Grifoni minacciati dall’Enac: “Colonia troppo vicina all’aeroporto”

Associazioni ambientaliste e animaliste: “Esiste dal 1973 e non ha mai rappresentato un pericolo”

Grifoni minacciati dall’Enac: “Colonia troppo vicina all’aeroporto”
Redazione Tiscali

E’ una battaglia importante quella che la colonia di grifoni situata nel nord Sardegna sta combattendo contro la burocrazia italiana. L’Ente nazionale dell’aviazione civile (Enac), che coordina e gestisce il traffico aereo negli scali aeroportuali di tutta Italia, reputa infatti quell’insediamento una minaccia per tutti i velivoli che decollano dal vicino aeroporto di Alghero. L’avvoltoio grifone, uno tra i più grandi e maestosi d’Europa, rischia dunque di scomparire per sempre, in barba agli investimenti e agli sforzi compiuti nel corso degli anni da parte del Parco regionale di Porto Conte, dal dipartimento di veterinaria dell’Università degli studi di Sassari, dall’Agenzia Forestas e dal Corpo Forestale e di V.A. della Sardegna. L’Ente nazionale dell’aviazione civile evidenzia si tratti esclusivamente di una questione di sicurezza aerea: il carnaio di Punta Cristallo dista dall’aeroporto di Alghero poco più di 11 chilometri, due in meno rispetto a quanto previsto dalle norme di prevenzione sul “bird-strike”.

E così il grifone rischia l’estinzione

“Un eventualità da scongiurare in tutti i modi - commenta Luigi Cella, presidente del Parco naturale regionale di Porto Conte - i ricercatori impegnati nel progetto (“Life+” denominato “sotto le ali del grifone” ndr) hanno raccolto sufficiente letteratura per dimostrare che negli ultimi decenni non ci sono mai state situazioni di rischio per il traffico aereo a causa dei grifoni. Stupisce inoltre, il fatto che intorno all’area portuale a distanze davvero minime dalla pista insiste la laguna protetta del Calich e diverse aree di produzione agricola di gran lunga più attrattive nei confronti di avifauna, decisamente più pericolosa per la sicurezza aerea come gabbiani e cornacchie e altre specie nidificanti in laguna. Il sito di alimentazione del grifone invece si trova ad una distanza sicuramente più elevata e ripeto per l’etologia della specie risulta essere davvero difficile che tali rapaci possano creare interferenze sulla sicurezza degli atterraggi e decolli”.

L’Enac dovrebbe esser più flessibile

“E’ necessaria una interpretazione più flessibile delle norme nazionali ed internazionali - evidenzia Mariano Mariani, direttore del Parco di Porto Conte - ed una analisi del rischio da fauna selvatica da fare nello specifico per l’aeroporto di Alghero, come peraltro previsto dalle stesse norme, individuando le possibili misure di mitigazione che consentano di contemperare i prioritari obiettivi conservazionistici”.

Chiesta una soluzione meno drastica

A difesa del povero grifone si sono schierate anche Lipu, Wwf ed Earth Gardeners, che hanno preparato una nota rivolta non solo all’Enac ma anche ai partner del progetto LIFE, al Ministero dell’Ambiente ed all’Assessorato regionale per la difesa dell’Ambiente, chiedendo un incontro urgente per capire come scongiurare la grave perdita di un patrimonio di biodiversità non solo algherese, ma della Sardegna. Il Carnaio di Porto Conte Marina di Lioneddu, sottolineano i rappresentanti delle associazioni, è stato realizzato dal vecchio Ispettorato forestale di Sassari nell’area di rimboschimento di Prigionette nel 1974. Per ben 43 anni ha sempre funzionato egregiamente. Al momento i grifoni presenti nell’area sono soltanto 7. I rapaci in questione non rappresentano tuttavia un pericolo. Non sono stati una minaccia per l’uomo neppure quando la colonia era composta da 30 esemplari, e neanche quando il traffico aereo era maggiore all'attuale, in quanto erano presenti anche i mezzi della Scuola di volo dell’Alitalia che sorvolavano la zona.

In 43 anni mai un pericolo per l'uomo

“Le linee di take off e di landing degli aeromobili - evidenziano molti istruttori di volo - sono in direzione nord-sud; quindi non interessano direttamente il sito coloniale ed il carnaio posti a est. Inoltre, la conformazione geografica della zona crea una situazione di isolamento dell’area coloniale rispetto al sito aeroportuale: i rilievi di Monte Timidone (361metri) e Punta Casteddu formano, di fatto, una barriera naturale che divide l’area di attività dei Grifoni da quella aeroportuale”. I presidenti delle varie associazioni chiedono ora alla Sogeaal di esplicitare la reale incidenza di avvistamento di grifoni nell’area aeroportuale, “facilmente evincibile dai rapporti di avvistamento di volatili da parte della sicurezza”. Siamo convinti che un contatto diretto con l’Enac potrebbe chiarire e, verosimilmente, trovare l’accordo auspicato nella lettera che il Ministero dell’Ambiente ha inviato il 15 marzo 2017 a tutti gli Enti coinvolti, eventualmente riducendo il numero di avvoltoi da liberare nell’area in oggetto e mantenendo il rifornimento del carnaio dilazionato nel tempo”.