Il tweet del Papa per la morte del piccolo Charlie segna la fine dell'ipocrisia

Il Pontefice certifica a suo modo l’avvenuto cambiamento di mentalità in atto nella pubblica opinione anche cattolica rispetto alla spinosa questione del fine vita

Il tweet del Papa per la morte del piccolo Charlie segna la fine dell'ipocrisia
di Carlo Di Cicco

“Affido al Padre il piccolo Charlie e prego per i genitori e le persone che gli hanno voluto bene”. Questo twitter di papa Francesco certifica l’avvenuto cambiamento di mentalità in atto nella pubblica opinione anche cattolica rispetto alla spinosa questione del fine vita che, specialmente in Italia, è stato per lo più uno scontro di carattere ideologico. Dallo scontro sulle idee che possono restare legittimamente differenti, si sta passando al piano umanitario che solo consente un confronto civile tra opinioni e convinzioni diverse. Il morire è una questione fondamentale e una esperienza comune dell’esistenza di ogni donna e di ogni uomo; andrebbe perciò compreso nell’ambito della dignità della persona e nel rispetto della libertà e della coscienza: non può diventare un terreno di scontro ideologico. 

Come lo fu, invece, nel caso di Eluana Englaro nel 2009, vicenda umana dolorosa avvelenata dalla strumentalizzazione tra opposte ideologie. Un caso davvero emblematico che tanta sofferenza e tanta intolleranza fece registrare specialmente per motivi religiosi ma in realtà per una inclinazione al fondamentalismo sempre in agguato in Italia nei rapporti tra credenti e non credenti, laici e cattolici. Si giunse perfino al parossismo con manifestazioni strazianti e piene di reciproco odio mentre alla ragazza veniva staccato il respiratore.

Sembra passato quasi un secolo da allora. Francesco appunto lo documenta. Se poi si ascolta la dichiarazione del cardinale Bassetti presidente dei vescovi italiani (sentiamo il piccolo Charlie come nostro figlio) è evidente che l’aspetto umano è riuscito a superare l’aspetto ideologico. Non si fanno battaglie ideologiche sulla sofferenza degli altri. Questa convinzione viene formalizzata da un’altra voce autorevole, l’arcivescovo Vincenzo Paglia che in sintesi evidenzia in termini semplici e chiari la possibilità di agire in altro modo rispetto al tempo dell’intolleranza ideologica. “Dio – ha chiarito il presidente della pontificia accademia per la vita - non stacca mai la spina”. Il suo pacato commento sulla morte del piccolo Charlie è parso quasi incredibile ma lucido per porre da subito un argine a eventuali tentativi di strumentalizzare la fede per battaglie di altro genere. Paglia ha poi aggiunto che la vicenda promuove  una cultura dell’accompagnamento che egli riassume con dire da una parte tre grandi “no” e dall’altra tre grandi “sì”.  No all’eutanasia, all’abbandono e all’accanimento terapeutico. Sì all’accompagnamento, al progresso della scienza, alla terapia del dolore.

Sembrano indicazioni lapalissiane e lineari, di facile applicazioni mentre in realtà non lo sono mai state fino a questo momento. Il caso del piccolo Charlie, la lotta dei suoi genitori per cercare prima di salvarlo ad ogni costo e poi di poterlo ritirare dall’ospedale per stargli vicino nella propria casa nel momento del trapasso hanno commosso l’opinione pubblica mondiale, suscitando dibattito e anche una certa gara tra istituzioni ospedaliere che si sono offerte per rendere ogni servizio possibile alla sopravvivenza del bambino. Anche l’offerta avanzata dall’Ospedale Bambino Gesù è stato un modo concreto e non ideologico di offrire un percorso per la vita senza bisogno di litigare con chi la pensa diversamente. E così in questa vicenda sia il Vaticano, sia la Chiesa italiana nelle sue massime espressioni hanno sancito lo stile nuovo che Francesco chiede ai cattolici per fare Chiesa: non un bastione che giudica e dà i voti agli altri (compresi non credenti) sui comportamenti etici, ma un ospedale da campo che funziona anzitutto come primo aiuto a ogni persona nella fatica quotidiana per la vita e nella fragilità della condizione umana. Capire e servire, prima che giudicare e condannare. Non è una evoluzione facile né celere, tanto è vero che non mancano le resistenze anche decise al varo definitivo e diffuso della Chiesa della misericordia  che lascia a Dio il giudizio e tiene per sé la fraternità, il sostegno, l’accoglienza, la condivisione.

La vicenda del piccolo Charlie che si è trovato, ancora ignaro, nello spartiacque più delicato della vita umana, tra il vivere e il morire, emerge come un segno di speranza nella possibilità di riconciliarsi, anziché guerreggiare tra i comuni mortali. Il bello della fede non può essere fustigare il diverso, ma ricordare a tutti che per tutti c’è un Padre nostro nei cieli. Provare a incontrarlo ciascuno deciderà quando, dove, come, perché.