[Il retroscena] L'assurda storia di Papa Giovanni patrono dell’esercito. Roba da matti

Lo afferma il vescovo presidente di Pax Christi davanti al rescritto vaticano che dichiara il Papa del concilio e della pace patrono dell’esercito italiano. Tiscali ha approfondito questa operazione dai caratteri conservatrici che appare a tratti oscura e ha sorpreso anche gli attualei vertici dell’episcopato italiano.

Papa Giovanni XXIII
Papa Giovanni XXIII

San Giovanni XXIII uomo di pace patrono dell’esercito italiano che sarebbe come dire voler mettere insieme il diavolo e l’acqua santa. O per dirla con il presidente di Pax Christi, roba da matti. Eppure è successo nonostante perplessità, critiche e proteste di vario peso e varia natura. L’Ordinariato militare d’Italia e l’esercito italiano sono riusciti in questa impresa che lascia increduli molti e sconcerto perfino tra i vescovi italiani. Una forzatura farlo diventare patrono dell’esercito secondo la presidenza dell’Opera Giovanni XXIII fondata da don Benzi secondo cui bisogna pregare “perché il Signore illumini i cuori per una scelta che tenga conto del sentire dell’intero popolo di Dio”.  Il che significa che questo traguardo assegnato alla figura del Papa del concilio non ha tenuto conto del sentire del popolo di Dio, ma si è raggiunto nelle riservate stanze del palazzo. Una voce autorevole come quella di Pax Christi italiana si è levata per criticare fortemente e cercare di scongiurare questo evento, ma troppo tardi. La Bolla vaticana che dichiara Giovanni XXIII patrono dell’esercito italiano era già firmata e la cerimonia – avvenuta nel pomeriggio nel palazzo dell’esercito, già fissata.

Una teologa e terapeuta coraggiosa e conseguente  e di gran fama come Hanna Wolff, morta nel 2001, dopo aver attraversato il Novecento avrebbe stigmatizzato questa operazione – riuscita - come una delle tante che nella Chiesa cattolica continuano a mettere il vino nuovo in otri vecchi. Una prova di come sia difficile e faticoso cambiare non per il desiderio del nuovismo ma per fedeltà a Gesù dei Vangeli che ha detto di sé di essere Colui che fa nuove tutte le cose.

Dopo che era circolato il comunicato dell’Ordinariato militare che anticipava la notizia, l’Osservatore Romano pubblicava un ampio articolo di don Enzo Bolis direttore della Fondazione Giovanni XXIII in cui spiega la convenienza di dare questo patrono all’esercito dal momento che Giuseppe Angelo Roncalli aveva servito come cappellano militare nella prima grande guerra dando prova di umanità e spiritualità non comuni. Lo stupore aveva invaso subito i circoli informativi. Parecchi erano increduli e indistintamente sentivano che c’era nell’aria qualcosa di oscuro.

Un articolo di Avvenire, il quotidiano cattolico italiano ha cercato di diradare le nebbie ma solo in parte riuscito poiché resta nel vago l’origine e la congruità di questo patronato. Tiscali.it ha cercato di andare dietro le quinte raccogliendo qualche indiscrezione e qualche prezioso lumino. Seguendo il quotidiano cattolico che tenta una cronaca bilanciata definendo per lo meno “discussa” se non discutibile l’operazione.si viene a sapere che la faccenda non è nata ora ma sta in piedi dal 1996 quando Papa Giovanni non era ancora neppure beato. All’epoca era ordinario militare l’arcivescovo Giuseppe Mani, poi finito a Cagliari e ora in pensione, il quale prese in considerazione l’ipotesi avanzata tra i cappellani di cercare un patrono degno e importante per l’esercito.

Si racconta che don Angelo Frigerio, attuale vicario generale dell’ordinariato avesse collocato un quadro di papa Giovanni nella chiesetta dell’ordinariato. Papa Giovanni venne beatificato da Giovanni Paolo II nel 2000, anno del grande giubileo. Tre anni dopo il nuovo ordinario militare Angelo Bagnasco confermò l’interesse per la questione dando il suo “convinto assenso” non venuto meno neppure quando Bagnasco diventa presidente dei vescovi italiani. Al suo posto viene chiamato l’arcivescovo Vincenzo Pelvi con l’incarico da parte del Vaticano di portare aria nuova nell’ordinariato.  In questa ottica forse egli non prende in considerazione la questione del patrono dell’esercito.

Il quotidiano cattolico parla di una sua consultazione addirittura con Loris Capovilla, segretario notissimo e fedele di Papa Giovanni, che – riferisce monsignor Frigerio - avrebbe dado il suo consenso all’operazione. Ma Pelvi nega risolutamente tale consenso perché mai a Capovilla fu posta la questione: “Non mi ha detto niente in proposito perché nulla ho mai chiesto a lui in proposito” ricorda oggi Pelvi. Certo, un suo breve incontro ci fu a Sotto il Monte, ma solo per cortesia e nei dieci minuti di colloquio si parlò d’altro, presenti alcuni ecclesiastici. La notizia di un presunto consenso di Capovilla aveva lasciato perplessi anche amici cari e vicini al defunto cardinale che mai ne aveva fatto cenno a motivo della sua contrarietà nota alla guerra e alle operazioni militari internazionali. Qualcuno tra loro ricorda che se una ipotesi era circolata senza avere seguito riguardava eventualmente Papa Giovanni come patrono dei diplomatici, dal momento che tutta l’azione di Roncalli era stata in favore della pace e della comprensione tra i popoli.

Con l’avvento di monsignor Santo Marcianò nel 2013 riprese forza l’idea di Roncalli patrono dell’esercito e fu avanzata l’istanza al dicastero vaticano del culto. Ora è giunto il rescritto a firma del cardinale Sarah prefetto e consegnato dall’arcivescovo ordinario Marciano al capo di stato maggiore della difesa, il generale di corpo d’armata Danilo Errico. Per l’occasione il sito dell’esercito pubblica una lunga e dettagliata biografia di Giovanni XXIII e una serie di fotografie di quanto Roncali era cappellano e di successivi contatti con il mondo militare.

Alcune fonti parlano di disappunto della presidenza dei vescovi italiani per una iniziativa che doveva essere approvata con votazione dall’episcopato. Votazione che non c’è mai stata. Insomma si è trattato di un colpo a sorpresa, da manuale militare dal momento che solo Pax Christi è stata in grado di un pubblico, esplicito dissenso. "Forse –ha scritto in un duro comunicato il vescovo Govanni Ricchiuti attuale presidente di Pax Christi - sarebbe stato meglio confrontarsi, come si è fatto in precedenti occasioni, all’interno della Conferenza episcopale italiana. Ma lo dico anche come semplice vescovo – aggiunge –, e molti miei confratelli in queste ore mi stanno esprimendo la loro perplessità su questa scelta. Mi sembra irrispettoso – egli aggiunge - coinvolgere come Patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l’Enciclica ‘Pacem in terris’ e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione ‘Gaudium et spes’, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi". 

Se questa notizia fosse vera, sollecitato da tutto il Movimento Pax Christi e anche da altre persone sensibili al tema della pace, ritengo assurdo il coinvolgimento di Giovanni XXIII, anche perchè l’Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della prima Guerra mondiale che, non lo possiamo dimenticare, fu definita da Benedetto XV ‘inutile strage’. E’ molto cambiato anche il modello di Difesa, con costi altissimi (23 miliardi di euro per il 2017) e teso a difendere gli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi.

Pensare a Giovanni XXIII come Patrono dell’Esercito lo ritengo anticonciliare anche alla luce della forte ed inequivocabile affermazione contenuta nella Pacem in Terris, “con i mezzi di distruzione oggi in uso e con le possibilità di incontro e di dialogo, ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione”.

E’ ‘roba da matti’, per usare un’affermazione di don Tonino Bello, anch’egli Presidente di Pax Christi fino al 1993. Papa Giovanni XXIII è nel cuore di tutte le persone come il Papa Buono, il papa della Pace, e non degli eserciti”. All’appello di Ricchiuti hanno risposto già in molti. Si tratta di un caso increscioso che continuerà ad agitare le acque della Chiesa cattolica in Italia e non solo.