Omicidio Pamela: corpo sezionato in maniera "professionale". Spunta l’ombra della mafia nigeriana

Lo scempio sul corpo sembra rimandare ai crimini tribali diffusi nei villaggi nigeriani. Mentre l’utilizzo della candeggina fa pensare al proposito di “lavare” le prove di contatti fisici con la ragazza

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L'arresto di Innocent Oseghale e Pamela Mastropietro
TiscaliNews

E' stato "un omicidio efferato" quello di Pamela Mastropietro, 18 anni, poi fatta a pezzi in un appartamento in via Spalato 124 a Macerata. Ora lo dicono apertamente gli investigatori che da oltre dieci giorni lavorano per ricostruire una vicenda inquietante. Le risposte del Ris, attese nel giro di una settimana, saranno decisive per attribuire eventuali responsabilità dei quattro indagati nigeriani, in particolare dei tre fermati per omicidio, vilipendio, distruzione, occultamento di cadavere e spaccio.

Il quarto collabora

Ciò che emerso finora, però, viene ritenuto già rilevante. Intanto il quarto indagato, a differenza degli altri, sta mostrando un atteggiamento "collaborativo". Finora è stato considerato quasi più un testimone che altro ed è indagato tecnicamente in modo da essere sottoposto ad accertamenti irripetibili. Il suo ruolo però sembra marginale, tanto che fonti investigative ammettono che non c'è molto di nuovo.

Arresti convalidati per Lucky e Awelima

Arresti convalidati per Desmond Lucky e per Lucky Awelima, i due nigeriani coinvolti nella morte di Pamela Mastropietro, che restano in carcere. Lo ha deciso il gip di macerata Giovanni Maria Manzoni. Awelima, 27 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere, Desmond Lucky, 22 anni, ha risposto alle domande, negando però su tutta la linea di avere a che fare con la morte della 18enne, il cui cadavere fatto a pezzi è stato trovato in due trolley nelle campagne di Pollenza il 31 gennaio.

Uccisa con due coltellate e un colpo alla nuca

Ma il responso preliminare del medico legale, ribadiscono gli inquirenti, indica che le due coltellate all'altezza del fegato e il colpo a una tempia riscontrati sul corpo sarebbero stati inferti quando Pamela era viva. L'esame istologico, di cui l'esito è atteso a giorni, dovrà cristallizzarne il verdetto. Gli investigatori ritengono di aver trovato tra i coltelli da cucina sequestrati nella casa anche quello con cui sarebbe stata finita la 18enne.

Corpo sezionato in maniera "professionale"

Dall' esame autoptico sono emersi altri agghiaccianti particolari: il suo corpo è stato smembrato in vari pezzi, mutilato in più punti: testa, torace, seno, bacino, pube, vagina, riducendo in due parti gambe e braccia. Alcuni pezzi, come il collo e parte degli organi genitali, sono spariti. Nonostante il corpo sia stato  sezionato in maniera 'professionale', gli investigatori non cercano un esperto di 'chirurgia'. L'ipotesi è che qualcuno degli indagati avesse competenze per farlo, nonostante avessero svolto lavori solo da artigiani, per esperienze maturate in patria. Un’operazione scientifica durata alcune ore con lo scopo principale di cancellare ogni traccia, “ogni eventuale prova di contatti fisici con ciascuno degli indagati”, spiegano dalla Procura e dai carabinieri di Macerata che contestano ai tre nigeriani finiti in carcere per la morte di Pamela Mastropietro non soltanto l’omicidio volontario in concorso, ma anche di averne fatto a pezzi il corpo e averlo pulito in maniera meticolosa usando litri di candeggina per eliminare qualsiasi rischio di essere coinvolti in qualche modo nella vicenda.

L’uso della candeggina

La criminologa  investigativa Roberta Bruzzone ritiene che  i quattro fermati  non siano stati in grado  di fare una cosa del genere da soli. “Credo che qualcuno abbia dato loro indicazioni precise sull’utilizzo della candeggina, tant’è che sono andati a comprarla successivamente. Il sezionamento finalizzato all’occultamento del cadavere è cosa orribile ma comprensibile sotto il profilo logico: dovendo fare uscire un corpo da quell’appartamento, con la presenza di telecamere, occorreva in qualche modo renderlo trasportabile. Escludo atti rituali o forme di cannibalismo. Quello che non torna è il lavaggio con candeggina, suggerito a mio avviso da qualcuno con l’obiettivo di rendere di difficile interpretazione il quadro lesivo, cancellando ogni possibile traccia riconducibile al tentativo di violenza sessuale”, ha piegato la criminologa in un’intervista al populista.it.

Aggressione a sfondo sessuale

Adesso bisognerà stabilire la natura di quei "contatti fisici", ovvero se si sia trattato di un’aggressione a sfondo sessuale, come potrebbero dimostrare le mutilazioni nelle parti intime, del collo e delle gambe,, oppure solo di impronte lasciate quando la diciottenne romana è stata colpita almeno due volte con un coltello all’addome, probabilmente dopo essere stata spinta contro un mobile oppure colpita con un oggetto contundente all’altezza della tempia sinistra.

L’ombra della mafia nigeriana

"Io non so se la mafia nigeriana sia estranea a questo delitto , non potrei escluderlo. Quello che so è che la mafia nigeriana è una delle mafie transnazionali più pericolose, più aggressive ",  spiega l'ex procuratore antimafia Franco Roberti.  Si tratta di "una mafia velocissima che adotta il metodo mafioso che le è proprio e che si rafforza anche attraverso metodi e riti sacrificali. Loro li chiamano Secret cults, culti segreti, che sono appunto la componente del metodo mafioso nigeriano -precisa Roberti- . Che significa riti sacrificali che sono quelli che si rifanno alla ritualità budu e che passano attraverso il riti magici e anche che possono comportare, come a volte é accaduto, lesioni o addirittura omicidio in danno delle vittime".

Accertamenti tossicologici

Ma serve anche l'esito degli accertamenti tossicologici per capire se Pamela avesse assunto eroina e se avesse accusato un malore. Oggi sono stati completati i rilievi plantari e palmari sugli indagati, tra cui il quarto nigeriano la cui posizione sembra molto defilata. L'auto del camerunense è stata di nuovo oggetto di accertamenti. E la Procura ha affidato all'analista forense Luca Russo il compito di esaminare altri due telefoni, quelli di Awelima, bloccato a Milano mentre andava in Svizzera.

Le analisi sui telefonini

La traccia dei telefonini e i contatti tra gli indagati collocano tutti in via Spalato il 30 gennaio. La 'scia' lasciata dal traffico dati e dagli applicativi social aiuterà a chiarire ruoli ed eventuali responsabilità. Tra le ipotesi c'è quella di un tentativo di violenza sessuale finita in tragedia, ma solo i risultati degli esami medico legali sui reperti potranno dare concretezza a questi sospetti.