Soldi e successo a 16 anni senza un perché. La strana storia di Marco finito nella bolla mediatica

Esibisce se stesso. Probabilmente inforcherà la videocamerina del cellulare e inquadrerà il suo volto chiedendo "tutto bene?", sorridendo e divertendosi, come un normale sedicenne con gli amici, e poi dicendo "saluta andonio". Quindi pubblicazione del video sui social, quindi like, clic, risate generali. Infine, denaro

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Cinquecento euro per un pomeriggio in piscina, millecinquecento euro per una serata in discoteca. E' l'oneroso cachet dell’ultimo fenomeno dei social. Non è un cantante. Non è un attore. Non è un cabarettista. Non è un presentatore. Non è un artista. Cos'è? Un tormentone da social network. Un ragazzo simpatico, di nome Marco Morrone che, con improbabili video con cui invita le persone per strada a "salutare andonio", ha fatto prima il pieno di click e oggi si propone come personaggio per ospitate nei locali.

Esibisce se stesso

Cosa farà, Marco, nelle discoteche o nelle piscine o nei locali dove viene invitato e pagato a peso d'oro? Grossomodo nulla. Esibisce se stesso. Probabilmente inforcherà la videocamerina del cellulare e inquadrerà il suo volto chiedendo "tutto bene?", sorridendo e divertendosi, come un normale sedicenne con gli amici, e poi dicendo "saluta andonio". Quindi pubblicazione del video sui social, quindi like, clic, risate generali. Infine, denaro.

I compensi Rai

Si è fatto un gran parlare, in queste settimane, dell'importante contratto del presentatore Fabio Fazio con la Rai. Circa undici milioni di euro in quattro anni. Troppi, secondo tantissimi commentatori dei social. Soprattutto perché sono pagati coi soldi pubblici. Evidentemente ignorano la capacità di Fazio di ripagarsi lo stipendio per intero e anche di più con gli introiti pubblicitari (una puntata di un suo programma costa 450mila euro e fa incassare 3 milioni di pubblicità) mentre il canone serve a ben altro: mantenere una macchina radiotelevisiva pubblica con migliaia di lavoratori non sempre utili e costi esorbitanti.

L'etica privata

Ma, intanto, se tutti si indignano quando si tratta di denaro pubblico (anche quando non lo è del tutto) nessuno sembra fiatare quando il giro d'affari è privato. Come se non esistesse anche un'etica privata, per cui chi guadagna tanto dovrebbe meritarselo, dentro un quadro di valori riconosciuti, perché se il denaro è un prezzo dato alla merce di sé, allora si dovrebbe valere davvero tanto quanto si rappresenta. Mentre una società che paga così caro chi non esprime nessuna specificità creativa forse ha un problema.

Il video con Morandi

In realtà, il problema non è Marco. Che, in fondo, è solo un ragazzino che cavalca un’onda, che non ha programmato nulla, che sorride, gioca e si è trovato al centro di una bolla mediatica. Un adolescente forse addirittura inconsapevole di come tutto questo si stia trasformando in business. Il problema, semmai, è una società dello spettacolo che non cerca più talenti e creatività ma fenomeni.  Quattro smorfie, una battuta, nessuno sforzo creativo, nessun gesto artistico, un "saluta andonio" è si sale addirittura agli onori della musica. Il ragazzo calabrese, infatti, direttamente dai social, si è già guadagnato la partecipazione al video di Volare, la canzone che ha messo insieme Rovazzi e Morandi. E non solo. Il tormentone del giovane diventerà a breve una canzone. Naturalmente la chiamiamo canzone per convenzione. Non si canta, non si intona, non si prendono note, a malapena c'è una musichetta. Tutto il resto è canovaccio, mistero buffo di un mondo dello spettacolo dove conta più essere personaggio che essere un artista.

La nota retorica

Sale un po’ di rammarico, al pensiero che invece esistono ragazzi che studiano la recitazione, che si impegnano nella musica e nel canto, che inseguono un sogno artistico con l’idea – forse antica – che arte è creazione, e che la creazione ha bisogno di una illuminazione superiore, che fonda studio e talento, in ogni caso fatica. Poveri loro, che potevano sorridere a una videocamerina e tentare la strada comoda di una battuta riuscita.

Franco e Ciccio

Intanto il giovane Marco è pronto per il tour. Riccione, Piacenza e Latina le prossime tappe. Poi ancora richieste da tutta Italia. Ha svoltato, dicono di lui. E' bravissimo. Lui, ovviamente, si diverte. Ed è giusto così. Ha solo sedici anni e ogni cosa è esperienza. I suoi idoli – dichiara - sono Franco e Ciccio, che avevano però un'arte, una mimica, uno studio alle spalle, una capacità di recitazione, un tessuto artistico, uno specifico creativo, e si sono fatti un giorno alla volta, con il lavoro. Qualcosa in più che sorridere e dire Saluta Andonio. Ma era un’altra Italia.