"La sofferenza ormai era insopportabile": Loris ha scelto la morte dolce in Svizzera. Ecco la sua struggente lettera-testamento

Nato in Veneto aveva 59 anni e da 40 lottava contro la paralisi dopo un incidente stradale. "Ho difficoltà ad immaginare il resto della mia vita in modo minimamente soddisfacente. Spero si approvi al più presto una legge sulla morte assistita"

Loris Bertocco
Loris Bertocco
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì   Twitter: @ignazioDess

E’ lunga la lettera che Loris Bertocco, veneto di Flesso d’Artico, 59 anni,  ha scritto per raccontare a tutti il suo calvario, la sua esistenza in salita ma piena di dignità, di volontà oltre che sofferenza, di lotta fino a dove possibile. Fino alla decisione di recarsi in Svizzera per chiudere gli occhi e trovare pace, perché ad un certo punto arriva la voglia di dire basta e il desiderio di una dolce morte. Così come è stato. Loris ha infatti spento la sua luce nella mattinata di mercoledì 11 ottobre 2017.

Era nato nel 1958 e a 19 anni, nel 1977, un incidente stradale l’aveva portato alla paralisi. Col tempo le sue condizioni erano progressivamente peggiorate ed era subentrata anche la perdita della vista. Nelle righe struggenti che ha lasciato (pubblicate da La Tribuna di Treviso) spiega le ragioni della sua scelta. La sto “meditando da molto tempo e vi sono giunto progressivamente ma in modo irreversibile  - racconta l'uomo che ha lottato per 40 anni contro l'infermità – Una scelta che avrei compiuto comunque, data la mia condizione fisica che continua progressivamente a peggiorare e le sue prospettive. Avrei però voluto che fosse il mio Paese, l’Italia, a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente, senza dolore, accompagnato con serenità per quanto possibile. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità. Non lo trovo giusto".

La storia

La sua è una storia esemplare, di quelle che colpiscono come un pugno allo stomaco ed aiutano a capire le ragioni di chi imbocca la strada della rinuncia alla vita. All’inizio i medici, dopo l’incidente, gli pronosticano una situazione gravissima, parlando di impossibilità di deambulazione e perdita dell’autosufficienza, ma l’aiuto di un bravo fisioterapista e del padre, oltre che la sua volontà, gli consentono di riacquistare la possibilità di alzarsi dalla carrozzina e camminare con l’ausilio di due stampelle. Riusciva – racconta nella lettera – perfino a far pipì in piedi con l’assistenza dei familiari, degli amici, di una persona che lo aiutasse a stare in equilibrio.

Nel 1982 però la sfortuna si accanisce ancora: scivola e riporta una brutta frattura al braccio destro. Da quel momento non riesce più a sostenersi per camminare ed ha bisogno della presenza costante di una persona, i movimenti del suo corpo diventano sempre meno sciolti.

Loris comunque si arma di forza di volontà e cammina per almeno 2 chilometri al giorno con l’aiuto di familiari ed amici, senza usare la carrozzina. Dal 1985 può servirsi poi dell’aiuto degli obiettori di coscienza. Riesce anche a coltivare la vita sociale attiva, dal 1980 al 1999 conduce una trasmissione in una radio (Radio Cooperativa) che si chiama Discorso musica. Cura inoltre una rassegna giornalistica e invita in trasmissione personaggi pubblici per affrontare argomenti sociali, politici e di attualità. Collabora con riviste musicali.

L'amore per i problemi sociali

Dal 1981 diventa cieco assoluto. Non molla comunque. “Fin da piccolo – scrive - nella mia vita c’è stata una sensibilità notevole per i problemi sociali e politici. In particolare, ovviamente, per i problemi dei disabili e per quelli dell’ambiente e del paesaggio”. Interesse che lo porta, nel 1990, a diventare consigliere comunale dei Verdi al comune di Mira. Sarà anche candidato alle provinciali e il suo amore per l’impegno politico-sociale non verrà mai meno. Fino alla fine.

Annamaria

Loris ha anche alcune storie sentimentali e, nel 1996, conosce Anamaria, una laureata italo-brasiliana giunta in Italia con una borsa di studio sul cinema, che tre anni dopo diverrà sua moglie. “Aveva frequentato una scuola di regia con Ermanno Olmi e quando l’ho conosciuta era impegnata in vari lavori cinematografici”, ricorda nella sua lettera. Quel rapporto gli dà carica e motivazioni. Il “progetto di vita in comune per me è stato molto positivo e costruttivo”, asserisce. Lei continua a mantenere i suoi impegni di lavoro ma alla fine, con i problemi di salute della madre di Loris che non può più essere d’aiuto, e gli obiettori che dopo il 2005 non sono più disponibili, tutto si complica maledettamente. La sua condizione peggiora, la sua muscolatura si blocca completamente e tutto il peso dell’assistenza grava sulle spalle di Anamaria. La conseguenza è inevitabile. Questo “porta mia moglie, nel 2011, a non riuscire più a sostenere la situazione – spiega Loris – Il fatto che dovesse affrontare faticosamente quasi da sola la soluzione ai problemi quotidiani l’ha portata ad una decisione estrema: la richiesta della separazione”.

Loris

Per l’uomo già toccato dalla sofferenza è un colpo pesantissimo: “Difficile da metabolizzare“. La situazione complessiva diventa oltremodo gravosa. “Mia sorella ha una grave sclerosi multipla ed è invalida al 75% e non può certo essermi d’aiuto, mia mamma ha appena compiuto 80 anni. Dal 2005 percepisco un contributo di 1000 euro dalla Regione Veneto per pagare parzialmente un’assistente che mi aiutava nei bisogni quotidiani e questo mi è stato di gran sollievo”, spiega Loris nella sua ultima missiva.

Le difficoltà nell'assistenza

Dal 2005 al 2011 una persona in effetti assiste Loris dal lunedì al venerdì, visto che c’era ancora la moglie, ma dal 2011 “avendo bisogno di un’assistenza 24 ore su 24 e mancando ormai la moglie la situazione diventa insostenibile. Sarebbero necessarie due persone, ma Loris se le può permettere solo per un breve periodo. La conseguenza è tremenda. “Alcuni amici mi hanno sostenuto per le emergenze e le malattie dell’unica assistente ma varie volte mi sono trovato da solo a letto senza potermi lavare o andare in bagno”, confessa. Dal 2013 “ho avuto la fortuna di incontrare Mirella, brava e paziente, che mi assiste tutto il giorno ed anche nei festivi. Perfino quando ha avuto problemi di salute, conoscendo la mia situazione, non ha mai rinunciato ad assistermi comunque”. Ma alla fine anche la tenace e generosa Mirella arriva alla saturazione fisica e psichica e lascia l'assistenza.

Contestualmente la condizione di Loris peggiora ancora ed è necessario avere l’assistente anche di notte per fare pipì o per altri interventi. "Da qualche mese la contrattura è talmente forte che non mi permette neppure di alzare il braccio per mangiare da solo e devo essere imboccato, ho problemi ad andare di corpo. Ho difficoltà ad immaginare il resto della mia vita in modo minimamente soddisfacente,  essendo la sofferenza fisica e il dolore diventati per me insostenibili e la non sufficienza divenuta insopportabile”, scrive.

La decisione estrema

Ed allora matura quella decisione terribile ma decisiva e liberatoria. “Sono arrivato a immaginare questa scelta. La richiesta di accompagnamento alla morte volontaria”. Una scelta ponderata mille volte, vista e rivista, consumata e interiorizzata in ore e ore di dolorosa riflessione. Con una conclusione personale che difficilmente si può avere l’ardire di condannare. “Credo che in questo momento la qualità della mia vita sia scesa sotto la soglia dell’accettabilità e penso non valga più la pena di essere vissuta”. E ancora: “Voglio fare questa scelta prima di trovarmi nel giro di poco tempo a vivere  in un istituto come un vegetale, non potendo neppure vedere, cosa che sarebbe per me intollerabile”. E poi quel monito a chi si appella sempre alla salvaguardia della vita sempre e comunque: “Proprio perché amo la vita – scrive Loris – credo che adesso sia giusto rinunciare ad essa vista la sofferenza gratuita sia fisica che spirituale che stanno crescendo senza possibilità di revisione o di risoluzione positiva”.

L'ultimo appello

Loris qualche giorno fa è andato in Svizzera, a Zurigo, per scrivere la parola fine. Per realizzare la sua decisione. E’ stata la sua scelta. Difficile per chi giudica dall’esterno condannarla o esprimere riserve. Lui ha voluto lasciare il ricordo di una grande persona e un appello: “Che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte volontaria (come accade in Svizzera), perché fino all’ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità. Ora è arrivato il momento. Porto con me l’amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e che proseguiranno la battaglia per il diritto ad una vita degna di essere vissuta e per un mondo più sano, pulito e giusto". Ce n’è abbastanza per una bella riflessione.