Sostanze tossiche e pesticidi nelle 50 mila tonnellate di grano canadese che era pronto a diventare pasta italiana.

Era pronto ad invadere il nostro mercato, ma è stato sequestrato per la presenza in tracce fuori soglia di glifosato e micotossine. Coldiretti contraria all'abolizione dei dazi. "Serve tracciabilità"

Sostanze tossiche e pesticidi nelle 50 mila tonnellate di grano canadese che era pronto a diventare pasta italiana.
Redazione Tiscali

Cinquantamila tonnellate di grano canadese destinato alla trasformazione in Italia sono state sequestrate al porto di Bari, su disposizione dei Carabinieri forestali, dopo che le analisi condotte sui campioni di prodotto custodito nelle stive della "Cmb Partner", attraccata l'8 giugno, hanno rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti di legge. Sequestrato anche il cargo proveniente da Vancouver.

Il provvedimento era stato preceduto, il 9 giugno, da un'azione di protesta di Coldiretti Puglia, all'uscita dell'area portuale in cui solitamente vengono smistati i contenuti dei containers provenienti da tutto il mondo, compreso il grano estero che viene ampiamente utilizzato nell'industria di trasformazione locale e che si nasconde dietro molte etichette di pasta made in Italy.

Ci sarebbero voluti ben 1600 autoarticolati per scaricare l'intero carico della Cmb Partner, denuncia l'associazione dei coltivatori pugliesi. Coldiretti sottolinea inoltre come non sia la prima volta che si riscontrano delle irregolarità nei carichi di grano provenienti dal Canada: dai residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina a tracce di glifosato, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire - in modo artificiale - un livello proteico elevato. Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a sollevare una mobilitazione per evitare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato. Serve piuttosto un'apposita etichettatura nella pasta e nei prodotti di panificazione industriale che evidenzi l'origine della materia prima, a tutela della filiera italiana.

Il problema della tracciabilità esiste, ed è riconosciuto anche dai ministri alle Politiche agricole Maurizio Martina e allo Sviluppo Economico Carlo Calenda, i quali hanno avviato la procedura formale di notifica all’Unione europea dei decreti per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta.