"L'auto blu usata da sua moglie per fare shopping". Le accuse al giudice costituzionale

Nicolò Zanon si è dimesso dalla carica di giudice costituzionale per "rispetto nei confronti dell'istituzione". Indagato per peculato, ha detto: "Credevo che non ci fossero limitazioni"

Un'immagine di Nicolò Zanon alla Corte costituzionale
TiscaliNews

E' certo che potrà dimostrare "l'insussistenza" delle accuse. Ma intanto il giudice costituzionale Nicolò Zanon ha deciso di rassegnare le dimissioni, dopo aver appreso che la Procura di Roma lo ha iscritto nel registro degli indagati per il reato di peculato d'uso. La vicenda riguarderebbe l'utilizzo dell'auto di servizio e dei buoni carburante, ma non da lui, bensì da sua moglie, Marilisa D'Amico. La quale, riportano diversi organi di stampa, utilizzava l'auto di servizio della Corte Costituzionale per "shopping, impegni familiari, ma anche viaggi e vacanze". 

"Credevo che non ci fossero limitazioni"

"Avere l'uso esclusivo - questa la sua versione - vuol dire che io posso decidere l'utilizzo della vettura e dunque non credevo che ci fossero limitazioni". Nato a Torino il 27 marzo 1961, avvocato, docente di diritto costituzionale alla Statale di Milano, Zanon ha insegnato anche in altri atenei, tra cui la Bocconi e l'università di Padova. Dal 1996 al 1997 è stato assistente di studio alla Corte costituzionale del giudice Valerio Onida. Nel 2010 fu eletto, su indicazione del centrodestra, al Consiglio superiore della magistratura. E nell'ottobre 2014 è stato nominato dall'allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, giudice della Consulta.

Avendo appreso delle indagini che lo riguardano, Zanon ha deciso di rassegnare le dimissioni. "Sono sereno - ha dichiarato - e conto di poter dimostrare l'assoluta insussistenza del reato che mi viene contestato. Tuttavia per rispetto dell'etica istituzionale e della funzione che ricopro, nonché per il rispetto che porto verso il Presidente della Corte Costituzionale, ho ritenuto di presentare le mie dimissioni al Presidente della Corte, Giorgio Lattanzi".

Nei mesi scorsi un altro giudice costituzionale finì indagato dalla Procura di Roma: Augusto Barbera. In quel caso le contestazioni riguardavano presunti illeciti legati a concorsi universitari per sostenere un candidato. Ma furono poi gli stessi pm Paolo Ielo e Giorgio Orano a chiedere l'archiviazione, per intervenuta prescrizione.