Fuori dal Cie grazie a un cavillo giudiziario, uccide la ex a coltellate

L’uomo era in custodia in attesa di espulsione in seguito alla denuncia per maltrattamenti firmata proprio dalla vittima Antonia D’Amico. Per l’omicidio l’uomo è stato condannato in Appello a 30 anni

Fuori dal Cie grazie a un cavillo giudiziario, uccide  la ex a coltellate
TiscaliNews

Libero di uccidere per un cavillo giudiziario. Moussad Hassane ha potuto lasciare il Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Bari Palese e vendicarsi della sua ex uccidendola. Ora l’uomo, un 40 enne egiziano, si trova in carcere a Lodi per aver ucciso a coltellate Antonia D’Amico, la lodigiana di 54 anni che il 16 maggio 2015 fu trovata senza vita nel suo appartamento in centro.

L’omicidio

Il killer ha ucciso la D’Amico con tre coltellate, di cui due mortali dritte al petto. La donna aveva tenuto nascosto ai figli la relazione, spesso violenta, che aveva con l’egiziano. Hassane, infatti, fino a pochi giorni prima dell’omicidio, era al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Bari, dove era in custodia in attesa di espulsione in seguito alla denuncia per maltrattamenti firmata proprio della D’Amico. Poi, a sorpresa, era stato liberato. Allora, per vendetta, l’egiziano aveva preso un treno diretto a Lodi, si era recato a casa della donna e dopo una breve discussione l’aveva uccisa. Poi, la fuga. L’arresto era avvenuto all’aeroporto di Fiumicino mentre si stava per imbarcare per tornare in Egitto.

Il decreto di espulsione

Ma come è potuto accadere che Moussad Hassane, egiziano irregolare, sia stato rimesso in libertà? Eppure l’espulsione dell’uomo era stata decretata il 16 aprile 2015, circa un mese prima dell’omicidio, dal prefetto di Lodi. Tuttavia in quell’occasione la Questura non aveva potuto eseguire l’allontanamento di Hassane perché come riporta Il Giorno: "non era immediatamente disponibile idoneo vettore” e inoltre l’uomo non era “in possesso di passaporto”. Per questo gli uffici di polizia avevano disposto che lo straniero fosse trattenuto nel Cie di Bari "per il tempo strettamente necessario" prima di procedere con il rimpatrio.

Libero grazie a un cavillo

Hassane, però, che dal 2013 continuava a chiedere protezione internazionale, a marzo 2015 aveva presentato l’ennesimo ricorso, questa volta alla corte d’Appello di Bari (l’udienza era stata fissata a fine luglio 2015). E così, il 15 maggio 2015 il giudice del tribunale di Bari, che doveva decidere se rinnovare la sua permanenza al Cie, aveva dovuto rigettare l’istanza di proroga, liberando l’egiziano appena dopo 30 giorni di permanenza nel centro perché in attesa dell’udienza sull’istanza. Poche ore dopo, però, l’uomo aveva preso il treno e si era presentato a Lodi dalla sua ex per vendicarsi. Il giorno dopo aveva cercato di scappare, prendendo il primo aereo per Il Cairo, ma all’aeroporto di Fiumicino era stato fermato poco prima dell’imbarco.

La rabbia del figlio

Il figlio minore di Antonella D’Amico, Rocco Mazza non riesce a darsi pace: “L’assassino di mia madre è stato liberato dal Cie di Bari per decorrenza dei termini. È una grande ingiustizia, perché è una morte che si sarebbe potuta evitare se quest’uomo fosse stato espulso subito. Valuterò come procedere quando la condanna diventerà definitiva. Intanto ho intenzione di scrivere una lettera al ministro dell’Interno Matteo Salvini”, rivela l’uomo al Il Giorno.

Ricorso in Cassazione

Il 22 giugno scorso la corte d’Appello di Milano ha confermato anche in secondo grado (la prima sentenza è del 26 maggio 2016) la condanna a 30 anni per l’egiziano. Si attende la Cassazione il 4 luglio. “L’assassino di mia madre ha ottenuto un avvocato pagato dallo Stato – racconta con rammarico il figlio della vittima  - Adesso andrà in Cassazione. Io invece non potrò permettermi di pagare un legale in grado di rappresentarmi in aula”.