticorpi per dire no grazie. A Paolo Ferrara, capogruppo M5s in Campidoglio, la Procura contesta in concorso con Parnasi e due dirigenti di Eurnova srl, Luca Caporilli e Giulio Mangosi, il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio. “Parnasi - si legge nell’ordinanza - prometteva ed effettivamente erogava in favore di Paolo Ferrara, per lo svolgimento della sua funzione e per il compimento di singoli atti e comportamenti riconducibili al suo ufficio (votando a favore della conferma in data 14 giugno 2017 e della dichiarazione di pubblico interesse del progetto 'nuovo stadio della Roma') ed in genere per l'asservimento della sua funzione agli interessi del Parnasi in violazione di doveri istituzionali di imparzialità e correttezza, utilitàconsistite nella realizzazione di un progetto di restyling del lungomare di Ostia”. A Giampaolo Gola, assessore allo Sport in quota 5 Stelle nel municipio di Ostia, Parnasi promette un posto di lavoro “al Coni, alla Roma o in una società del gruppo”. A Gola non basta fare l’assessore in municipio (attività retribuita), cerca un altro impiego. Ma chiedere a Parnasi che in cambio chiede di intercedere presso Ferrara e di votare nel giusto modo in municipio, è una condotta al limite del penale. Gola ha cercato di avere un colloquio con l'As Roma, Parnasi gli ha garantito che lo avrebbe fatto col “direttore delle risorse umane”. E se non fosse andata bene, ci sarebbero comunque state un paio di alternative. 

Il presidente degli avvocati

Nella rete della procura, sempre in quota 5 Stelle, è rimasto impigliato anche Mauro Vaglio, presidente dell'Ordine degli avvocati della capitale e che il 4 marzo ha spostato molti voti senza però riuscire ad entrare in Parlamento. A Vaglio nell'ordinanza viene contestato di “aver compilato la fattura per operazioni oggettivamente inesistenti” per consentire alla società Eurnova o ad altre societa' del gruppo Parnasi di “evadere le imposte sui redditi”.

Ma c’è chi ha detto No

Il sistema Parnasi, “anni 80” come lo definiscono alcuni suoi collaboratori, doveva funzionare anche fuori Roma. Ad esempio a Milano dove il gruppo era in predicato per interventi importanti a cominciare dal nuovo stadio di calcio. L’aggiunto ha voluto sottolineare questo passaggio davanti ai giornalisti: “Hanno provato ad offrire una casa ad un assessore che però li ha respinti sdegnato…”. Si tratta dell’ex assessore all’urbanistica di Milano ai tempi della giunta Pisapia, Pierfrancesco Maran. Due uomini del gruppo Parnasi raccontano in una intercettazione: “Siamo andati lì a fare proprio una  brutta figura, gli abbiamo proposto un appartamento ma lui ha risposto di no dicendo che lui non voleva prendere per il culo chi lo ha  votato. Qui a Roma funziona ancora perché è Roma, la rometta…”.

Gli amici della Lega

A Milano e in Lombardia il gruppo Parnasi è comunque attivo da anni e si garantisce l’amicizia con il partito di governo nella Regione. E ora anche nel Paese. Tra i vari finanziamenti assicurati dal gruppo Parnasi ad una serie di soggetti - alcuni illeciti, altri leciti, altri ancora al vaglio degli inquirenti - figura anche quello per l'associazione “Piu' Voci” considerata vicino alla Lega e alla quale Parnasi tramite una sua controllata (la Pentapigna immobiiare) avrebbe devoluto 250 mila euro in due tranche. A marzo il settimanale L’Espresso ha pubblicato un’inchiesta sulle “casseforti di Salvini” e Luca Parnasi si è agitato. Intercettato, si è sfogato: “Questa è un'associazione che ha valorizzato  non solo la Lega ma anche Stefano Parisi e tutto il centrodestra. E’stato anche un veicolo con cui io mi sono accreditato a Milano in maniera importante... ho organizzato cene e contro cene, ho portato imprenditori, ho fatto quello che, tu mi insegni, un ragazzo di 38 anni all'epoca doveva fare per crescere a Milano. A Milano, altrimenti, chi mi conosceva…”. Cena per “creare un sistema di imprenditori e appaltatori e poi conoscere… le ho fatte con Stefano Parisi, con la Meloni….”. La “Più voci” ha sede a Bergamo e fa capo a tre commercialisti, Giulio Centemero, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubbia. Ma per Parnasi si tratta di “un comitato di promotori, professionisti di Milano, gente non legata a Salvini. Non èuna roba della Lega”.

E spunta anche Bisignani

In simile contesto di relazioni, potere e affari, non poteva mancare Luigi Bisignani, l’uomo che ha fatto delle relazioni la sua arma e anche la sua prigione. Giornalista, capo ufficio stampa nei governi anni Ottanta, è stato condannato per la tangente Enimont (finanziamento illecito) e in seguito coinvolto in altre indagini per la sua attività di lobbysta e consulente. Anche il giovane Parnasi si rivolge a Bisignani e nell’ordinanza risultano vari incontri tra i due. Il 27 marzo i due si vedono e parlano a lungo dell’inchiesta dell’Espresso. Bisignani chiede dettagli sull’erogazione e sulla tipologia dell’associazione, chi sono i promotori, a chi sono state fatte le donazioni.  “E’ una cosa fatta per Salvini?” Chiede il lobbista. “Ma no - spiega Parnasi - è fatta per conoscere e farsi conoscere. Nulla di illecito, posso spiegare e documentare tutto. Certo in questo momento fa pure fico che da sinistra si dica che Parnasi è vicino alla Lega… perchè è questo il mondo ormai che conta”. Bisignani ragiona sul fatto che “tutti pensano che tu sia vicino a Bonifazi…”. Francesco, il tesoriere del Pd ma a quanto pare non è così. “Col cazzo” replica secco il costruttore, “comunque io sono uno che apre”. Che sta dietro alla politica e a tutte le sue evoluzioni.  Bisignani darà anche una mano a Parnasi che un giorno viene rappresentato in malo modo su Dagospia. Sarà modificato titolo, testo e foto. “Grazie sai - dice Parnasi - che altrimenti Di Maio…”. Lega e 5 Stelle, il giovane costruttore aveva capito bene dove investire.