[Il retroscena] L'estate di guerra tra Andrea Agnelli e John Elkann per il controllo della Juve

La spada di Damocle della sentenza del tribunale federale sul presidente in carica spinge Elkann a intervenire

Andrea Agnelli con John Elkann
Andrea Agnelli con John Elkann

Avevano già provato a chiedere di «monetizzare» l'illecito sportivo, gli avvocati di Andrea Agnelli, il presidente della Juventus finito sotto processo per gravissime violazioni al Codice sportivo, avendo autorizzato, secondo l'accusa, la Procura federale, la vendita di biglietti e abbonamenti ai gruppi ultras.
Era successo il 26 maggio, alla prima udienza del processo sportivo. Le parti, il procuratore federale Giuseppe Pecoraro, e i difensori degli imputati si erano appartati cercando di trovare elementi per una intesa per evitare il processo. Al di là della somma proposta dalla Juve, il procuratore Pecoraro aveva chiaramente espresso il suo dissenso sulla «monetizzazione» dell'illecito, lasciando intendere che avrebbe chiesto la misura interdittiva, cioè l'interdizione dalle cariche societarie degli imputati. E dunque che era disponibile a trovare una intesa sulla pena da scontare.

Tutti i retroscena forniti da Dagospia

Secondo le ipotesi che circolavano in quei giorni alla Federcalcio, il grande accusatore sarebbe intenzionato a chiedere pene pesanti per gli imputati che potrebbero aggirarsi tra i due e i tre anni di interdizione. Ripresa l'udienza, quel 26 maggio scorso, il presidente del Tribunale sportivo, Cesare Mastrocola, ha dato appuntamento a tutti per il 15 settembre, quando si discuterà e si deciderà sul merito del processo. Dunque, le grandi manovre sono in corso. Un mese di tempo ancora. Con uno squillo di tromba, Dagospia ieri ha annunciato che è partito il braccio di ferro tra i cugini John Elkan e Andrea Agnelli per il controllo della Juventus calcio. E che la Federcalcio, il suo presidente Tavecchio, avrebbe fatto capire - secondo Dagospia - che la «monetizzazione» dovrebbe aggirarsi intorno ai dieci milioni di euro. La Juve non vorrebbe superare i due milioni e mezzo.

Guerra di potere

Quella in atto tra un Agnelli e un Elkan è una guerra di potere che potrebbe avere un esito ben prima della sentenza sportiva. Se, come danno per scontato ambienti vicini alla Juventus, scatterà la ghigliottina per Andrea Agnelli, per Alessandro Nicola D'Angelo, addetto alla sicurezza, Stefano Merulla, responsabile del Ticket Office, Francesco Calvo ex direttore commerciale, la Exor che detiene il pacchetto di maggioranza della Juventus, si troverà a dover nominare un nuovo Presidente e parte del gruppo dirigente. Secondo Dagospia, Andrea Agnelli vorrebbe rilevare dalla Exor (di suo cugino John Elkan) la Juventus. E il prezzo stabilito da Elkan sarebbe di un miliardo e 800 milioni di euro (sempre secondo Dagospia).

Tocca fare sacrifici

 

Se questa ipotesi non dovesse andare in porto, lo stesso presidente Agnelli potrebbe fare un passo indietro prima della sentenza sportiva. Un conto è infatti la condanna di un ex presidente, un altro di uno in carica. E di fronte al bene comune, la Juve, doversi sacrificarsi è nelle cose. Nelle settimane dell'udienza preliminare del processo “Alto Piemonte” a Torino, e alla vigilia del processo sportivo, dagli stessi ambienti vicini alla Juventus il discorso che filtrava era sostanzialmente questo: «Evitata la incriminazione per i rapporti con esponenti della 'Ndrangheta, il male minore è l'illecito sportivo». Il processo sportivo nasce infatti dal lavoro della Procura di Torino che indagando sulla 'Ndrangheta in Piemonte, aveva scoperto che un esponente della cosca Pesce di Rosarno, Rocco Dominello (condannato poi a 7 anni e 9 mesi per associazione mafiosa) gestiva la pax dei vari gruppi ultras delle curve juventine.

I bianconeri e le 'ndrine

«Inconsapevolmente» per la Procura, la Juventus aveva affidato a Rocco Dominello, senza sapere che era un esponente della Ndrangheta, la gestione dei rapporti con le tifoserie ultras e la vendita di biglietti e abbonamenti. C'è un inedito passaggio molto istruttivo  dell'interrogatorio di Dominello, a proposito di un incontro che aveva avuto nell'ufficio di Andrea Agnelli, il cui tema era quello di vendere ai gruppi ultras abbonamenti e non biglietti. «Mentre parla - mette a verbale Dominello - il Presidente Agnelli fa uno schemino con la penna e dice: “Guarda, così è meglio anche per i gruppi, perché l'abbonamento diviso per ben 19 partite costa di meno effettivamente: se un abbonamento costa 450 euro diviso 20 partite viene 22 euro a biglietto. Giusto? Mentre il biglietto a volte costa 25,30,45 euro anche la partita di cartello”». Chiede il Pm a quanti abbonamenti si riferisse Agnelli. «Non ricordo. La discussione era sulla convenienza dell'abbonamento perché i biglietti erano nominativi». E dunque in questo modo il Presidente Agnelli tutelava la società? «Questo era il senso...».

Cinque milioni di euro sospetti in tasca agli ultras

Cinque campionati. Almeno cento partite. Almeno 150.000 ingressi a partita tra biglietti e abbonamenti. Se il ricarico, per dirla con Dominello, «variava dai 10 ai 40 euro», facendo una media di 30 euro a biglietto possiamo ragionevolmente ipotizzare che i gruppi ultras hanno intascato almeno 5 milioni di euro. Che poi ha guadagnato anche la Ndrangheta questo è un altro discorso. Lo scandalo è di proporzioni enormi. Presi con le mani nel sacco. Ecco perché il problema per la famiglia Agnelli-Elkan  è molto delicato. Dagospia parla di trattative in corso tra i due cugini. Per alcuni, invece, la strada è obbligata: se non si vuole aspettare che sia il giudice sportivo a sospendere il Presidente Agnelli, John Elkan potrebbe giocare d'anticipo. Magari facendosi eleggere presidente della Juventus.