“Strade sicure” costa mezzo miliardo e impiega 7 mila uomini, ma è tutto inutile. Un drammatico video spiega perché

Il capo della polizia: "Un conto è il presidio di alcune zone, un altro è il controllo del territorio che può essere attribuito solo agli agenti"

Codice da incorporare:

I militari impegnati nell’operazione "Strade Sicure" servono a poco: in stato di necessità possono solo rivolgersi le forze dell’ordine. Lo provano una sentenza del tribunale militare di Roma e un video registrato nella notte tra il 16 e il 17 gennaio del 2015, quando un ubriaco ha danneggiato l’ambasciata di Francia della Capitale. Il processo si è concluso il 20 dicembre scorso con l’assoluzione dall’accusa di “concorso in violata consegna pluriaggravata” di un caporale dell’esercito con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. 

I fatti

Roma, Piazza Farnese,  mezzanotte, una settimana prima c'era stata la strage di Charlie Hebdo: un uomo si arrampica su una grata che  protegge una finestra dell’ambasciata. A pochi metri dal portone dell’edificio sono posizionati due militari impegnati nell’operazione “Strade Sicure” che sembrano ignorarlo mentre sfonda la vetrata a calci e pugni. Le telecamere di sorveglianza dell’ambasciata lo hanno ripreso. Sarà fermato dall'Arma.

Il processo

Primo marzo 2016, il Gup del Tribunale militare di Roma, il dottor Isacco Giorgio Giustiniani, accogliendo la richiesta de Procuratore Militare di Roma, dottor Marco De Paolis, adispone il rinvio a giudizio del caporale: per il Giudice dell’udienza preliminare il militare aveva violato le consegne omettendo di “procedere al controllo" e alla "identificazione di persone e veicoli la cui presenza dovesse "risultare sospetta".

L'accusa

Per l’accusa, nel comportamento dei militari (con il caporale c’era un altro commilitone) si era configurato il reato di "violata consegna aggravata". Per il colonnello Mario Ventrone, già comandante del Raggruppamento “Roma–L’Aquila”, il filmato tratto dalle telecamere di sorveglianza dell’ambasciata francese, è la prova che i due militari non avevano “effettuato alcun tentativo di dissuasione, contenimento o repressione nei confronti dell’uomo poi  fermato dai Carabinieri”. E per questo motivo, anche a seguito della formulazione dell’ipotesi di reato formulata dal Comando provinciale dei carabinieri di Roma, aveva chiesto alla procura militare di valutare il comportamento in base al codice penale militare di pace.

La difesa

In realtà, il caporale Schirano aveva riferito ai suoi superiori quanto risulta dalla sua relazione di servizio: "Considerando che la persona non si sarebbe potuto introdurre all'interno dell'ambasciata, poiché la finestra è protetta da una grata. Il capo servizio ha valutato che un tentativo di farlo desistere con la forza avrebbe potuto arrecargli gravi danni fisici e che non avendo alcuna via di fuga, poiché sotto la grata eravamo posizionati noi, fosse più opportuno attendere che si calmasse e scendesse volontariamente. Pertanto ha deciso che la linea d'azione più giusta da adottare era quella di intimargli in modo energico di scendere, informandolo che stava commettendo un'azione illegale verso una struttura vigilata”.

L'assoluzione

Il pm al termine del dibattimento aveva reclamato per il caporale una condanna a due mesi di reclusione. Il suo difensore, l’avvocato Giorgio Carta, aveva invece chiesto l’assoluzione perché il "fatto non sussiste". Per Carta, il processo non si sarebbe neppure dovuto tenere: “E’ paradossale che, in un Paese come l’Italia dove ogni giorno i poliziotti e militari sono dissuasi dal difendersi da attacchi violenti, per timore di conseguenze processuali e risarcitorie cui andrebbero incontro, qui si contestava a due militari dell’Esercito di aver omesso non meglio precisate azioni di contrasto e di identificazione di un ubriaco che, in fin dei conti, era appeso ad una grata e non creava alcun pericolo”. Concorde Daniele Tissone, Segretario Generale del Silp-Cgil. Il Presidente del Tribunale Militare di Roma, Filippo Verrone, in una intervista rilasciata a Tiscali, ha dichiarato che siamo di fronte a “professionalità che andrebbero utilizzate meglio, in caso contrario siamo di fronte a una operazione di mera facciata".

L’operazione “Strade Sicure”

L’operazione “Strade Sicure”, attivata nel 2008 con un primo contingente di tremila militari è arrivata agli attuali 7.050, proseguirà per tutto il 2017 con una spesa complessiva di mezzo miliardo di euro. La prosecuzione del servizio è stata decisa lo scorso 16 dicembre dal Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal neo ministro dell’Interno, Marco Minniti. Il personale avrà in dotazione armi da guerra e mezzi blindati.