"Ho ucciso mia moglie per amore", per la giudice l’imputato ha detto la verità. Per l’uomo la pena più bassa possibile

Albert Gunter Schleicher Lindmeier e sua moglie Heidi avevano deciso assieme di farla finita. Erano convinti del fatto che lei fosse una malata oncologica terminale

'Ho ucciso mia moglie per amore', per la giudice l’imputato ha detto la verità. Per l’uomo la pena più bassa possibile
TiscaliNews

E’ una storia controversa quella di Albert Gunter Schleicher Lindmeier e di sua moglie Heidi Catarina Lindmeier. Lui l’ha uccisa, ma ha sempre sostenuto di averlo fatto per amore e oggi, a distanza di 2 anni da quel drammatico giorno, il giudice si è pronunciato, condannandolo alla pena più bassa possibile: 4 anni e mezzo di carcere più 5 di interdizione, con lo sconto di un terzo per via del rito abbreviato e con l’attenuante della parziale infermità mentale documentata dal perito d’ufficio e dal consulente di parte. I coniugi, infatti, art designer lui e psicologa lei, si amavano profondamente. Nessun rancore o crisi di coppia, in qualche modo l’uomo si era convinto che la moglie fosse malata terminale. I due hanno così consensualmente cercato un modo per farla finita assieme. Lui avrebbe dovuto uccidere lei, e poi si sarebbe dovuto a sua volta suicidare, ma qualcosa non è andata come avevano programmato.

Il racconto dell'uomo

Il 19 ottobre del 2016, mentre percorrevano la strada del ritorno da Imperia a Berlino, Albert ed Heidi avevano deciso di fermarsi nel parco naturale delle Capanne di Marcarolo, a Bosio. In quell’oasi di pace, incantevole riserva a 150 chilometri da Torino, attraversata da una moltitudine di ruscelli e caratterizzata da panorami suggestivi, avrebbero dovuto compiere l’estremo gesto. "Volevano farla finita - spiega l'avvocato difensore Maurizio Chiarito, che con una serie di motivazioni è riuscito a ottenere la riqualificazione del reato in ‘omicidio del consenziente’ -. Prima avevano pensato a un incidente, poi di darsi fuoco. Scartate queste ipotesi avevano deciso  questa modalità con cui morire insieme, perché questo avrebbe dovuto essere un omicidio-suicidio. Così la coppia aveva trascorso insieme, affettuosamente, le ultime ore nel bosco". Poi Albert aveva preso un cavo elettrico e con quello ha messo fine alle sofferenze della sua amata. Lei non avrebbe opposto alcuna resistenza, secondo il racconto dell’uomo Heidi si sarebbe distesa a terra, consenziente. "Con quello stesso cavo – racconta il legale di Albert - il mio cliente ha poi provato a impiccarsi a un ramo. Ma il piano è sfumato: il ramo si è rotto, lui è caduto rompendosi quattro vertebre. Si è trascinato fino alla sua auto, e ha trascorso tutta la notte in preda allo shock e allo sconforto".

Soccorso da due escursionisti

Il giorno successivo l’uomo è stato ritrovato da due escursionisti, che hanno prontamente dato l’allarme, chiamando i carabinieri. Dinanzi ai militari la drammatica confessione: "Ho ucciso mia moglie, ma l'ho uccisa per amore". L’uomo ha raccontato ai carabinieri il progetto, spiegando loro che sua moglie era affetta da una malattia terminale. L'autopsia rivelò però che la donna stava bene, e i medici non rilevarono alcun tipo di neoplasia. C’era però un altro problema: “Il giudice - racconta il legale - ha ritenuto il mio assistito affetto da un vizio parziale di mente, era una problematica psichica della coppia. Forse entrambi si erano autoconvinti di avere un tumore, ma il movente resterà un mistero”. Fin dalle prime battute gli indizi sembravano non lasciar scampo ad Albert.

Il rinvenimento del testamento congiunto

Dopo una serie di indagini l'avvocato Chiarito ha scoperto che la coppia aveva lasciato un testamento. "Un testamento berlinese congiunto - spiega il legale - che doveva per forza essere stato redatto insieme per avere valore, e che guarda caso era stato fatto proprio pochi giorni prima del viaggio". L'altro indizio su cui ha puntato il difensore, si legge sulle pagine di La Repubblica “è stata la mancanza di segni di difesa riscontrati al momento dell'autopsia, una circostanza inequivocabile, segnalata anche dal medico legale della procura".

Alla fine la giudice ha preso una decisione

La giudice Tiziana Belgrano alla fine ha voluto credere alle dichiarazioni dell’uomo, ha soffocato la moglie solo per amore. “Questa storia – ha raccontato l’avvocato Maurizio Chiarito - un omicidio così insolito, fatto per amore, mi ha molto toccato: lui ha sempre ripetuto ‘I killed for love’. Sono andato in carcere da lui ogni 15 giorni, forse andando oltre alle necessità professionali, e l'ho difeso convinto che glielo dovessi. Perché sul piano giuridico un conto è ammazzare la moglie, un altro è ucciderla con il suo consenso. Per quanto l'azione abbia certamente un disvalore, è moralmente diverso. Domani mattina andrò di nuovo a trovarlo". L’imputato, alla lettura della sentenza, è rimasto composto, poi al termine si è limitato a guardare negli occhi il proprio avvocato e l’ha abbracciato con un “grazie”, pronunciato in lingua italiana.