Le lettere di Michele, perseguitato fino al suicidio a 17 anni. Ma i bulli che lo hanno esasperato sono figli di qualcuno

Il vaccino scaduto che gli aveva minato il fisico, le difficoltà anche solo a camminare. Poi il riscatto personale. Ma le prese in giro e gli scherzi crudeli erano diventati troppi. Dalla dodicenne Amanda Todd al ragazzo piemontese che si è tolto la vita, cosa ci insegna questo nuovo dramma giovanile

Michele Ruffino
Michele Ruffino
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Tutta una vita in salita. Fin da piccolino, quando un vaccino antipolio scaduto minò il suo corpo, rendendolo gracile, con poche forze. Michele Ruffino però ce la stava facendo. Passo dopo passo, ed era letteralmente così. Perché all'inizio anche camminare e stare dritto in piedi senza cadere, era una sfida quotidiana. Lo era pure sollevare un bicchiere e portarselo alla bocca per bere. La mamma aveva chiesto il risarcimento danni e lo aveva ottenuto. Ma la sfida di Michele andava oltre i soldi, che pure erano arrivati, e molti. Passo passo, andava a riprendersi la sua vita. La cosiddetta normalità. Per questo è una madre sotto shock e piena di rabbia quella che chiede giustizia per il figlio. Per Michele, bullizzato e morto suicida per la disperazione, buttandosi dal ponte di Alpignano, poco più di 17 mila anime a non troppa distanza da Torino. Era il 23 febbraio scorso.

Isolato da tutti

A scuola era bravo, Michele Ruffino, se la cavava bene e soprattutto non cadeva più a terra. Passo dopo passo aveva imparato a muoversi, a stare in equilibrio, a far valere le sue qualità. Un bravo ragazzo, apprezzato dagli insegnanti a scuola, con due compagni insieme a cui discutere di fumetti, passione comune. Ma gli altri, gli altri ragazzini non gli davano tregua. Prese in giro all'handicappato, come alcuni lo chiamavano. Le battute dietro le spalle e anche faccia a faccia, la gara a ignorarlo, a fingere di accettare i suoi inviti per uscire assieme, per fare qualcosa insieme nel tempo libero attraverso Whatsapp, e poi a rifiutare all'ultimo momento. E anche umiliazioni fisiche: spintoni, sputi, come ha raccontato mamma Maria. "I bulli lo hanno portato a uccidersi", accusa. Dalle elementari all'istituto alberghiero, il senso di tristezza e isolamento cresceva. Michele scriveva molto, scriveva di sé, di quello che aveva dentro. Talvolta alla terza persona ("lui avrebbe bisogno di un come stai in più"), altre alla prima ("ho iniziato a fumare per farmi degli amici", "gli altri non lo sanno ma dentro di me c'è tanto amore, tanta gioia"). Scriveva moltissimo. Lettere e messaggi letti da nessuno. Ora al vaglio dei Carabinieri.

Eren, l'amico ideale su Youtube

A diciassette anni, quando gli altri ti danno dell'handicappato, dell'anoressico, per il tuo aspetto un po' sghembo e per la magrezza, ti resta da ritrovare una parvenza di socialità su Internet. Youtube era uno dei luoghi virtuali preferiti da Michele Ruffino. Su Youtube c'è Eren. Uno youtuber, appunto. Di quelli che fanno video ultrapopolari, macinano centinaia di migliaia di click dentro un mondo di intrattenimento, spensieratezza, montaggi grafici, recensioni di videogame, tra effetti sonori e app sovrapposte al loro viso per diventare personaggi di "successo" sui social. A Eren, Michele scriveva "vorrei essere come te". E ancora: "Grazie per quello che fai, vorrei conoscerti di persona. Ho sempre dovuto combattere da quando avevo 3 mesi contro una malattia rara causata dal vaccino antipolio. Fino a otto anni fa ogni tre passi cadevo". Si era rimesso in piedi, Michele. Stava dritto e voleva solo un po' di considerazione e amicizia, un po' di rispetto. Quello che in fondo vogliamo tutti. Ma il vizio di certi animali a due gambe di mordere l'esemplare ferito ai bordi del branco è qualcosa che non passa. Che riempie le cronache di storie di accerchiamento della vittima, fino a che quella, sfinita, non si toglie la vita. Poi si scoprono i diari privati, come quello di Michele Ruffino, poi partono le indagini, poi la comunità va sotto shock e la scuola si interroga se si poteva fare seriamente di più per evitare ciò che è appena accaduto. "Credo che tra poco mollerò" scriveva Michele prima di uccidersi.

Da Amanda Todd a Michele, in mezzo a i bulli figli di qualcuno

Sono passati sei anni dal suicidio della dodicenne canadese Amanda Todd, che scrisse su una serie di cartelli cosa e chi le aveva reso la vita impossibile, li mostrò su Youtube per poi suicidarsi. Il caso di Amanda fece scalpore in tutto il mondo. Provocò discussioni, allarmi, commenti sociologici, dibattiti sul divenire dei ragazzi. Sei anni dopo siamo ancora qui, con le stesse domande. Ma quei bulli, quei "torturatori" di coetanei, continuano ad essere figli di qualcuno. "I nostri ragazzi. Ed è quella la questione da cui ripartire. Sempre quella. Pericolosamente irrisolta. 

Amanda Todd. Il suo caso divenne mondiale nel 2012. Ma il bullismo è ancora un allarme sociale