Charlie Hebdo, assolto Maurizio Belpietro per il titolo "Questo è l'Islam"

Era accusato di “vilipendio” verso coloro che professano la religione islamica, per il titolo apparso su Libero l'8 gennaio 2015. Per il giudice di Milano “il fatto non sussiste”

Maurizio Belpietro, assolto
Maurizio Belpietro, assolto
TiscaliNews

E' stato assolto perché il "fatto non sussiste" Maurizio Belpietro, a processo a Milano per "vilipendio" verso coloro "che professano la religione islamica" per avere pubblicato, l'8 gennaio 2015, sulla prima pagina di Libero, giornale di cui era direttore, il titolo 'Questo è l'Islam', corredato da una foto che mostrava l'attacco terroristico al settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi del giorno precedente. Lo ha deciso nel pomeriggio il giudice monocratico della decima sezione penale del Tribunale di Milano, Ombretta Malatesta, che non ha così accolto la richiesta del pm Piero Basilone di condannare il giornalista a una multa da 7500 euro.

Violazione della legge Mancino

Il pubblico ministero aveva anche contestato all'attuale direttore della Verità l'aggravante di "avere commesso il fatto per finalità di discriminazione e di odio religioso" e la violazione della legge Mancino del 1993 che punisce "discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi". Reati da cui Belpietro era giù stato assolto nel dicembre 2017 a Milano per un altro titolo apparso sulla prima pagina di Libero: 'Bastardi islamici'.

La requisitoria del pm Basilone

Il pm Basilone aveva sottolineato nella sua requisitoria che Belpietro con il titolo 'Questo è l'Islam', ha "offeso pubblicamente l'Islam, creando una immedesimazione tra l'atto terroristico e la religione". E per dimostrare come alla base del credo islamico ci sia una tesi ben diversa, il pubblico ministero, nella sua requisitoria, aveva citato alcuni passaggi del Corano e una lettera firmata nel 2014 da 124 guide musulmane e indirizzata ad Al-Baghdadi, califfo del sedicente Stato Islamico, in cui si criticava l'interpretazione della religione da parte dell'Isis e si ribadiva che la fede islamica "proibisce la violenza" in nome di Allah.

Le motivazioni della sentenza

Per tanto, secondo il pm, Belpietro con quel titolo "non ha rispettato il presupposto di verità sull'Islam". E questo è ancora più grave, secondo Basilone, in quanto il giornalista è "un uomo colto e stimato, capace di orientare il consenso e quindi il suo operato è ancora più pericoloso". Secondo il difensore del giornalista, invece, l'avvocato Valentina Ramella, il suo assistito doveva essere "assolto perché il fatto non sussiste" in quanto, a suo dire, non vi sarebbe "offesa diretta né a una, né a 150, né a un milione di persone". Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.